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AGINFORM

Foglio di Corrispondenza comunista


Contributi
di analisi
e dibattito

La maschera "anti-ISIS"

Manlio Dinucci, 2 febbraio 2016, [qui]

No Nato, un bel passo avanti

Fulvio Grimaldi, sul convegno M5S "Se non fosse NATO", 30 gennaio 2016, [qui] e [qui]

Il più grosso fallimento di Putin

The Saker, 24 gennaio 2016, [qui]

Italia-UE, una crisi dentro una crisi più grande

Pino Cabras, 18 gennaio 2016, [qui]

Il grande attrito tra Italia e UE, tra Sud e Nord Europa, tra grandi partiti

Pier Luigi Fagan, 16 gennaio 2016, [qui] e [qui].

Cina, il mondo non è in crisi a causa di Pechino. Parte della colpa è dell'Eurozona

Alberto Bagnai, 18 gennaio 2016, [qui]

Quindicesima settimana dell'intervento russo in Siria: quando nessuna nuova è una buona nuova

The Saker, 17 gennaio 2016, [qui]

ISIS colpisce anche Giacarta. Almeno qui non c'entra Erdogan

Maurizio Blondet, 15 gennaio 2016, [qui]

I sapienti sunniti disconoscono Casa Saud

Stefano Zecchinelli, 10 gennaio 2016, [qui]

Libia, il piano della conquista

Manlio Dinucci, 12 gennaio 2016, [qui]

Voi al governo, che cosa avete capito?

Sulla riforma della Costituzione Gustavo Zagrebelsky, 12 gennaio 2016, [qui]

Gli scenari politici e mediatici della Russia e dell'Occidente osservati dal punto di vista degli Italiani residenti in Russia

Cesare Corda, 9 gennaio 2016, [qui]

Arabia Saudita e Iran, l'ultima farsa dell'ONU

Fulvio Scaglione, 6 gennaio 2016, [qui]

Anonymous contro ISIS e Godzillah contro King Kong

Maurizio Blondet, 2 gennaio 2016, [qui]

Heil mein NATO! Ucraina 'vivaio' del rinascente nazismo in Europa

Manlio Dinucci, 5 gennaio 2016, [qui] o [qui]

Tredicesima settimana dell'intervento russo in Siria: smascheriamo le bugie

The Saker, 2 gennaio 2016, [qui]

Come e perché il Comitato No Guerra No Nato partecipa alla manifestazione del 16 Gennaio

Fulvio Grimaldi, 2 gennaio 2016, [qui]

Articolo di fine anno

Massimo Mazzucco, 28 dicembre 2015, [qui]

Missione in Libia, Renzi stanzia 700 milioni di euro

Carlo Panella, 23 dicembre 2015, [qui]

L'Ue è la nuova schiavitù: ce lo diceva già Lenin

Diego Fusaro, 27 ottobre 2015, [qui]

Il DL "salva banche": una rovina per gli investitori, un enorme regalo per gli amici

Luigi Pecchioli, 27 dicembre 2015, [qui]

Putin e Israele: un rapporto complesso e ricco di stratificazioni

The Saker, 23 dicembre 2015, [qui]

Perché il governo d'unità nazionale libico fallirà: Washington e Londra tifano per una nuova Somalia

Federico Dezzani, 18 dicembre 2015, [qui]

È un attacco ai risparmi degli italiani

R. Santilli intervista Vladimiro Giacchè 27 dicembre 2015, [qui]

Renzi accetterà di essere "berlusconizzato" a colpi di spread?

Alberto Bagnai, 23 dicembre 2015, [qui]

Un passo indietro dall'abisso?

The Saker, 22 dicembre 2015, [qui]

Vladimir Putin: missili contro ISIS armabili con testate nucleari. Ash Carter: siamo in guerra con l'ISIS. Il messaggio tra le righe

Federico Dezzani, 12 dicembre , [qui]

PIVOT TO EUROPE. Il Piano che non c'è ma si vede

P.L.Fagan, 29 novembre 2015, [qui] e anche [qui] e [qui]; aggiornamento 3 dicembre 2015[qui]; analisi precedenti [qui] e [qui]

Marine Le Pen e le quote rosa italiane

Piotr, 8 dicembre 2015, [qui]

"L'Italia blocca l'estensione delle sanzioni UE alla Russia"

