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AGINFORM

Foglio di Corrispondenza comunista


Contributi
di analisi
e dibattito

Sull'orlo di un momento storico

Piotr, 27 febbraio 2015, [qui]

Comunismo, malattie infantili e fascisti del XXI secolo

Luca Donini, 20 febbraio 2015, [qui]; vedi anche Scomuniche e chiacchiere autoreferenziali? Non reggeranno!, Giulietto Chiesa, 18 febbraio 2015 [qui]

Renzi e Pinotti in Libia, ma per combattere la Russia

Comidad, 18 febbraio 2015, [qui]; vedi anche La Libia vittima dell'ONU, 12 febbraio 32015 [qui]

Le sanzioni occidentali e le percezioni russe

The Saker, 18 febbraio 2015, [qui]

Benvenuti nel mondo reale!

Piero Pagliani, 17 febbraio 2015, [qui]

Lettera aperta ai cittadini che votano Pd

Pancho Pardi, 16 febbraio 2015, [qui]

L’inutile accordo voluto da tutti

The Saker, 13 febbraio 2015, [qui]

La strategia del cane pazzo

Piotr, 11 febbraio 2015, [qui]

La guerra è la sola igiene del mondo? Prospettive 2015

Piotr, 7 febbraio 2015, [qui]

Tsipras, Il gran botto nel Laboratorio Greco

Pino Cabras, 28 gennaio 2015, [qui]

Intervista di Bashar al-Assad alla rivista “Foreign Affairs”

Traduzione di Suleiman Kahani, 26 gennaio 2015, [qui]

"L'ostracismo della Germania contro Syriza sarà un messaggio a Podemos e al M5S"

Jacques Sapir, 26 gennaio 2015, [qui]

La sinistra giuliva e le aggressioni militari

Piotr, 25 gennaio 2015, [qui]

Cosa sapete della Grecia?

Alberto Bagnai, 19 gennaio 2015, [qui]

Forza Tsipras! (però, dopo non fare errori)

Aldo Giannuli, 22 gennaio 2015, [qui]

Draghi's drug

Raffaele Sciortino, 23 gennaio 2015, [qui]

Europarlamento e Ucraina. Tentazioni atlantiche nel voto delle sinistre

Fausto Sorini, 23 gennaio 2015, [qui]

TTIP e la "guerra" contro Putin, per l'Italia l'eutanasia economica

M5S Commissione Esteri, 22 gennaio 2015, [qui]

Sui "liberali" russi quinta colonna USA

Eric Draitser, 20 gennaio 2015, [in inglese] [qui]

Ma in fondo cosa facevano di "illegale" Greta Ramelli e Vanessa Marzullo?

Francesco Santoianni, 17 gennaio 2015, [qui]

La Russia bloccherà completamente le forniture di gas attraverso l’Ucraina

Saker, 15 gennaio 2015, [qui]

Il Parlamento Europeo marcia unanime verso la guerra

Commento di Marco Bordoni, 15 gennaio 2015, [qui]. Testo della mozione effettivamente approvata [qui]

Marcia funebre

Fulvio Grimaldi, 14 gennnaio 2015, [qui]

CharlieHebdo e gli Spudorati

Piotr, 9 gennaio 2015, [qui]

L'attentato di Parigi

Primi commenti, 7-8 gennaio 2015, Io NON sono Charlie, The Saker, [qui]Piotr[qui]; Pino Cabras [qui]; Diego Angelo Bertozzi [qui]; Piattaforma Comunista [qui]. Il comunicato del Polo della Rinascita Comunista in Francia [in francese] [qui]

Il rapporto di “Fine Anno” 2014 ed uno sguardo a ciò che il 2015 potrebbe portare

The Saker, 30 dicembre 2014, [qui]

Caccia italiani nel Baltico per operazioni Nato anti-Russia

Antonio Mazzeo, 31 dicembre 2014, [qui]

Oliver Stone sul colpo di stato della CIA in Ucraina

30 dicembre 2014, dal blog di Grillo [qui], originale inglese [qui]

"Per mantenere il dominio del mondo, gli Usa arriveranno a scatenare una guerra in Europa”.

