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AGINFORM

Per un Fronte Politico Costituzionale

Un fronte politico costituzionale
per un futuro di indipendenza
e di pace contro le guerre,
la Nato, il liberismo

  L'accelerazione della situazione politica in seguito alla guerra in Ucraina ci impone una ridefinizione delle priorità sulla proposta di un Fronte politico costituzionale, ma non ne modifica la sostanza. Anzi, per certi versi ne viene confermata l'impostazione perchè la drammaticità degli avvenimenti rende ancor più necessario che si ragioni sulle vie d'uscita possibili che consentano in Italia la nascita di un movimento politico che raccolga i settori progressisti e popolari i cui interessi sono opposti a quelle forze liberiste che guidano il governo e sostengono la politica di guerra portata avanti dalla NATO.

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Perchè un
Fronte Politico Costituzionale

Per aprire il discorso sul FPC ricorriamo a una frase celebre di Marx: "l'umanità si pone sempre solo i compiti che può risolvere". E' importante sottolineare questa frase per uscire da un dilemma in cui ci dibattiamo nella sinistra tra il trasformismo elettoralistico che passa per tattica e l'antagonismo 'a prescindere', senza una base razionale e strategica, che poi quasi sempre tracima nel trasformismo.

Il testo che segue deriva da un'analisi della fase che stiamo attraversando e serve ad aprire un discorso che sia la sintesi tra una necessità storica e il programma che ci consenta di affrontarla

.

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PER LA PACE E L'INDIPENDENZA DELL'ITALIA

FUORI DALLA NATO
FUORI DALLA GUERRA

La determinazione criminale degli Stati Uniti di procedere ad estendere la NATO ad est, coinvolgendo in questo progetto l'Ucraina, per completare l'accerchiamento missilistico della Russia ha creato una situazione al limite di una guerra mondiale.
  Chiare ci devono essere la responsabilità di quello che sta accadendo e queste non possono che essere di chi in questi decenni ha portato la situazione a un punto di non ritorno sollecitando l'adesione alla NATO di tutti i paesi confinanti con la Russia per creare un sistema missilistico aggressivo che ha costretto questo paese a reagire.
  L'Italia sta seguendo in modo servile le direttive americane e partecipa alle scelte dell'Alleanza Atlantica facendo correre al popolo italiano il rischio di essere coinvolto nella guerra.
  A tutti gli italiani e italiane che non vogliono la guerra deve essere chiaro che per impedirla bisogna portare l'Italia fuori dai progetti della NATO e fare in modo che il nostro paese riprenda la sua indipendenza da una struttura di guerra a servizio degli americani e delle cricche europee ad essa collegata.
  In questo momento tutti coloro che sinceramente sono contro la guerra devono uscire dalla manipolazione mediatica diretta da forze politiche e governi che hanno sempre assecondato le avventure militari NATO a guida americana, dalla Jugoslavia all'Afghanistan, dall'Iraq alla Libia, e i cui esiti sono stati distruzioni e morti.
  La democrazia è la maschera di questa logica che oggi si ripete puntualmente in Ucraina.

Per questo bisogna impedire in tutti i modi possibili che l'Italia condivida oltre le scelte della NATO e partecipi a una politica di guerra.

Chi fa queste scelte sappia che esse sono
in pieno contrasto
con l'art.11 della Costituzione

come già è avvenuto peraltro in questi decenni
e deve risponderne al popolo italiano.

































































































































































































































































































ELEZIONI SETTEMBRE 2022

Diciamo la verità,
il re è nudo e bisogna cambiare strada

  L'abbiamo già detto alla vigilia di questo voto [qui] e ora a elezioni concluse lo ribadiamo. Non era possibile bloccare la leadership di Giorgia Meloni, semmai capire come si andava configurando la situazione dopo la sua eventuale vittoria e quali elementi in controtendenza potevano rappresentare un fattore positivo su cui innestare una prospettiva. I due elementi che avevamo indicato erano il livello dell'astensionismo e il risultato di Giuseppe Conte.