Maurizio Blondet, 9 dicembre 2015, [qui]

Il FMI modifica le regole sui prestiti per fare un dispetto alla Russia

Eugenio Cipolla, 10 dicembre 2015, [qui], vedi anche Michael Hudson, 10 dicembre 2015, [qui]

La guerra strisciante dell'America in Siria

Tony Cartalucci, 7 dicembre 2015, [qui]

Aereo russo abbattuto in Siria, gli sviluppi e le conseguenze

Roberto Quaglia, 26 novembre 2015, [qui]

Caccia russo abbattuto: un'azione di guerra della NATO

Tony Cartalucci, 25 novembre 2015,in italiano [qui]

Prove di guerra: buona la prima?

Federico Dezzani, 24 novembre 2015, [qui]

La depressione della Finlandia è l'atto di accusa finale nei riguardi dell'Unione Monetaria

Ambrose Evans-Pritchard, 18 novembre 2015, [qui]

Debito Ucraino: Un Mese di Tempo per evitare la Resa dei Conti

Marco Bordoni, 20 novembre 2015, [qui]

La strage di Parigi rende più urgente la lotta contro la guerra

No war Napoli, 20 novembre 2015, [qui]

Quel filo che unisce i terroristi del 13/11 ai servizi segreti francesi

Federico Dezzani, 20 novembre 2015, [qui]

Nota per i media mainstream: Jihadi John NON è il nome di una base aerea siriana

Rob Slane, in italiano17 novembre 2015, [qui]

Da Pol Pot all'ISIS: il sangue non si è mai asciugato

John Pilger, 17 novembre 2015, in italiano [qui]

Le ombre dell'Algeria: il contesto perduto negli attacchi di Parigi

Robert Fisk, 16 novembre 2015, in italiano [qui]

Sinistri avvertimenti ai vassalli europei

Luigi Ambrosi, 16 novembre 2015, [qui]

Siria, Le Operazioni Lealiste e i Bombardamenti francesi

The Saker, 16 novembre 2015, [qui]

Intervista a Bashar al-Assad sugli attentati di Parigi

[video sottotitolato in italiano] 14 novembre 2015, [qui]

L'11/9 della NATO?

Piotr, 15 novembre 2015, [qui]

L'ISIS vuole farsi bombardare anche dalla Francia. Cosa c'è di strano?

Roberto Quaglia, 14 novembre 2015, [qui]

Parigi, un evento militare

Pino Cabras, 14 novembre 2015, [qui]

Situazione Militare in Siria, 9 Novembre 2015

Stefano Orsi, 9 novembre 2015, [qui]

Perché a Ovest e in Russia non c'è verità sulla strage dell'aereo in Sinai

Ludovico Nobile, 8 novembre 2015, [qui]

Quinta settimana dell'intervento militare russo in Siria: i Russi si trincerano

The Saker, 8 novembr2015, [qui]

Intervista a Kostantin Sivkov sulle operazioni militari russe in Siria

In italiano The Saker, 25 ottobre 2015, [qui]

La Nato prepara altre guerre

Tommaso Di Francesco, Manlio Dinucci, 3 ottobre 2015, [qui]

Siria: un rovescio geopolitico Usa. Che avrà conseguenze

Maurizio Blondet, 1 ottobre 2015, [qui]

L'intervento di Putin all'ONU

Video e testo scritto in italiano [qui]

Siria: Erdogan, adesso, ha contro anche Pechino

Maurizio Blondet, 28 settembre 2015, [qui]

Verso l'Italia le nuove atomiche Usa

Manlio Dinucci, 29 settembre 2015, [qui]

Bologna: lo sciopero-battaglia

Daniele Mallamaci, 26 settembre 2015, [qui]

Siria, M5s chiede fine delle sanzioni e dialogo con Assad. Renzi rispondi

16 settembre 2015, [qui]

La CSTO arriva in Iraq e Siria

Thierry Meyssan, 20 settembre 2015, [qui]

In Siria continua la preparazione dello schieramento militare russo

Thierry Meyssan, 13 settembre 2015, [qui]

La retorica dirittoumanista va alla guerra

Giuseppe Masala, 7 settembre 2015, [qui]

Quelle foto di bambini

Manlio Dinucci, 8 settembre 2015, [qui]

Mentre Francia e Gran Bretagna annunciano di voler attaccare le la Siria con il pretesto di colpire l'Isis, la Russia continua a ribadire il suo sostegno politico, e non solo, anche militare al Paese arabo

Francesco Guadagni, 8 settembre 2015, [qui]

La falsa crisi dei rifugiati [cosa prepara la NATO?]

