La guerra
e la prospettiva politica


  Con la guerra in Ucraina il gioco si è fatto duro e continuare ad andare avanti con l'arco e le frecce non porta a risultati concreti e soprattutto non modifica i rapporti di forza. E' vero che c'è un'area politica, peraltro abbastanza ristretta, che si propone come opposizione e alternativa allo stato di cose presente e continua a prendere iniziative contro la guerra, ma nelle circostanze attuali quest'area si presenta più debole e confusa del solito, mentre la situazione impone una riflessione sulle prospettive che ci attendono e su come farvi fronte.

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Il riposizionamento
del fronte imperialista occidentale:
mossa strategica
o frutto di improvvisazione?

  Il modo con cui americani e NATO stanno affrontando la guerra in Ucraina è frutto di una scelta calcolata o è invece conseguenza di una previsione sbagliata degli effetti che il coinvolgimento ucraino nel blocco militare atlantico avrebbe prodotto? E se è questo il caso, quali rischi comporta?


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Chi è il nemico
e come combatterlo

  E' bene che i compagni affrontino fino in fondo le questioni legate alla guerra in Ucraina per avere, in una situazione difficile e complessa come l'attuale, le idee chiare su come attrezzarsi.

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Il ruolo dell'imperialismo di sinistra

  'Sinistrismo maschera della Gestapo', questo era il titolo di un articolo con cui Pietro Secchia denunciava nel dicembre 1943 sul n. 6 de La nostra lotta le organizzazioni trotskiste e bordighiste che in nome di una lotta 'rivoluzionaria' contro il capitalismo attaccavano la vera lotta, quella armata, contro il nazifascismo. “Non è dunque una novità per noi - scriveva Secchia - il constatare che con l'occupazione teutonica in Italia sono apparsi alcuni fogli dai pomposi titoli come Stella Rossa e Prometeo i quali con roboante fraseologia massimalista e pseudo rivoluzionaria dicono di essere sulla via... della sinistra. In realtà sono sulla via della Gestapo”.

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Per un nuovo movimento politico
basato sulla Costituzione

La discussione sulla formazione
di un movimento politico
che abbia come base la Costituzione è ormai aperta.
Il ruolo dei comunisti nella sua costruzione


  Da quando un consistente numero di deputati e senatori è stato espulso dai 5 Stelle per aver rifiutato di votare il governo Draghi e ha formato un gruppo denominato 'L'alternativa c'è', la discussione sui progetti di creazione di un nuovo movimento politico che sia punto di coagulo dell'opposizione al sistema liberista ha subito un'accelerazione.

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Bluff o guerra?

Il dilemma di un occidente in crisi

  Il martellamento incessante della propaganda sui venti di guerra che soffiano dall'Ucraina e prefigurano scenari apocalittici non può nascondere i dati che ci provengono dalla situazione sul campo e dalla valutazione dei rapporti di forza, i quali ci impongono un'interpretazione attenta per non andare fuori strada nei giudizi e nelle previsioni. In sostanza la domanda è questa: che cosa sta succedendo e soprattutto che cosa può succedere veramente? Ci sarà la guerra?

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Colpire il cane prima che esca dall'acqua

Gli insegnamenti dalla rielezione di Mattarella a presidente della Repubblica

  Non è ancora detto che il pericolo maggiore che abbiamo corso, rappresentato da una eventuale elezione di Draghi a presidente della Repubblica, abbia scongiurato una rapida svolta presidenzialista delle istituzioni previste dalla Costituzione. La Meloni e Renzi sono stati espliciti in questo senso e fanno da mosche cocchiere a un processo sotterraneo più vasto che lavora nella stessa direzione.

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Una repubblica da difendere

  L'elezione del prossimo presidente della Repubblica non è cosa di normale amministrazione che possa rientrare cioè nella routine parlamentare che ha caratterizzato le precedenti elezioni. Questa volta tra i candidati c'è un ospite d'eccezione che pone un problema enorme di credibilità e di civiltà che riguarda tutti gli italiani che non vogliono vivere in un sistema mafioso e che ritengono anche che la nostra Repubblica vada difesa come istituzione nata dalla lotta del popolo italiano contro una monarchia fascista e vigliacca e contro le classi reazionarie che la volevano mantenere in vita.