Sergey Glazev, 28 dicembre 2014, sintesi in italiano [qui], testo più completo in castigliano [qui]

La prima aggressione al Rublo è già fallita

Giusepppe Masala, 24 dicembre 2014, [qui]

Banchieri stranieri violentano l’Ucraina

William Engdahl, 18 dicembre 2014, [qui], originale inglese [qui]

Raul Castro:
i Cinque sono già a Cuba

17 dicembre 2014, originale[qui], in italiano [qui]. La storia dell'embargo criminale, Amedeo Sartoro, 11 novembre 2014, [qui]

I partner della NATO allargata

Manlio Dinucci, 17 dicembre, [qui]

La più grande minaccia per la Russia e per Putin

Marco Bordoni, 6 dicembre 2014, [qui]

[continua]    


E' possibile uscire dalla palude
senza cadere nel landinismo?

La domanda è: dall'attuale situazione può emergere una forza politica che sappia definire gli obiettivi di fase e costringere i nostri avversari riuniti attorno a Renzi a misurarsi con essi? Le ultime uscite del leader della Fiom Landini non sembrano andare in questa direzione.

A nostro parere i tentativi in corso per esprimere politicamente questa necessità non sono assolutamente adeguati, e non tanto e non solo perchè gli oppositori a Renzi, nell'arco della sinistra, hanno come caratteristica un pensiero debole e compromissorio, ma in quanto la situazione non esprime ancora, in maniera compatta e oggettiva, i dati su cui una battaglia vera può essere condotta. Quella che sembrava una novità, il ruolo di Landini contro la controrivoluzione liberista di Renzi, sta assumendo contorni che non danno il senso di una battaglia di classe da trasferire sul terreno politico, ma rimettono in gioco soggetti 'associativi' di tutt'altra natura. Se non capiamo questo rischiamo, come avviene ora, di correre dietro al cicaleccio mediatico di personaggi che esistono perchè il sistema li ha creati come interlocutori di una dialettica fasulla.

Ma ve li immaginate personaggi come Civati, Fassina, Vendola prendere in mano una situazione che li metta a confronto con i centri di potere italiani, europei e americani? Per noi e per molti compagni e compagne che su questo la pensano allo stesso modo la risposta è scontata.

Bisogna precisare però che la questione non è relativa al giudizio sugli esponenti di questa sinistra ma, al contrario, bisogna valutare i veri obiettivi di questa fase e capire a quale grado di maturazione sono arrivate in Italia le contraddizioni sociali che li possano esprimere.

Per contraddizioni dobbiamo intendere non i dati statistici sulla condizione di classe, ma come da questa condizione nasce una forza materiale che affronti lo scontro con il sistema. C'è una forza di classe in Italia che ha maturato concretamente la coscienza dello scontro politico e sociale? Un certo numero di compagni e di compagne confondono le loro dichiarazioni con la realtà, mentre realisticamente bisognerebbe ammettere che spesso andiamo dietro alle ombre cinesi create da gruppi e associazioni che si confrontano con le loro scadenze più che coi veri movimenti che la società esprime. Giocare a fare i rivoluzionari, o gli antagonisti come oggi si dice, è cosa diversa che modificare la realtà.

E per modificare la realtà ci sono tre elementi essenziali da mettere al centro oggi e su cui definire un programma che deve trovare un consenso di massa: la condizione di classe dei lavoratori, dei disoccupati, dei precari; lo scontro con l'UE che esprime una politica economica che produce disoccupazione e miseria e infine le avventure militari del capitalismo occidentale che sono il corollario delle contraddizioni che il capitalismo vive a livello mondiale. Nessuna di queste tre cose può essere gestita separatamente da un movimento politico che voglia raccogliere il senso delle contraddizioni che stanno emergendo e che sono strettamente collegate. Ciò che si profila all'orizzonte è invece la solita minestra riscaldata che cresce o si riduce a seconda degli spostamenti dei partiti al potere.