Thierry Meyssan, 7 settembre 2015, [qui]

Marce a piedi scalzi che dimenticano i signori della guerra

Sibialiria, 6 settembre 2015, [qui]

La Resistenza della Cina

Manlio Dinucci, 1 settembre 2015, [qui]

Quei parà sulle nostre teste

Manlio Dinucci, 25 agosto 2015, [qui]

La distruzione del tempio di Baal a Palmira. Lettura geopolitica

Piotr, 25 agosto 2015, [qui]

Colonia Italia

M5S Camera, 21 agosto 2015, [qui]

Goldman Sachs - Nato Corp.

Manlio Dinucci, 18 agosto 2015, [qui]

Situazione operativa nel Donbass - aggiornamento al 16 agosto 2015

Stefano Orsi, [qui]

USA-Cina: la guerra valutaria continua

Giuseppe Masala, 11 agosto 2015, [qui]

Siria, retorica e verità

Thierry Meyssan, 9 agosto 2015, [qui]
Vedi anche: Why Syria is Winning: Advancing Towards a Strategic Victory that will Transform the Middle East?, Tim Andersen, 11 agosto 2015, [qui]

Una delegazione di pace M5S in Russia e Crimea

Manlio Di Stefano, 29 luglio 2015, [qui]

QED 53: quando c'è la salute c'è tutto (tre anni dopo) [ovvero: non ci sono limiti a quello che ci potrà essere imposto]

Alberto Bagnai, 28 luglio 2015, [qui]

Il piano B per uscire dall'Euro

Blog di Beppe Grillo, 23 luglio 2015, [qui]

Grecia: La sconfitta e i piani B

Simone Santini, 13 luglio 2015, [qui]

La disinformazione strategica su Srebrenica

Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia , [qui]

La Grecia nella meccanica bruta dei rapporti di forza

Cabras, Foa, Masala, Chiesa, 11 luglio 2015, [qui]

Cambiare tra il dire e il fare

Pier luigi Fagan, 11 luglio 2015, [qui]

Grecia: l'ombra di Prometeo

Manlio Dinucci, 7 luglio 2015, [qui]

E' caduto il mulo di Berlino

Pino Cabras, 6 luglio 2015, [qui]

La lunga mano della Nato

Manlio Dinucci, 30 giugno 2015, [qui]

CDP in mano a Goldman Sachs

beppegrillo.it, 22 giugno 2015, [qui]

Tsipras: la Grecia "attraversa la tempesta per raggiungere porti nuovi e più sicuri"

20 giugno 2015, [qui]

Le nostre guerre, la loro fuga

19 giugno 2015 [qui]

Verso la fine del sistema Erdogan

Thierry Meyssan, 14 giugno 2015, [qui]

Piegando la Grecia, l'Ue cerca di rimuovere il desiderio dei popoli di ribellarsi ai suoi diktat attraverso le elezioni

Jacques Sapir, 12 giugno 2015, [qui]

Logistica 101: Dove prende le armi l'ISIS?

Tony Cartalucci, 10 giugno 2015, [qui], originale inglese [qui]

Il voto del 31 maggio: primi commenti

Andrea Scanzi, [qui]; Giulietto Chiesa, [qui], 1-2 giugno 2015.

Il Califfato voluto dagli USA

Manlio Dinucci, 26 maggio 2015, [qui]

E' il renzismo il primo e il principale avversario

Giorgio Cremaschi, 20 maggio 2015, [qui]

Leader di Hezbollah: guerra senza quartiere all'ISIS

Pino Cabras, 25 maggio 2015, [qui]

"Dunque l'occidente vuole che l'ISIS prenda Siria, Iraq, Yemen?"