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L'autonomia del movimento dei lavoratori
condizione per combattere
il sistema liberista
e affermare i principi costituzionali

Questo testo fa parte di un lavoro che ha per tema “DOPO IL PCI”, dedicato alle questioni storiche e di prospettiva in Italia dopo lo scioglimento del partito. Anticipiamo, per motivi di attualità, una parte dedicata alle questioni sindacali.


  Nel definire una prospettiva strategica che faccia perno sui principi costituzionali, fondamentale è la partecipazione e l'apporto del movimento dei lavoratori. La cosa può sembrare ovvia, ma in realtà si tratta di affrontare un passaggio concreto della situazione italiana che possa dare forza alla prospettiva politica.

  Come abbiamo già sottolineato, due sono stati gli avvenimenti che hanno creato un grande vuoto nell'area popolare e progressista: non solo la liquidazione del partito comunista, ma anche l'ingresso del sindacato di classe, la CGIL, nell'area consociativa del sistema liberista.

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Sullo sciopero Cgil-Uil del 16 dicembre

  Da quando Cgil e Uil hanno deciso di indire lo sciopero generale per il 16 dicembre, invece di considerare la nuova situazione politico-sindacale che si è venuta a creare si è sviluppato un coro di critiche, a destra come a sinistra, su cui bisogna fare chiarezza per poi dare un giudizio oggettivo.

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Venti di destra in Italia e in Europa
Come uscire dalla trappola

  Forse non ce ne siamo accorti, ma qualcosa di sostanziale sta cambiando nella cultura dei popoli europei, Italia compresa. Fino a qualche tempo fa sembrava che la crescita delle forze di destra fosse sì consistente, ma sempre dentro un equilibrio politico generale che relegava queste forze a un ruolo di opposizione rispetto ai partiti europeisti che dominavano la scena. E' ancora così o ci sono segnali nuovi?

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L'eclisse di Conte apre nuovi scenari

  La scelta di Conte (e di Grillo) di entrare nella macchina da guerra del governo Draghi ha impedito, contro ogni illusione, di avere una capacità di condizionamento del quadro politico e della realizzazione dei programmi governativi. Tutta la sua azione in questi mesi è consistita in schermaglie per dimostrare l'indipendenza del suo movimento, ma nella sostanza c'è stata l'accettazione dello schema liberista di Draghi.

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I nodi vengono al pettine. Che fare?

  Hanno voluto disarcionare Conte per ristabilire il controllo di una situazione che stava sfuggendo di mano e che inquietava soprattutto l'UE. Per questo Ŕ stato commissionato al mercenario Renzi il colpo di mano che ha portato Draghi al governo. L'operazione non Ŕ stata solo tecnica, ma contestualmente si Ŕ mossa una macchina di tipo 'istituzionale' che partendo dalla precarietÓ dell'equilibrio raggiunto puntasse a trovare le basi strategiche, anche elettorali, di un progetto di ampio respiro.

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11 ottobre
uno sciopero confuso e autoreferenziale

  Pur dovendo sfidare l'opinione di settori di sinistra, è ormai necessario aprire un dibattito sugli scioperi indetti da quello che si definisce sindacalismo di base, per chiarire alcune questioni che normalmente sfuggono perchè la quasi totalità degli interessati non partecipa agli scioperi e quelli che scioperano e soprattutto scendono in piazza lo fanno a prescindere dai dati oggettivi.

  Perchè vogliamo chiarire questi equivoci? Partiamo dalla questione centrale, che è quella del significato dello sciopero generale. Da tempo quello che si definisce sindacalismo di base è abituato a fare scioperetti di sigla senza curarsi del risultato e del discredito che il loro fallimento di fatto comporta.

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Cosa manca

  Da tempo ormai le famiglie anagrafiche, ma anche quelle politiche, si dividono tra vaccino e non vaccino o, più recentemente, tra rassegnati e inviperiti sulla generalizzazione del green pass a tutti i luoghi di lavoro. Alla discussione, già di per sé complicata, si sovrappone poi ormai in primo piano quella sull'egemonia delle destre sul movimento che contesta le scelte del governo e sul ruolo dei fascisti.


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Vaccini, tra l'incudine e il martello

  La situazione, dopo gli eventi di sabato 9 ottobre a Roma, ci ha posto con più urgenza la necessità di un chiarimento su tutta la questione dei vaccini e delle questioni politiche che ci stanno dietro.