  Ebbene, rispetto al 2018 le astensioni sono aumentate di nove punti in percentuale e i votanti sono passati dal 73 al 64% (ma se si contano solo i voti validi per la Camera, poco più di 28 milioni - di bianche e nulle non si parla mai - si arriva al 55%!) quanto ai 5Stelle, dichiarati a più riprese in liquidazione, hanno superato il 15% dei voti. Quindi possiamo dire che non solo non ci sono stati plebisciti a destra, bensì solo ridistribuzione di voti al suo interno, ma il tentativo di eliminare la contraddizione dentro gli equilibri istituzionali rappresentata da Conte non è riuscito, tanto più che la sconfitta del PD, aumenta il potere di attrazione dei 5Stelle nel ruolo di opposizione.

  Tutto questo non ci porta a dire che la vittoria della destra a guida Meloni va sottovalutata, al contrario. Fratelli d'Italia rappresenta infatti un pericolosissimo punto di appoggio di forze reazionarie che per suo tramite veicolano una politica liberista, atlantista e tendenzialmente repressiva. Bisogna attrezzarsi perciò a far fronte a questa novità con intelligenza e determinazione, senza cadere nella trappola di una opposizione 'antifascista' di facciata che servirebbe solo a ridare un ruolo al PD.

  Lo scontro col blocco della destra va fatto sui contenuti economici della crisi e sulla guerra. E' su questo che gli astensionisti e un'area di opposizione politica decisa a dare battaglia possono ricomporre un livello di unità capace di fronteggiare efficacemente la politica del governo di destra. Dunque è il caso di dire: ci rivedremo sulle barricate.

  Ma chi può coordinare e dare una prospettiva a questa opposizione? Conte ha promesso che sarà intransigente, ma fino a che punto sarà disposto a spingere questa intransigenza? La natura stessa del movimento 5Stelle, i suoi limiti, non possono garantire che la sua opposizione vada fino in fondo e su tutti i problemi economici, politici e istituzionali. Comunque ora Conte rappresenta un punto di appoggio per un vasto fronte di opposizione, che deve però strutturarsi e articolarsi.

  Per essere chiari, la prospettiva che intravediamo, e sulla quale dobbiamo impegnarci dopo il 25 settembre, è che, una volta verificata l'inconsistenza, il velleitarismo, lo strumentalismo dello specchietto per le allodole rappresentato dalle liste dello zero virgola, si crei effettivamente un fronte politico costituzionale che sappia mettere in chiaro che in Italia non si torna indietro e che anzi la vittoria della Meloni ci sprona alla lotta e all'unità delle forze isolando gli acchiappavoti che hanno impedito che la campagna elettorale si traducesse in mobilitazione contro i partiti della guerra.

  Ogni velleitaria critica 'di sinistra' a una scelta di questo tipo rappresenterebbe l'espressione di quella idiozia politica che ha contraddistinto finora il radicalismo nel nostro paese.

  Questo radicalismo però con i risultati elettorali del 25 settembre ha trovato finalmente il suo punto di crisi. Le liste cosiddette alternative e antisistema hanno portato a casa cifre di poco superiori all'1%, mentre quelli che insistono nello strumentalizzare il simbolo del PCI si sono fermati allo 0,3%. Questo ci dice che le operazioni elettoralistiche e trasformiste sono arrivate al capolinea e bisogna togliere dalla scena queste espressioni residuali e imboccarne nuove strade.

  Uscire dunque dallo stagno e mettere in chiaro che il re è nudo e ha finito di indicare una prospettiva senza radici nella realtà. Oggi il banco di prova per tutti è costruire l'opposizione politica e sociale, partendo dai dati concreti di cui possiamo disporre e darle una configurazione non elettoralistica, ma di partecipazione di massa. Uscire dagli schemi non sarà facile, ma questo è il banco di prova per tutti.

Aginform
27 settembre 2022

Sinistra in guerra

  E' dall'epoca della guerra contro la Jugoslavia che una certa sinistra, con o senza falce e martello, si è trovata coinvolta nelle guerre dell'occidente imperialista. Tutti ricorderanno quando D'Alema divenne capo di un governo sponsorizzato da Cossiga e con l'appoggio di Mastella. Assieme a lui c'erano ministri 'comunisti' che diretti da Armando Cossutta avevano fondato un partito ad hoc per la guerra (nato appositamente dalla scissione del partito di Bertinotti) e denominato PdCI. Ministro alla giustizia del governo D'Alema era quello che poi diventò il segretario di questo partito, Diliberto, che incurante dei bombardamenti italiani su Belgrado si vantava di sedere alla stessa scrivania che nell'immediato dopoguerra era stata di Palmiro Togliatti. Capogruppo alla Camera dei deputati era invece quel Marco Rizzo che in tempi recenti ha tentato la fortuna con una nuova organizzazione di comunisti 'ortodossi' ma, visto che il mercato delle falci e martello non tira, nell'attuale campagna elettorale si è inventato la sigla di “Italia sovrana e popolare”. C'è da aggiungere anche, per completare il panorama della sinistra in guerra, che prima della formazione del governo D'Alema c'era quello di Prodi, a cui i bertinottiani avevano concesso a più riprese il rinnovo della 'missione umanitaria' in Afghanistan.