Qui non si tratta, come in verità avviene quotidianamente, di fare polemiche con qualcuno in particolare. Si tratta invece di trasformare la cultura politica di chi si richiama alla lotta di classe e alla lotta antimperialista in capacità di valutare come e in che modo si possa arrivare a una svolta.

Su questo terreno abbiamo due risposte scontate e inefficaci. La riproduzione cartacea del partito dei comunisti e la logica della contestazione che produce iniziative e lotte che non arrivano mai a misurarsi con le forme e la profondità con cui le contraddizioni si sviluppano. Per questo possiamo dire che non siamo ancora usciti dalla palude e che il landinismo si presenta come una variante dell'esistente.

     Aginform

     23 febbraio 2015


Che fine hanno fatto i pacifisti?

Senza vergogna

Il ministro Gentiloni prospetta l’invio di 5000 militari italiani per andare a fare una nuova guerra in Libia, dove il caos e la lotta tra le varie bande di tagliagole jihadisti (ISIS, miliziani di Misurata, Alba Libica, Ansar Al Sharia, ecc.) si è tradotta in una situazione tragica per i cittadini di quel paese, prospero e pacifico fino a 4 anni fa. Se ne discuterà anche giovedì 19 in Parlamento.

Nemmeno un accenno di autocritica troviamo nelle parole di Gentiloni. Chiediamo al ministro la cui faccia tosta sorprende persino me, che pure sono abituato alle bugie di Bush, di Blair, di Sarkozy e Hollande: ma chi ha distrutto la Libia a suon di bombe nel 2011? Chi ha attaccato un paese che stava in pace da 42 anni sotto l’intelligente guida di Muhammar Gheddafi che era riuscito a contenere i contrasti tra le varie tribù in cui il paese è diviso, che era diventato il più prospero dell’Africa (il PIL pro-capite era il più alto di tutto il continente), che ospitava 2 milioni di lavoratori immigrati, che aveva ricontrattato le licenze petrolifere con le compagnie straniere ottenendo il 90% dei proventi per lo stato libico redistribuendo i profitti tra la popolazione, che riconosceva pienamente i diritti delle donne, che aveva fornito il paese di acqua potabile riuscendo anche a raggiungere l’autosufficienza alimentare, che aveva allontanato dal paese tutte le basi militari straniere acquisendo una piena indipendenza (a differenza dell’Italia che è ricoperta di basi USA e NATO, piene anche di bombe atomiche)?

Purtroppo l’ipocrisia senza vergogna di Gentiloni, e della sua collega il ministro della difesa Pinotti, e del loro partito, il PD, che fu in prima linea a chiedere la criminale guerra del 2011 che ha distrutto la Libia riducendola nello stato attuale, non è isolata. Risulta che anche l’ineffabile Scotto, deputato di SEL, parla di “operazioni di peace-keeping”, che – per carità – non sarebbero operazioni di guerra! Ma persino in certi appelli pacifisti contro la guerra che circolano in questi giorni (ad esempio quello promosso da Del Boca e Zanotelli) si avvalorano i soliti pregiudizi su Gheddafi feroce dittatore, degno addirittura di un processo internazionale.

Questi pregiudizi furono alimentati da uno stuolo di servili giornalisti nel 2011 in preparazione e giustificazione della guerra (ne sta scrivendo SibiaLiria in un’apposita rubrica). Ricordate Al Jazeera (TV di uno stato, il Qatar, che si preparava ad attaccare la Libia) che parlava di 10.000 civili uccisi dall’aviazione di Gheddafi, notizia ripresa dall’Osservatorio dei Diritti Umani (Struttura legata ai servizi segreti britannici) poi completamente smentita? Ricordate le false foto delle “fosse comuni” e il viagra distribuito alla truppa per gli stupri di massa (nessuna donna libica ha mai fornito una sola testimonianza in tal senso)? I nostri giornalisti e i nostri guerrafondai del PD andarono a nozze con queste ignobili bugie.