  Partiamo dai fatti più eclatanti: la grossa partecipazione di gente, non solo a Roma, al raduno anti green pass e l'assalto alla sede della CGIL. Se qualcuno si è meravigliato che a piazza del Popolo sabato scorso ci fossero in realtà più di diecimila persone non tiene presente un fattore politico determinante e cioè che la protesta non arriva per caso, ma da una campagna della destra portata avanti fin dall'inizio della pandemia e non tanto e non solo da gruppi come Casa Pound e Forza Nuova, ma soprattutto dal settore istituzionale della destra e dai suoi media di riferimento, prima contro il governo Conte 2 e poi, col ruolo di Salvini e Meloni, dopo la costituzione del governo Draghi.


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Tre considerazioni sui risultati elettorali

  Ci sono tre angolature da cui partire nella valutazione dei dati elettorali del 3 e 4 ottobre scorso.

  La prima riguarda l'alto grado di astensionismo che si è registrato. Stavolta le astensioni hanno raggiunto il 52% degli aventi diritto al voto, cioè la maggioranza. Come va valutato questo livello di astensionismo? Che cosa nasconde in realtà?

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Dai promotori dell'appello "LibertÓ? Partecipazione!"

Costruire l'opposizione al governo Draghi:
l'esempio dei lavoratori GKN

  Con l'appello Libertà? Partecipazione! vogliamo contribuire, sulla base dei presupposti indicati, alla costruzione di un'opposizione all'attuale governo e a ciò che rappresenta.

  Durante la pausa estiva sono giunti apprezzamenti all'appello da Luca Massimo Climati (in rappresentanza di un gruppo più ampio di cittadini) e, "per i compagni di Aginform", da Paolo Pioppi e Roberto Gabriele: tutti loro stanno convergendo su una proposta di "Fronte Politico Costituzionale", su cui stanno lavorando da tempo, e ci hanno inviato le loro elaborazioni. Li ringraziamo e segnaliamo quelle del secondo gruppo si trovano sul sito di Aginform.

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Dietro alla lotta contro il green pass

  Si è menato scandalo, giustamente, sul fatto che una consistente manifestazione svoltasi sabato 25 settembre a Roma, nella piazza S.Giovanni all'insegna della lotta al green pass, sia stata silenziata da giornali e mass media. Questo fatto, tra l'altro, ci ha privato di una cronaca dell'avvenimento che invece ci avrebbe dato elementi di valutazione di ciò che stava realmente avvenendo. Però sul piano dell'informazione abbiamo recuperato una corrispondenza che viene da sinistra e gira sui social che racconta chi stava in piazza e quali erano gli orientamenti di chi partecipava alla manifestazione. Ci racconta che in piazza c'era sì la destra, ma non era elemento determinante. A caratterizzare la manifestazione erano invece settori variegati, una parte dei quali di orientamento di sinistra, che si ritrovavano sotto gli slogans della lotta al green pass e per la costruzione di un 'Fronte del Dissenso'.

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GKN
La lotta di classe non è un pranzo di gala

  Chi segue con un po' di attenzione le vicende sindacali, le lotte, la loro gestione e le conclusioni avrà certamente notato che nello scontro che si è aperto dopo il licenziamento via e-mail di circa 500 lavoratori della GKN di Firenze è apparso qualcosa di diverso rispetto a quello a cui siamo abituati. Intanto oltre alla ovvia richiesta del ritiro dei licenziamenti, in evidenza, alla testa dei cortei, appare lo striscione 'solleviamoci', un'indicazione che può sembrare logica in una manifestazione politica sessantottina, ma singolare in una circostanza come quella dei licenziamenti alla GKN che non è paragonabile alle officine Putilov di Pietrogrado nel 1917.

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Elezioni a Roma
la posta in gioco

  Tra le città che vanno al voto in ottobre c'è anche Roma, ma la capitale non può essere considerata allo stesso modo di altre città che pure sembrano presentare situazioni analoghe, tranne forse Torino, dove il PD ha scatenato uno scontro frontale suicida contro l'amministrazione pentastellata della sindaca Appendino favorendo la possibile ascesa di un candidato di destra, Damilano. E' a Roma infatti che l'operazione PD è diventata più insistente e pesante con la scelta come candidato sindaco di un pezzo da novanta della nomenclatura dem, l'ex ministro del tesoro Gualtieri,

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Se non ora quando?