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Aginform
19 settembre 2022

Il voto utile

  Finora abbiamo sempre ragionato sul fatto che in questa campagna elettorale il tema della guerra e delle sanzioni è di fatto rimasto assente. I partiti della guerra si stanno misurando su temi fasulli mentre l'occidente a guida americana insiste sulla guerra in Ucraina e approfondisce con le sue scelte la crisi economica.

  Una sinistra ininfluente si barcamena nel frattempo nella caccia ai voti ed arriva anche a forzare i toni, come Sinistra Italiana e Verdi che, in piena sintonia con la propaganda ucraina e NATO.USA, protestano all'ambasciata russa a Roma accusando i russi con sprezzo per la logica di autobombardarsi. Ma, senza arrivare a questi limiti, la condanna della aggressione russa, nella consolidata tradizione del “nè... nè”, è merce a buon mercato che inquina e annebbia lo sguardo, nelle iniziative di Rifondazione sempre rigorosamente “contro Putin e contro la NATO” come nella lista di De Magistris.

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Aginform
3 settembre 2022

L'avanzata della destra si affronta con le lotte
in difesa del salario e del reddito di cittadinanza,
contro le sanzioni e la guerra

  Anche se le grandi manovre del potere che conta sono ancora in pieno svolgimento, è ormai dato per scontato che la Meloni possa essere il capo del nuovo governo di destra. Che questa destra sia anche una destra sgangherata non vi è dubbio, sia per le divisioni interne che la attraversano, sia per la qualità dei personaggi che la animano. Tuttavia ci troviamo di fronte a uno schieramento che porterà all'accelerazione della linea liberista e repressiva. Per questo nel valutare la situazione bisogna uscire dai giochi diplomatici che tendono a presentare le elezioni del 25 settembre come un'occasione per le alternanze politiche previste dalla democrazia parlamentare e capire invece la vera posta in gioco.

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Aginform
27 agosto 2022

La guerra scomparsa

Le elezioni dovrebbero essere un'occasione per regolare i conti con i partiti della guerra e invece si è finiti a parlare solo di schieramenti e di liste. Tutto nasce da un equivoco, quello cioè di pensare che una cosa sono le elezioni e un'altra la lotta contro la guerra.

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Aginform
14 agosto 2022

PREPARARSI AL PEGGIO
E lavorare per un fronte politico costituzionale

  Mentre l'attenzione principale è sulle liste elettorali noi dobbiamo concentrarci sugli effetti dell'esito probabile del voto del 25 settembre.

  Due cose sono certe, la destra prevarrà e andrà al governo, il PD e il suo sistema di alleanze centriste finirà impantanato, mentre a sinistra ci sarà l'attacco concentrico sia verso i 5 Stelle che verso il movimento popolare di opposizione. A questo dobbiamo prepararci.

  Già da ora ora però bisogna intervenire nella campagna elettorale con un orientamento preciso rispetto a due questioni: la guerra e le sue conseguenze economiche sui lavoratori. Se campagna elettorale ci deve essere, questa deve essere concentrata sullo sviluppo del movimento contro l'intervento italiano in Ucraina e contro il sistema delle sanzioni che sta minando l'economia italiana e abbassando il livello di vita dei lavoratori. Mentre una sinistra acchiappavoti spera di ottenere qualche strapuntino nell'olimpo parlamentare, a chi è veramente contro la guerra spetta il compito di sviluppare coscienza politica e opposizione verso un sistema che pensa di poter navigare pacificamente a destra.

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Aginform
2 agosto 2022

Al voto, al voto?