Appello di tre associazioni, 22 maggio 2015, [qui]

Palmira e Qalamoun. Due facce della guerra siriana

Pino Cabras, Gianandrea Gaiani, Talal Khrais, 21 maggio 2015, [qui]

Perchè è urgente lottare contro la NATO e riscoprire il senso dell'agire politico

Domenico Losurdo, 21 maggio 2015, [qui]

[continua]    


Chi fa la rivoluzione a metà ci scava la fossa

In Francia, all'epoca della grande rivoluzione, il motto non era esattamente questo, ma: chi fa la rivoluzione a metà si scava la fossa, per dire che i rivoluzionari devono andare fino in fondo se non vogliono fare una brutta fine.

Noi diciamo invece che chi non va fino in fondo scava la fossa a noi, e ci riferiamo ai processi politici che si sono o si stanno sviluppando in Europa e in Italia in ambiti non di destra, e che sono diretti principalmente contro l'Europa di Bruxelles e i governi che in ogni singolo stato la rappresentano. Di fronte a questi movimenti non ci siamo uniti al coro di quella sinistra immobilista e aspirante parlamentaristica che in malafede ha bollato di ambiguità ciò che stava crescendo. In Spagna con Podemos, in Grecia con Syriza, in Italia coi 5stelle.

Ci siamo resi conto, al di fuori degli schemini sinistresi-alternativi, che nel tessuto sociale si era prodotta una lacerazione tra le vecchie politiche di alternativa istituzionale e nuove esigenze di massa che emergono dalla crisi. Non abbiamo condannato dunque il carattere spurio delle nuove formazioni, ma abbiamo preso atto di questa realtà e valutato gli effetti positivi cha ha prodotto. Se prendiamo l'esempio dell'Italia possiamo forse dire che i 5stelle non conducono una battaglia contro il nemico principale in questo momento, il renzismo? Possiamo forse dire che la vicenda Tsipras, aldilà degli esiti, non abbia scosso l'Europa? Possiamo dire che Podemos non abbia messo in crisi sostanzialmente il ruolo di 'opposizione' dei socialisti e del PCE? Questi per noi sono dati di fatto che peraltro si contrappongono ad Alba dorata, a Salvini, al FN di Le Pen, contribuendo a creare un argine alla demogogia di una destra nazionalista antieuropea.

La nostra preoccupazione però nasce dal fatto che il livello dello scontro è alto e chi si è avventurato molto avanti senza valutare i contraccolpi può finire come in Grecia o, se parliamo dell'Italia, anche peggio. L'esempio italiano, da questo punto di vista, va valutato molto attentamente. Da noi siamo a un punto cruciale dello scontro dove in ballo ci può essere la caduta di Renzi e una vittoria elettorale al ballottaggio dei 5stelle. Questo ha messo in moto un attacco durissimo dei renziani che hanno fatto di Quarto il loro Piave sul problema della corruzione. Gli italiani però non sono poi così scemi e valutano la strumentalità dell'operazione e le proporzioni dei fatti.

Se così si può dire il pericolo viene dopo, con una eventuale vittoria elettorale dei 5stelle che di fronte alla gestione del potere non hanno ancora ben capito come la questione si pone di fronte alla crisi. Dietro i milioni di voti che Grillo riceve da un popolo incazzato per come vanno le cose in Italia, per le ruberie, per la mancanza di soluzioni concrete, per l'arroganza del potere, c'è una richiesta di soluzioni qui e subito. La crisi dell'alternativa grillina - e certe cose emergono già a livello locale - ci porterà dal Comitato di Salute Pubblica al Termidoro?

E allora bisogna votare Fassina? Non scherziamo.

Uscendo finalmente dalla melma gruppettara e del finto sindacalismo di base, cerchiamo di vedere come evitare il peggio creando strumenti efficaci per misurarci con la crisi. Non bisogna in questo essere pessimisti, almeno non nella volontà.

Aginform

17 gennaio 2016


Ieri e oggi, il ruolo di Aginform

A partire dagli anni '90, dopo una fase di militanza di classe e di difesa del patrimonio storico del movimento comunista, abbiamo preso atto che la fase che si era aperta aveva caratteristiche di svolta epocale che non poteva che indurci ad una riflessione molto seria sul futuro.

La Corea del Nord
non minaccia nessuno

In un mondo pacifico, approntare armi nucleari sarebbe un crimine gravissimo, contro il quale ci dovrebbe essere la più ampia e incisiva mobilitazione internazionale. Sfortunatamente, il mondo attuale è alla mercè di bestie feroci e senza scrupoli, che negli anni scorsi hanno fatto a pezzi più di un paese indifeso, causando milioni di morti.