Ma questi pregiudizi sono indice, anche da parte di settori pacifisti e della “sinistra radicale” , di una mentalità coloniale, per cui qualsiasi paese che non abbia istituzioni uguali a quelle dei paesi liberal-imperialisti (dagli USA ai paesi della NATO e della UE) sarebbe una sanguinaria dittatura.

La stessa demonizzazione ha colpito per gli stessi motivi la Siria, paese laico con un solido sistema di istruzione laico, che riconosce i diritti delle donne e di tutte le minoranze religiose ed anche degli atei (a differenza del nostro principale alleato, l’Arabia Saudita, dove si può essere condannati a morte per apostasia nei confronti della religione imperante, il Wahabismo, o per stregoneria, e dove una donna va in prigione se guida una macchina). Per fortuna la Siria resiste e tiene a bada le bande jihadiste di Al Nusra ed ISIS.

Ci saremmo aspettati che Gentiloni avesse chiesto scusa a tutti i Libici per i crimini commessi nel 2011, invece si parla di fare una nuova guerra violando ancora una volta la Costituzione. Diceva il grande Giacomo Leopardi che l’Italia era un paese di fango. Con governanti e “sinistre radicali” come le nostre il giudizio forse non può cambiare.

Vincenzo Brandi

Fonte [qui]


Tra le cose scomparse, travolte dalla storia di questi anni, non c'è solo la sinistra, ma anche un aspetto specifico del suo programma, la lotta contro la guerra. Per essere più precisi le cose scomparse sono due, le due facce di una stessa medaglia, il pacifismo e l'antimperialismo.

Ambedue queste tematiche hanno attraversato per decenni, dalla guerra in Vietnam alla protesta contro l'installazione dei missili Pershing e Cruise, un percorso fatto di lotte di massa e di grande partecipazione giovanile.

Oggi che il mondo imperialista ha scatenato una guerra che viene definita, non a torto, una nuova guerra mondiale e che l'incendio sta arrivando nel cuore delle metropoli imperialiste non c'è resistenza, non c'è opposizione. Anzi risuona più forte che mai l'appello all'unità nazionale per nuove guerre imperiali. Solo qualche personaggio isolato come lo storico Del Boca o addirittura Romano Prodi avanzano l'ipotesi che ad appiccare il fuoco siano stati coloro che oggi vogliono spegnere l'incendio.

Eppure, nonostante questo, ancora si discute se il compito degli italiani sia quello di assistere i profughi o respingerli. Nessuno a sinistra apre il discorso su chi ha provocato l'esodo. Da quando è iniziata la guerra infinita degli americani e dell'Europa imperialista interi paesi sono stati distrutti e dove potevano finire le popolazioni investite dalla crisi? Gli aiuti umanitari sono diventati il contraltare delle guerre 'umanitarie'.

Ambedue queste cose sono la base su cui gli imperialisti occidentali poggiano la loro propaganda per convincere i popoli della metropoli della giustezza delle guerre. E oggi con la vicenda Isis siamo alla vigilia di nuove avventure militari che vengono invocate per difendere la civiltà contro le barbarie. Ma chi sono i civilizzati e chi i barbari? Per noi questa è una domanda retorica alla quale dovremmo rispondere con la denuncia dei crimini che la 'civiltà' occidentale sta commettendo contro intere popolazioni. Perchè manca il coraggio di questa scelta?

La risposta a questo interrogativo sta nella cultura di una sinistra che ha assorbito la propaganda imperialista e che invece di individuare le responsabilità e la natura delle contraddizioni si occupa dei tagliagole senza accorgersi della regia che ci sta dietro. Il perbenismo e l'opportunismo di quello che è sopravvissuto della sinistra fa aggio sull'impegno antimperialista e sulla denuncia dei veri criminali.

Qualcuno ha anche scritto libri sulla scomparsa della sinistra, ma entrando nel merito della questione, di quale sinistra si parla? Quella che abbiamo conosciuto per molto tempo è praticamente scomparsa e neppure Tsipras è in grado di rianimarla e seppure una qualche resurrezione fosse possibile sarebbe al massimo la riesumazione dei "né con... nè con...", cioè dell'imperialismo di sinistra che copre le avventure militari degli USA e della NATO.