Come affrontare le elezioni
in una situazione di guerra e di crisi economica

  Draghi è caduto, ma non dobbiamo sottovalutare la capacità di manipolazione del sistema nelle scadenze elettorali quando chi detiene le leve del potere si riposiziona rapidamente per non perdere. La questione non riguarda un solo settore politico, ma l'intero arco di quelle che, opportunamente epurate, sono considerate le forze concorrenti che possono aspirare a vincere.

  Anche stavolta i riposizionamenti sono stati rapidi. La destra, compreso il 'moderato' Berlusconi, ha colto l'occasione della crisi per tentare unita la scalata di governo, mentre in zona PD dopo la rottura coi 5 Stelle si cerca di raffazzonare un fronte che impedisca allo schieramento a guida Meloni di andare al governo. Questo appare in superficie, ma dietro le quinte il disegno è molto più complesso. Da quando il partito di Draghi, cioè il vero partito di sistema, è entrato in crisi con la decisione di Conte di non votare la fiducia si è posto il problema del che fare? La destra si sente solida e accetta la sfida, mentre il PD del 'campo largo' chiama alle armi tutti i settori della borghesia che conta per avere la forza di fronteggiare la destra, evocando perfino l'antifascismo. Non si tratta però solo di proclami, ma anche di un lavorio della quinta colonna di sistema che cerca di controllare e decomporre gli schieramenti per arrivare al risultato di sempre, qualunque sia l'esito del voto, depotenziandolo e ritessendo la trama per il consolidamento di un regime che rischia, in caso contrario, di entrare in crisi.

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Aginform
26 luglio 2022

Per una campagna elettorale contro i partiti della guerra e della crisi economica

Scarica il volantino: [qui]

Una sinistra in cerca di voti
condanna la aggressione russa.
A chi giova?

  Era inevitabile che con l'approssimarsi delle elezioni i soliti gruppi che tentano la scalata al parlamento provassero di nuovo a riorganizzare le fila. La questione non desta scandalo perchè ciascuno ha diritto di presentarsi come vuole al giudizio degli elettori anche se il livello delle astensioni, che tende a superare il 50%, dimostra che questi non sono poi così ingenui da abboccare all'amo di chi gli promette il paradiso.

  La questione è diversa se parliamo di gruppi che si presentano con un programma che pone al centro la questione della pace. In questo caso i requisiti minimi che si richiedono a chi tenta l'avventura elettorale dovrebbero essere che si fossero effettivamente misurati con il problema per cui rivendicano la rappresentanza dei cittadini e soprattutto che dicessero la verità sulla guerra e le sue cause.

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Aginform
10 luglio 2022

Landini promette
aumenti mensili di 200 Euro?

Prendiamolo in parola,
organizziamoci per uno sciopero generale
che chieda aumenti degli stipendi
e delle pensioni falcidiati dall'inflazione

Scarica il volantino
dei Lavoratori uniti contro la guerra: [qui]

Dopo il voto del 26 giugno
prosegue la campagna dei comitati art.11
contro i partiti della guerra


Scarica l'invito
a formare nuovi comitati: [qui]

Scarica il volantino
distribuito per il ballottaggio
del 26 giugno
dal Comitato art.11
Etruria meridionale: [qui]




Dopo le amministrative

  Eravamo preparati a una disputa su come sono andate le elezioni amministrative del 12 giugno e invece, non casualmente, i commenti della stampa e dei media che fanno opinione hanno preso un'altra direzione. Certo, rimane il fatto che i risultati di Genova, di Palermo e dell'Aquila hanno dimostrato la tenuta della destra, mentre il PD si è consolato con altri risultati anche se di portata minore. Ma i commenti di chi fa opinione e indirizza le scelte politiche hanno evidenziato altre questioni.

  L'argomento del giorno non è infatti quanti comuni sono stati conquistati dagli uni o dagli altri, bensì quanti voti hanno conquistato Meloni e Letta. Su questo, non a caso, hanno insistito le veline di regime. Su Letta, nonostante i risultati scadenti del PD si è detto che ormai è il primo partito in Italia, ignorando che quello che decide sulle elezioni è il voto della coalizione e non del partito. Sulla Meloni si è sottolineato che sta vincendo la competizione interna al centrodestra e ne diventa il punto di riferimento. Come mai è partita questa esaltazione di un risultato elettorale che premierebbe la Meloni e Letta e che invece si presenta assai più articolato?