  Le relazioni tra le vicende afghane e gli equilibri politici che riguardano anche l'Italia non sembra che siano state adeguatamente valutate. Invece, a parte l'inevitabile e spudorata campagna sui profughi portata avanti da chi ha sostenuto una guerra criminale, bisogna capire bene gli effetti che la fuga da Kabul ha determinato. Sia all'interno di ciascun paese che ha partecipato all'aggressione a guida americana sia nelle prospettive delle relazioni politico militari tra alleati NATO.

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Conte, un leader radical-moderato.
Cosa cambia?

  Non vi è dubbio che Conte ha avuto la capacità, tutt'altro che scontata, di superare fino ad oggi tutti gli scogli che gli si sono presentati davanti, da Salvini a Renzi, a Grillo, e di riproporre una leadership che condiziona lo sviluppo della situazione politica italiana.

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Costruire l'opposizione
al governo Draghi

La "sinistra sotto traccia" di cui abbiamo parlato, si Ŕ manifestata ultimamente anche nell'appello che qui riportiamo - e per il quale abbiamo manifestato ai promotori il nostro interesse - volto a stimolare la nascita di un largo movimento di opposizione al governo Draghi.
Se sono rose, fioriranno.

[qui]


L'ultimo compromesso
non chiude la partita

  Analizzando l'evoluzione della situazione politica italiana non si può certo essere ottimisti ad oltranza o meglio a prescindere. Ci riferiamo qui alla ultima crisi in casa 5 Stelle a proposito della prescrizione, che ha rischiato di far saltare il banco (e il governo). Sembrava fatta e invece così non è stato: l'accordo raggiunto tra Conte e Grillo sulle modalità di gestione del Movimento ha funzionato da calmiere.

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L'imperialismo in mezzo al guado

<>  J.Biden è una tigre di carta? Affermarlo sarebbe sbagliato, ma è evidente che gli ultimi incontri, al G7, alla NATO e poi con Putin appaiono più una sceneggiata che la dimostrazione di una sostanziale capacità americana di rilanciare a tutto campo una strategia che faccia uscire gli Stati Uniti dalle difficoltà.

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Sinistra sotto traccia

  Lo sbandamento a sinistra con l'accettazione del diktat di Mattarella a sostenere Draghi a cui si sono piegati, il PD con entusiasmo e i 5 Stelle per mancanza di coraggio e di prospettive politiche, ha provocato uno smottamento che ha desertificato le forze di opposizione lasciando alla Meloni l'onore delle armi, in combutta con tutto lo schieramento di destra.

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Fronte antiliberista: a che punto siamo?

  Quando il governo Conte è stato liquidato dopo un balletto renziano durato più di due mesi e in assenza di una sinistra, da quella movimentista a quella identitaria, che stava solamente aspettando sulla riva del fiume che il fatto si compisse, ci si è accorti, sempre a parole, che arrivava Draghi per guidare l'offensiva liberista.

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Il 21 maggio in piazza
contro le multinazionali del farmaco

La battaglia per una sanitÓ pubblica inizia dai vaccini


  Non si può prescindere da questo fondamentale punto di partenza in vista di un più ampio percorso che ci porti a un sistema sanitario efficiente e controllato

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Il governo Draghi non Ŕ la soluzione
E' IL PROBLEMA
per chi si batte per un sistema sanitario pubblico ed efficiente

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A proposito del governo Draghi

  Bastonare il cane quando cade nell'acqua per evitare che morda ancora. Così diceva Mao indicando la necessità di attaccare il nemico in difficoltà. Quanto a Draghi, dopo la marcia trionfale che ha accompagnato la sua ascesa al governo, l'immagine comincia ad appannarsi e i suoi veri contorni si delineano più nettamente.

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Un appello alla mobilitazione unitaria di chi vuole lottare contro la logica privatistica, per una sanitÓ pubblica ed efficiente, per denunciare le responsabilitÓ dei liberisti sui vaccini,
contro la demagogia della destra.
Per raccogliere la sfida al governo della finanza e dei militari


Dai cocci non nasce nulla

  Rifondazione comunista ha aperto la discussione, attraverso la teleconferenza del 28 marzo, su una proposta di ricostituzione di una forza di sinistra che raccolga la sfida di Draghi e crei le condizioni per una alternativa. L'intenzione è sicuramente interessante e va esaminata attentamente.