In queste circostanze la Corea del Nord (che ha conosciuto la ferocia dei bombardamenti USA-ONU, che hanno sganciato sulle sue città e villaggi più bombe di quelle impiegate in Asia nella seconda guerra mondiale), per perfezionare il suo deterrente contro le continue minacce a cui è sottoposta, ha effettuato il 4° esperimento nucleare militare (su 2055 finora realizzati nel mondo). Ciò non aggrava i pericoli di guerra, ma anzi li allontana.

Di fronte al coro di ipocrita esecrazione - condito dalle solite ignobili volgarità - che si alza in particolare dai media occidentali, e per quel che ci riguarda dall'Italia, e di fronte alle rimostranze che vengono in questa occasione anche da Russia e Cina, riteniamo necessario esprimere completa solidarietà alla Corea del Nord, che non minaccia nessuno, come ribadito nei comunicati ufficiali anche in queste ore, e non avrebbe certo da guadagnare in un conflitto nucleare, ed è invece continuamente nel mirino dello sterminato arsenale nucleare USA, delle provocazioni della Corea del Sud, governata dalla figlia del "Pinochet coreano" Park Chong Hi, e del Giappone impegnato a rinverdire la tradizione del militarismo imperiale. Forse è il caso di ricordare le "esercitazioni militari" che periodicamente simulano con grande realismo e dispiego di mezzi l'invasione del Nord, oppure l'iniziativa provocatoria USA - una delle tante - che vorrebbe impedire l'accesso al mare aperto alle navi di paesi accusati di trasferire tecnologie o armamenti nucleari (qualcuno si ricorda dell'Iraq e delle armi di distruzione di massa?).

L'ipocrisia degli imperialisti nordamericani, dei loro alleati e dell'ONU (che, va ricordato, in Corea è parte belligerante), è particolarmente rivoltante quando viene invocato il Trattato di non proliferazione nucleare TNP, che viene regolarmente violato proprio da loro: da quei paesi europei - Italia inclusa - che ospitano le armi nucleari americane, dagli USA con la messa a punto e il dispiegamento di armi nuove e più efficaci e una deriva bellicista che impone la corsa al riarmo anche a Russia e Cina, in spregio totale dell'art. VI del trattato (gli stati in possesso dell'arma nucleare si devono impegnare "a condurre quanto prima i negoziati in buona fede su efficaci misure relative alla cessazione della corsa alle armi nucleari e al disarmo nucleare e su un Trattato di disarmo generale e completo sotto un rigoroso ed efficace controllo internazionale"). C'è poi la vergogna mondiale dell'arsenale nucleare israeliano, unico del Medio Oriente in fiamme, la cui minaccia e pericolosità non sembra mai preoccupare nessuno e che nessuno ha mai proposto di sanzionare.

L'ipocrita esecrazione mondiale di queste ore, con tanto di convocazione straordinaria del Consiglio di Sicurezza dell'ONU e probabili ulteriori sanzioni contro la Corea del Nord, fa in realtà da cortina fumogena che nasconde i veri piani di guerra che vengono portati avanti da anni e in crescendo dagli USA e dalla NATO.

Aginform

7 gennaio 2016


Principalmente abbiamo preso le distanze da due posizioni speculari. Da una parte nei confronti dei 'ricostruttori' italiani di comunismo che in realtà, oltre ad essere responsabili della nascita e, per fortuna, della morte del comunismo bertinottiano, ripropongono nuove rifondazioni basandosi su cascami di nomenclatura e di culture tardo togliattiane.

Dall'altra abbiamo capito che c'era e c'è ancora un ceto definito 'alternativo', sul piano politico e parasindacale, che, nella tradizione inaugurata nel post sessantotto, ripropone il conflitto in forme farsesche, facendo il verso al quadro politico istituzionale senza riuscire mai a scalfirne la dinamica se non nei momenti in cui lo scontro si presenta come provocazione. Nella maggioranza dei casi, però, gli attori di questo teatrino usano la farsa per ricavarsi nicchie di sopravvivenza e anche qualche vantaggio personale ed economico, quando non passano armi e bagagli dall'altra parte, come è avvenuto più e più volte negli ultimi decenni.