  Risulta evidente, innanzitutto, che Letta e Meloni sono i più coerenti rappresentanti dei partiti della guerra e della massima fedeltà ai padroni di oltreatlantico e la loro sponsorizzazione viene da lontano. Per tenere assieme il blocco imperialista occidentale, gli Stati Uniti e gli atlantisti europei ritengono oggi necessario che in Italia ci sia un asse solido sulla questione geopolitica, mentre leader come Salvini e Conte non danno sufficienti garanzie. C'è bisogno quindi di due partiti, al governo o all'opposizione, che dirigano l'orchestra della fedeltà atlantica.

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Aginform
15 giugno 2022

IL PARTITO DELLA PACE
un obiettivo non elettoralistico
ma di crescita del movimento contro la guerra e le sanzioni

  Ci sono due cose che in questo momento drammatico mancano per combattere efficacemente il governo Draghi e la politica di guerra che lo caratterizza: un forte partito di opposizione e la strutturazione di un movimento che sappia efficacemente combattere contro il coinvolgimento dell'Italia nell'avventura Ucraina e nelle sanzioni.

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Aginform
7 giugno 2022



10, 100, 1000 comitati art. 11

Scarica
il
manifesto


IL 3 GIUGNO INIZIA
LA CAMPAGNA NAZIONALE DEI COMITATI ART.11

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La lotta contro i fautori della guerra
Anche le elezioni sono un terreno per combatterli

  C'è molta confusione sotto il cielo e in parecchi cercano di cambiare le carte in tavola. Draghi va da Biden cercando di contrabbandare la sua visita come apertura di spazi di pace, mentre il presidente degli Stati Uniti alza il livello delle forniture militari. Spacciandosi poi per pacifista e umanitario cerca di levare le castagne dal fuoco ai paesi che, come l'Italia, hanno imposto le sanzioni perorando lo sblocco dei cereali fermi nel porto di Odessa. Eppoi c'è il dilemma di Conte che non vuole inviare più armi, ma appoggia Draghi che continua a mandarle. E c'è Salvini che addirittura vuole andare a Mosca, ma poi ci ripensa.

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Art.11 - per un fronte unito contro la guerra
1 giugno 2022

Il ruolo della Cgil sulla guerra
e sulle sue conseguenze sociali ed economiche

  Su Marx 21 è apparso nei giorni scorsi [qui] uno scritto di Giacinto Botti, sindacalista della CGIL e dirigente della corrente interna Lavoro e Società.

  In questo articolo, accanto alle cose giuste che scrive a proposito della guerra in Ucraina come guerra per procura, contro l'invio di armi da parte dell'Italia, per la mobilitazione per la pace, l'autore inserisce alcuni argomenti che è utile riprendere e mettere in discussione. Mi interessa farlo perchè, per quanto so delle posizioni di Botti, nelle battaglie quotidiane che egli conduce ci sono aspetti condivisibili anche da parte di chi milita al di fuori della CGIL.

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Roberto Gabriele
24 maggio 2022

I sondaggi
e la lotta contro la guerra

  Pur tra le ambiguità tipiche dei sondaggi che risentono dell'indirizzo dei committenti, emerge comunque sempre in modo irrefutabile il dato significativo di una maggioranza di italiani contrari all'invio di armi all'Ucraina e ovviamente preoccupati della crisi economica. Di questo dato potremmo essere soddisfatti, ma c'è un fatto che ne indebolisce la portata e soprattutto consente ai fautori dell'intervento in Ucraina di continuare tranquillamente per la loro strada. Si tratta del contrasto, che balza agli occhi, tra la percentuale di quelli che rifiutano il coinvolgimento nella guerra e la consistenza del movimento che si oppone attivamente e che finora non è riuscito a esprimere pubblicamente la volontà di quella che, sondaggi alla mano, è senz'altro una maggioranza del popolo italiano.

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Aginform
18 maggio 2022

La formazione del blocco politico atlantista in Italia
e l'organizzazione del fronte contro la guerra

  La sfida l'ha lanciata Draghi quando, su richiesta di Conte, si è rifiutato di presentarsi in parlamento a riferire sulla natura della collaborazione militare con Zelensky. Conte dovrebbe ora spiegare come, vantandosi di essere il rappresentante del primo partito in parlamento, possa accettare un trattamento così umiliante. Questo fa capire comunque che aria tira in Italia negli ambienti definiti 'istituzionali' e che cosa si sta preparando.