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Discutere senza trovare scorciatoie

  Intervenendo nella vostra discussione [*] sui punti di programma che vi siete dati e che in gran parte condividiamo segnaliamo che da più parti si esprime l'esigenza di fare un passo in avanti per affrontare la nuova fase politica. Il segnale è dunque buono, ma a nostro parere bisogna evitare di sconfinare nel libro dei sogni e ridurci come sempre a costruire altre nicchie che coinvolgono solo gli addetti ai lavori. Un passaggio politico vero presuppone che ci si misuri, non solo a parole, con un progetto che sappia delineare una prospettiva politica, che raccolga le esigenze di questa fase e sia convincente per settori popolari e progressisti significativi.

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Dopo Draghi, Letta:
la normalizzazione continua

Una riflessione su come preparare una risposta
che non sia di pura testimonianza


  Letta è arrivato per 'modernizzare' il PD e toglierlo da una condizione di rissa permanente e di subordinazione politica. Chi ha deciso di sostituire Zingaretti con Letta ha però in mente anche una ridefinizione complessiva degli equilibri politici in Italia all'interno del quadro europeista e atlantico. Bisogna vedere in questo passaggio non solo un'alternanza di leadership, ma qualcosa di molto più ampio, che è partito dalla defenestrazione di Conte. Siamo in piena pandemia, ma parallelamente siamo dentro una operazione di riorganizzazione del campo imperialista occidentale che coinvolge l'EU e i rapporti con gli USA.

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E' possibile aprire una fase nuova
per una sinistra coerente e non trasformista?

  Questa è la domanda che molti (?) di noi si pongono davanti agli sviluppi della situazione in Italia.

  Partiamo dalla constatazione non ottimista che nel giro di qualche mese abbiamo avuto il golpe di Draghi e le dimissioni di Zingaretti, che non vanno assolutamente sottovalutate perchè dimostrano che il nemico non fa prigionieri ed ha killer come Renzi a disposizione. Il progetto è quello di radere al suolo ogni ipotesi di fronte di sinistra, seppure molto istituzionale, e proporre brutalmente un governo che per un lungo periodo abbia come base un'Italia euro-atlantista. Ovviamente dobbiamo aggiungere che la responsabilità di quello che è accaduto è anche di chi si è prestato al gioco mattarelliano della 'unità nazionale'. Beppe Grillo in primis.

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La battaglia dei vaccini

  Le sfilate identitarie contro il 'governo della finanza' si sono puntualmente ripetute e, come è naturale che fosse, hanno lasciato il tempo che hanno trovato.

  Ora però più che alla polemica bisogna pensare seriamente alla situazione in cui ci troviamo e come affrontarla. Dovrebbe essere il compito prioritario di chi ha intenzione di misurarsi seriamente con ciò che sta accadendo e soprattutto dovrebbe essere il dovere di una sinistra popolare.

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Non perdere l'occasione

  La rottura del pensiero unico attorno a Draghi operata dal Fatto quotidiano, dai deputati e senatori 5 stelle che hanno votato NO al nuovo governo e dalla posizione presa da Sinistra italiana rafforza il movimento unitario contro il liberismo e l'atlantismo.

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Fuori dal coro
Resistenza e riorganizzazione

  La sinistra inesistente, quella identitaria e quella movimentista, ha di fatto ignorato il passaggio politico da Conte a Draghi, così come prima faceva finta di ignorare le ragioni che portavano la quasi totalità degli organi di stampa e le istituzioni di regime a combattere il governo. E' un po' come Totò di “e che mi chiamo Pasquale?

  Noi abbiamo combattuto, invece, in tutti questi mesi per affermare un orientamento diverso e ci sembra che i fatti ci diano ragione. Sennò non si spiegherebbe il killeraggio di Renzi e l'arrivo di Draghi. Battuto nel tentativo di screditare, sul piano politico e mediatico, il governo Conte, il fronte liberista ha assoldato il suo sicario e organizzato un vero e proprio golpe. Con il consenso del capo dello stato è stato preparato un programma di 'unità nazionale' che rimette le cose a posto rispetto a una situazione che, a partire dal recovery fund, stava sfuggendo di mano ai gruppi di potere tradizionali, che poi sono i mandanti del golpe Draghi e da tempo svolgono, quasi in esclusiva una campagna agitatoria attraverso mass-media e stuoli di 'esperti'.

