Una delegazione della Fondazione Pasti e di AGINFORM si è recata ai primi di settembre a Belgrado, dove ha incontrato il responsabile esteri della YUL (Sinistra Yugoslava), nonchè vicepresidente del parlamento serbo, Vladimir Stambuk e la viceministro per i rifugiati e per laiuto umanitario Mira Nikolic.
Dagli incontri è emerso in primo luogo il quadro impressionante delle distruzioni e delle sofferenze inflitte alle popolazioni dallaggressione NATO (basti pensare alla necessità di provvedere a un milione di rifugiati in Serbia su una popolazione di 11 milioni di abitanti). I crimini commessi dalla NATO in tre mesi di bombardamenti - una parte dei quali è ora elencata in un libro bianco in due volumi, disponibili in inglese, che le autorità jugoslave stanno presentando in tutto il mondo - non possono essere dimenticati e passati sotto silenzio. Le autorità jugoslave chiedono il risarcimento dei danni subiti e il ristabilimento della legalit à internazionale, che continua ad essere violata in modo flagrante nel Kosovo (dove la stessa risoluzione 1244 dellONU è carta straccia), così come con le sanzioni economiche e le interferenze plateali nella vita di un paese sovrano. Questo - come ci è stato ribadito da tutti gli interlocutori - è uno dei punti chiave della attività dellattuale governo di unità nazional e, che rappresenta dunque in tutte le sedi internazionali un punto importante di resistenza alla barbarie dilagante del "nuovo ordine" marcato NATO. La visita è servita ad aprire canali di comunicazione diretta, sia per le attività di solidarietà anche materiale che si possono organizzare nel nostro paese, sia per le attività di denuncia dei crimini e di richiesta di punizione dei responsabili e giustizia per le vittime.
Il secondo dato emerso chiaramente dai colloqui è la determinazione della Jugoslavia a difendere la propria indipendenza e sovranità. I nostri interlocutori hanno del resto spiegato la violenza dellaggressione ormai decennale contro la Jugoslavia, fino al suo barbarico culmine dei mesi trascorsi, proprio con questa volontà di indipendenza e di controllo delle principali leve economiche, mantenuta dai governi jugoslavi - a differenza degli altri governi dellest europeo pronti a vendere tutto ai nuovi padroni - anche nella fase di apertura delleconomia al mercato. Nonostante la grande pubblicità che gli vien fatta dai mass media imperialisti, la cosiddetta "opposizione" allattuale governo di unità nazionale è in realtà ben misera cosa, e soprattutto è identificata dalla maggior parte della popolazione come quinta colonna dei criminali che hanno bombardato le strutture civili del paese. Il pericolo vero viene piuttosto dalle manovre in atto per sabotare leconomia. Anche la questione del Montenegro, ci è s tato detto, non rappresenta tanto un pericolo di nuova secessione teleguidata, quanto una base da cui minare leconomia jugoslava.
Nello scambio di opinioni con il rappresentante della JUL è stata registrata infine piena identità di vedute circa lo stato di settori amplissimi della "sinistra" europea, divenuta ormai sostenitrice della guerra e dellimperialismo. La JUL stessa viene generalmente sottoposta a unopera di ignobile diffamazione. Si sono pertanto poste le premesse per una collaborazione nel lavoro di lungo periodo di ricostruzione dei rapporti con tutti quei settori di sinistra che si dimostrano al contrario indisponibili a fare da alfieri o fiancheggiatori degli imperialisti.