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Aginform
9 maggio 2022

Macron ringrazia

  Le elezioni presidenziali in Francia, nel contesto della situazione europea caratterizzata dal coinvolgimento brutale degli americani nella guerra in Ucraina, rivestivano un ruolo importante nel determinare gli equilibri in seno all'UE e quindi pesare in maniera decisiva sulle prospettive del conflitto. La vittoria di Macron avrebbe rappresentato il consolidamento del blocco atlantico impegnato nella guerra, mentre la sua sconfitta avrebbe messo in crisi la strategia della NATO dal momento che l'antagonista, Marine Le Pen, non era affatto omogenea alla linea di Bruxelles che la definiva una candidata filoputiniana.

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Aginform
26 aprile 2022

Per contribuire alla lotta contro la guerra
sul terreno dell'informazione

Il torrente in piena della propaganda di guerra senza ritegno che si riversa in queste settimane sulle popolazioni dei paesi occidentali rende evidente quello che almeno i meno giovani tra noi avevano appreso già nei decenni scorsi dalle guerre americane e NATO dopo il crollo dell'URSS, dalle vicende delle torri gemelle di New York e dalla 'guerra contro il terrorismo'. Nell'occidente imperialista domina “la fabbrica del falso” (vedi Giacchè, Imprimatur 2016 ma anche, per es., Webster G. Tarpley, La fabbrica del terrore, in italiano, Arianna, 2007).

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Aginform
13 aprile 2022


[Leggi altri commenti]

Appello
alla chiarezza
e all'azione

  La vergognosa campagna elettorale che si concluderà il 25 settembre ha costretto gli italiani a subire una rappresentazione falsa della situazione in cui il nostro paese si trova.
  La guerra e le sue conseguenze sono stati di fatto espulsi dalla discussione, che si è concentrata sugli effetti e non sulle cause della grave situazione in cui si trovano milioni di persone in conseguenza degli embarghi, dell'inflazione e della crisi energetica.
  Anche le forze politiche che partecipano con le loro liste alle elezioni di settembre e che si dicono contro la guerra hanno evitato di mettere al centro della loro propaganda l'uscita dalla guerra e dal regime di sanzioni. Anzi, alcune di queste liste durante la campagna elettorale sono scese in campo con iniziative contro la Russia. E' avvenuto a Padova con Rifondazione comunista, a Roma con Sinistra Italiana e Verdi, è avvenuto con l'Unione Popolare che assieme al suo sponsor francese ha condannato l'intervento russo in Ucraina. Tutto questo ha rafforzato la propaganda di regime tesa ad allontanare gli italiani dalla consapevolezza su chi è responsabile della guerra e delle sue conseguenze e soprattutto su come lottare contro una guerra che è la diretta conseguenza della strategia imperialista occidentale a guida americana.
  La lotta contro il coinvolgimento dell'Italia nella guerra in Ucraina e la fine delle sanzioni suicide è essenziale nella battaglia che sta di fronte alle forze antimperialiste italiane, con cui va costruito un fronte organizzato che oggi manca.
  Il desiderio di pace deve tramutarsi in consapevolezza di chi è il nemico.
  Le ambiguità delle forze del né ... né ... , che con l'Ucraina hanno ripetuto ciò era avvenuto con la Jugoslavia, l'Iraq, la Libia, sono riemerse al punto da farsi paladine anche della causa dei mercenari curdi a servizio degli americani che occupano e saccheggiano una parte della Siria.
  Per questo è necessario rompere con il falso pacifismo che serve solo a coprire l'azione chi scatena le guerre.
  A tutti i compagni e le compagne rivolgiamo l'invito a creare un fronte comune nella consapevolezza che la guerra che si sta combattendo in Ucraina è una guerra contro l'imperialismo USA e i suoi alleati occidentali, da cui dipende il futuro di tutti noi.


Comitato art.11
contro la guerra e le sanzioni

Cambiare l'Italia
attuando la Costituzione

Su questo obiettivo bisogna che convergano tutte le forze popolari e progressiste.
L'applicazione dei punti fondamentali della Costituzione repubblicana non è un richiamo retorico a un glorioso passato, ma una necessità obiettiva che scaturisce dalla situazione economica e sociale creata dalle forze liberiste e un passaggio obbligato per uscire dalla logica liberista e privatistica che governa da decenni la società italiana.

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