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UNITI
CONTRO IL GOLPE

Il governo Conte è stato rovesciato, organizziamo la protesta

  Il killer è stato un mercenario di nome Matteo Renzi, ma la mano che l'ha armato è fatta di tutta quella schiera di benpensanti, delle grandi e piccole consorterie economiche, delle logge massoniche, della finanza italiana ed europea, delle forze liberiste che rivogliono il controllo totale della gestione pubblica e degli strumenti del potere, di quella lurida accozzaglia di pennivendoli e opinionisti che hanno in tutti questi mesi remato per convincerci che il governo Conte era il peggiore e più sprovveduto dei governi.

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I due Matteo finalmente insieme: all'opposizione

  Il dibattito sulla fiducia alla Camera e al Senato non poteva andare meglio. Conte ha tenuto testa al bullo di Rignano e anche i suoi compari all'interno del PD hanno visto vanificati i loro sforzi per ridimensionarlo.

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La sorte di Conte
e il ruolo di un movimento popolare antifascista

  Per la sinistra inerte, come possiamo constatare, l'attuale feroce scontro politico che vede Conte al centro dell'attacco appare un fatto senza significato ed è meglio dunque starsene alla finestra. Ma, come abbiamo più volte sottolineato, bisogna spiegarsi come mai il 95% della stampa e dei media, a trazione liberista e fascio leghista, si è assunto il compito preminente di incitare al rovesciamento di questo governo: su qualsiasi argomento e con ogni pretesto, 'a prescindere'.

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Il governo Conte
e le alternative possibili

  Da quando si è costituito il governo Conte 2 incessante è stata l'azione della destra e delle forze del liberismo trasversale per recuperare terreno e imporre il controllo totale sulle scelte governative. L'equilibrio nelle forze di governo ha impedito finora che l'operazione andasse in porto, anche per la capacità' del presidente Conte di dare stabilità a un progetto di apertura su questioni importanti che hanno attinenza coi rapporti nell'UE e per le misure anticovid che nella prima fase della pandemia sono risultate efficaci.

   Ora che la situazione sanitaria sta precipitando si sono messi in moto però meccanismi che prefigurano scenari politici e sociali più cupi. La destra cerca di guadagnare spazi dopo un periodo di sofferenza ma, soprattutto, il liberismo istituzionale si è di nuovo scatenato accusando Conte e i suoi ministri di essere incompetenti e in taluni casi addirittura criminali.

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E' possibile evitare
un governo fascio-liberista?

Il Covid esiste e picchia duro. Non è solo una questione sanitaria, ma sta incidendo anche sugli equilibri politici e sul futuro. Non rendersene conto e seguire la corrente che sta montando in questi giorni ci porterà ad esiti inaspettati e negativi.

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Attuare la Costituzione
e impedire manipolazioni
e strumentalizzazioni

Lettera aperta al presidente emerito della Corte Costituzionale Paolo Maddalena


Egregio presidente,

   dal momento che Lei è per noi un punto di riferimento per tutto ciò che concerne la difesa e la lotta per l'attuazione della Costituzione, come abbiamo sempre riconosciuto nei contatti avuti finora, cogliamo l'occasione di una Sua intervista, recentemente pubblicata sul sito Marx XXI, per fare alcune considerazioni su ciò che sta accadendo.



La risposta
di Paolo Maddalena

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Innanzitutto vogliamo chiarire che il movimento per la difesa e l'attuazione della Costituzione è bene che prenda nettamente le distanze - come Lei ha fatto - da gruppi che in nome di un malinteso sovranismo stanno contribuendo in realtà ad allargare l'area della destra, salviniana o di altra ispirazione, con una confusa agitazione sedicente libertaria, che viene strumentalmente giustificata anche con richiami assolutamente impropri alla Costituzione del 1948.

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Movimento politico
o diciannovismo da operetta?