Il nostro non è pessimismo, ma realismo. Vediamo bene qual'è la situazione da cui dobbiamo partire e con cui dobbiamo fare i conti. Vediamo però anche che l'orizzonte si fa sempre più cupo ed esige risposte. Bisogna prepararsi a un salto politico qualitativo, anche se è difficile individuare i punti di partenza. La farsa di Syriza italiana non è un buon punto di partenza. Bisogna capire e preferire l'originale.

Aginform

16 febbraio 2015


La situazione italiana e gli emuli di Tsipras

Vedendo sventolare ad Atene le bandiere degli emuli italiani di Tsipras non ci siamo certamente fatti prendere dall'entusiasmo e non solo perchè conosciamo la storia politica di questi soggetti acchiappavoti, ma perchè le differenze di situazione sono molto grandi, a meno che l'obiettivo da raggiungere utilizzando la vicenda greca non sia il solito 3-4% per avere qualche seggio in parlamento.

Parliamo innanzitutto delle differenze tra Grecia e Italia. Sperare che l'effetto Tsipras possa scatenare automaticamente un risultato dello stesso tipo in Italia è una pura illusione. La situazione sociale e politica della Grecia è sostanzialmente differente da quella italiana. In Grecia, in conseguenza dell'intervento della Troika, si è determinata una catastrofe sociale di dimensioni tali da provocare una reazione di massa, che doveva trovare necessariamente uno sbocco, contro il governo succube dei diktat di Bruxelles. Con la situazione del KKE congelata per motivi che, da comunisti, andrebbero analizzati e l'ascesa di Alba Dorata bloccata da una reazione antifascista diffusa, la svolta si è condensata attorno ad un movimento di sinistra che ha saputo intercettare esigenze popolari al di fuori degli schemi politici classici, dato il discredito dei partiti tradizionali e in particolare la pratica dissoluzione dei socialisti. Con le dovute differenze, anche in Spagna col movimento Podemos si sta registrando una situazione del tipo di quella greca. La crisi sociale si salda alla crisi politica in particolare dell'area socialista ed esprime un fenomeno politico di massa, anch'esso di sinistra, ma al di fuori degli schemi partitici. Obiettivo comune di questi movimenti è lo scontro con la politica di austerità dell'UE e le conseguenze sociali che ne derivano.

In Italia la situazione è assai diversa. Il movimento di Grillo, seppure ha avuto un successo abbastanza grande e rapido, non è riuscito a mettere in crisi il vecchio sistema dei partiti sotto il condizionamento di due fattori: il limite politico del Movimento Cinque Stelle, con le ambiguità che impediscono la definizione di una chiara prospettiva politica, e l'entrata in campo del renzismo come illusoria prospettiva di dinamizzazione del sistema.

E' vero che fino all'operazione Mattarella si andava accumulando un'opposizione che minacciava di trasformarsi in crisi del PD e nascita di una nuova formazione politica. Ma la debolezza degli oppositori di Renzi, in mancanza di una leadership solida e di un programma veramente alternativo, non poteva suscitare un seguito di massa del tipo di quello greco. L'operazione che ha portato Mattarella alla presidenza della repubblica ha anche ricomposto contraddizioni che sembravano insanabili e quindi bloccato, almeno per il momento, la prospettiva di un'alternativa politica a sinistra che abbia una consistenza di massa.

La sinistra conosciuta è troppo debole per aprire prospettive nuove e la situazione non esprime con forza l'esigenza e la direzione dei cambiamenti. Lavorare, senza improvvisazioni, a un progetto politico che segua il corso delle contraddizioni nazionali ed europee è il compito che dobbiamo porci, tenendo ben presente che senza un solido ancoraggio con gli interessi di classe e la necessità di inquadrarli nel loro contesto internazionale rimaniamo vittime del pensiero debole, cioè di illusioni politiche che evaporano coi sogni di un ceto di sinistra reduce da mille sconfitte.

Aginform

1 febbraio 2015


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