  Tutti ricorderanno la definizione di diciannovismo attribuita al movimento di lotta che con molta drammaticità si sviluppò in Italia subito dopo la prima guerra mondiale. Si trattava, appunto, del 1919 quando operai e braccianti conducevano scontri durissimi con i padroni del vapore e con gli agrari perchè, dopo il massacro della guerra, le condizioni di lavoro - quando c'era - si dimostravano insopportabili. La questione all'epoca non era la mancanza di combattività dei lavoratori, ma la mancanza di direzione politica delle lotte e di chiarezza sugli obiettivi. Il massimalismo socialista era un misto di demagogia e opportunismo e ci volle la scissione di Livorno per tentare di raddrizzare la deriva. La parola giusta è appunto 'tentare' di raddrizzare, perchè ci vollero una dittatura di vent'anni e una nuova guerra mondiale per cambiare le cose.

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Socialismo e Costituzione

Per esplicitare la nostra posizione sul richiamo alla Costituzione abbiamo messo in chiaro alcune questioni di carattere preliminare. Tre in particolare:


1. Il discorso sulla difesa della Costituzione ha finora espresso solo un livello strettamente connesso a questioni di funzionamento delle istituzioni, relative al bicameralismo, alla autonomia differenziata, ai criteri numerici della rappresentanza, ai sistemi di votazione. Alcune di queste questioni hanno sicuramente un valore importante per impedire che la Costituzione venga manipolata introducendo differenziazioni tra italiani in base alle regioni in cui vivono, approvando leggi elettorali che stravolgono i criteri di rappresentanza, dando ai partiti e non agli elettori il diritto di scegliere i candidati che saranno effettivamente eletti. Nessuno di quelli che si mobilitano per difendere la Costituzione su questi temi si è posto però il problema di come viene applicato il diritto di associazione sindacale nei posti di lavoro. Eppure le norme relative riguardano più di venti milioni di lavoratori.

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La vittoria del SÍ al referendum
e la sconfitta della destra alle regionali
in Toscana, in Puglia e Campania
rafforza il fronte antiliberista

  Il 70% dei voti al SÍ, con una partecipazione di votanti che è andata oltre il 50% e il fatto che in Toscana, in Campania e in Puglia le liste della destra sono state sconfitte apre indubbiamente scenari diversi da quelli catastrofici descritti dai media di regime e da un nugolo di 'personalità' che si sono mobilitate per far prevalere il NO nonostante l'approvazione quasi unanime in parlamento della legge sulla riduzione del numero di deputati e senatori.


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Come difendere la Costituzione
e perchŔ

In questi ultimi tempi il discorso sulla Costituzione e sulla sua difesa ha visto un'accelerazione in rapporto al referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari. Nel confronto in corso si cerca di far apparire che chi vota NO difende la Costituzione mentre chi vota SÍ sarebbe propenso a manipolarla.

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La posta in gioco

Appello alla sinistra del NO
perchè riconsideri la sua scelta


Nella sinistra, il SÍ e il NO non devono provocare una guerra di religione, ma essere un'occasione per riflettere e discutere non solo sulle opzioni relative al referendum, ma anche sulla fase politica che stiamo attraversando e su come una sinistra concretamente legata ai problemi politici e ai passaggi della fase dovrebbe collocarsi. Questo è il problema da cui partire, non se mantenere o ridurre il numero attuale dei seggi parlamentari.

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Perchè votare SÍ

La posizione del Fronte Politico Costituzionale
sul referendum per la riduzione del numero dei parlamentari


Aumentare o diminuire il numero dei parlamentari ha ben poco a che fare con il principio della rappresentanza democratica. Chi vuol far credere che questa dipenda da quanti deputati e senatori siedono in parlamento usa l'argomento a fini strumentali per un obiettivo dichiaratamente politico, che è quello di condurre una battaglia contro il governo Conte, e per mantenere in piedi un sistema di corruttela che passa anche attraverso la manipolazione della rappresentanza con le leggi elettorali maggioritarie e la compravendita di deputati e senatori raccolti nella palude del parlamento.

   Non è un caso che dopo che la legge sulla riduzione dei parlamentari è stata votata a larghissima maggioranza si è attivato un fronte trasversale per sostenerne l'abrogazione con il NO. I vecchi maneggioni della 'rappresentanza' non vogliono perdere la loro platea di riferimento.

29 agosto 2020

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I compiti
del movimento antiliberista oggi

   Il discorso politico che è già stato aperto, e in varie direzioni, con l'intenzione di suscitare un dibattito che ci porti fuori delle secche in cui una sinistra inesistente cerca di mantenere i suoi riti, senza intaccare minimamente i rapporti di forza, ha bisogno oggi di verifiche e di aggiornamenti continui.

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La sfida politica di Conte
Capire prima di aprir bocca

  Come era lecito aspettarsi, si continua a vedere l'albero e non la foresta. A destra, dopo qualche sbandamento iniziale, Salvini e Meloni hanno riproposto il loro show finto-sovranista qualificando l'accordo di Bruxelles sul ricovery fund come un bidone.

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Autostrade, Alitalia, ILVA
la posta in gioco della battaglia in corso

  Hanno perso la testa, ma la battaglia Ŕ ancora in corso e non si sono certo arresi.

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Due chiarimenti sulle prospettive

  L'aver imboccato la strada di creare un movimento politico organizzato con lo slogan Cambiare l'Italia attuando la Costituzione comporta la capacitÓ di individuare costantemente i nodi dello scontro politico e sociale che contraddistinguono da una parte la linea liberista e dall'altra le spinte politiche e sociali che al liberismo si oppongono.

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La linea del Fronte
Come organizzare la lotta contro la destra e i liberisti
nel periodo del coronavirus e della crisi economica


  Sulla questione della lotta al virus e alle sue conseguenze economico-sociali si sta conducendo nel nostro paese una grande battaglia tra le forze in campo. Da una parte la destra politica e l'ampio ventaglio dei liberisti diversamente collocati e dall'altro coloro che tendono a garantire la salute dei cittadini e ad esigere provvedimenti economici a favore dei lavoratori e dei cittadini colpiti dalla crisi.
   Il governo Conte ha dimostrato finora di saper gestire la situazione sanitaria nel modo pi¨ responsabile possibile, con limiti dovuti spesso a condizioni oggettive e nonostante il sabotaggio dei 'governatori' regionali della destra..


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Uscire dalla crisi attuando la Costituzione

Dal sito dell'associazione Attuare la Costituzione, fondata da Paolo Maddalena, presidente emerito della Corte Costituzionale, riprendiamo [qui] il documento "Uscire dalla crisi attuando la Costituzione". Si tratta infatti di un testo di estrema utilitÓ per l'elaborazione del programma e la definizione del ruolo del Fronte Politico Costituzionale


Per una rivoluzione democratica
basata sulla Costituzione

A proposito del manifesto
"Per la rinascita dell'Italia attraverso l'economia reale e l'osservanza della Costituzione"


Far nascere una formazione politica che raccolga le spinte al cambiamento è un'esigenza che sta maturando in molti, anche se l'obiettivo non è così a portata di mano. Questa esigenza, seppure non facile da tradurre in progetto politico, sta incrociando una situazione oggettiva, dovuta alla crisi del coronavirus e allo smascheramento del ruolo dell'UE come portatrice di un meccanismo al servizio della finanza e dell'Europa liberista. Per coloro che da tempo conducono la battaglia per cambiare lo stato di cose presente è arrivato il momento di porsi al livello che la nuova situazione impone.


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IL 15 FEBBRAIO ERAVAMO
IN PIAZZA SS. APOSTOLI
PER SOSTENERE
LA BATTAGLIA DEI 5 STELLE
E FAR CONOSCERE
GLI OBIETTIVI DEL
FRONTE POLITICO COSTITUZIONALE








Articolo 11
Imponiamo il rispetto della Costituzione


Roma, 11 gennaio - piazza ss.Apostoli

&emsp;&emsp;Nell'ambito della campagna iniziata dal Fronte Politico Costituzionale per il rispetto dell'art.11 della Costituzione che vieta la partecipazione dell'Italia ad azioni di guerra per la soluzione di controversie internazionali, sabato 11 gennaio si è svolto un presidio a Roma, in prossimità del Quirinale, finalizzato alla consegna al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella della lettera che [qui] pubblichiamo, in cui si chiede


- il ritiro delle truppe italiane dai teatri di guerra
- il divieto di usare basi italiane per azioni militari all'estero
- l'abolizione degli embarghi verso altri paesi.


Chiamiamo in causa il Presidente Mattarella perchè, come garante della Costituzione non può e non deve consentire le violazioni dell'art.11.

   Il Fronte Politico Costituzionale si augura che tutti coloro che condividono la battaglia per il rispetto dell'art.11 sapranno unirsi e collaborare al raggiungimento degli obiettivi.