A fronte di queste due posizioni, pur consapevoli della difficoltà di trasferire il nostro punto di vista dal ragionamento alla pratica, abbiamo individuato un modo di far fronte alla nuova situazione che non fosse di rinuncia a una posizione politica pubblica, ma che non riproponesse mistificazioni.

Da questo è nato Aginform e il suo modo di relazionarsi alla situazione esterna. Analisi degli avvenimenti post 1989 e giudizio sui movimenti reali e sul loro vero significato.

Dopo un po' di anni abbiamo avuto la conferma di due cose. Che il tessuto comunista, a livello interno e internazionale, non aveva dimostrato una capacità reale di ripresa e ciò che era sopravvissuto era sostanzialmente puro ideologismo, pur nei vari distinguo di tattica e realpolitik. Un ideologismo che non aveva e non ha la forza di ripresentarsi alla ribalta della storia come protagonista di trasformazioni sociali e di contrasto reale con la situazione. E, in secondo luogo, che a livello di tessuto organizzativo e teorico non era maturato un soggetto adeguato alla nuova fase che potesse pretendere di chiamarsi comunista.

Ovviamente noi siamo parte di questa crisi e ne vediamo, aldilà delle intenzioni, i limiti oggettivi. Quindi Aginform ha navigato in questa situazione senza poter sciogliere i nodi che si manifestavano via via di fronte a chi tentava di coniugare un'analisi realistica con un programma che avesse la forza di imporsi realmente come alternativa all'esistente e con caratteristiche di trasformazione rivoluzionaria. A nostro parere un programma di respiro strategico non trova ancora le gambe per camminare. Nonostante questo, un lavoro è quanto mai necessario, non solo a livello di informazione ma anche di indirizzo di ricerca. Siamo alla preistoria della nuova fase, anche se gli avvenimenti corrono velocemente, consapevoli che solo una forza comunista rivoluzionaria, raccogliendo l'eredità di ciò che i comunisti sono stati, potrà sciogliere i troppi nodi che si sono accumulati.

Aginform

1 gennaio 2016


La grande guerra

Finora abbiamo insistito sugli aspetti particolari della situazione di guerra che si è determinata in Medio Oriente. Questi aspetti si chiamano ruolo della Turchia e degli stati del golfo nel sostegno al Califfato, regia americana per liquidare la Siria di Assad, significato geopolitico dell'area occupata dall'ISIS, effetti militari dell'intervento russo. Però dopo l'abbattimento del caccia russo molta nebbia si è diradata e lo scenario appare più nitido. Quello che si intravede è che ormai è cominciata la grande guerra.

La grande guerra non è lo scontro frontale tra i grandi protagonisti, ma il confronto militare, neppure tanto indiretto, che si sta sviluppando in questa fase, dall'Ucraina alla Siria.

La lotta al terrorismo è solo la maschera ideologica dietro cui questa grande guerra si svolge, mentre lo scontro riguarda i rapporti tra l'imperialismo occidentale a guida USA e un paese come la Russia che ha ripreso il suo ruolo di grande potenza e cerca di rompere l'accerchiamento. Non è quindi prevedibile che questa guerra possa concludersi a breve e che i passaggi siano solo locali.

Per ora i due fronti di guerra sono l'Ucraina e l'area mediorientale, ma gli sviluppi sul campo possono essere più articolati, a partire dalla Turchia.

Perchè la guerra sarà lunga e piena di colpi di scena? Innanzitutto perchè gli occidentali non possono permettersi di abbandonare il Medio Oriente ai russi, agli sciiti, ai curdi combattenti, ai libanesi. Ma impedire che ciò avvenga senza individuare le forze strategiche su cui basarsi non ha grandi prospettive (e paradossalmente su questo ha ragione Renzi).

Le contraddizioni sono molte, come pure i protagonisti, con interessi di segno anche opposto. Turchi e sauditi non possono permettersi di lasciare il campo ad Assad e all'alleanza che lo sostiene, che oltre ai russi ha un asse molto forte con l'Iran, il Libano, i curdi e il governo di Baghdad. Quindi questi due paesi non possono ritirarsi dalla guerra. Gli USA sono di fronte al dilemma su Assad e sullo stato terrorista del Califfo. Non vogliono tenere in vita il governo siriano e non possono evitare di affrontare il nodo del Califfato che intanto, con l'assistenza in loco di apparati del tipo di quelli in azione l'11 settembre, alimenta la guerra nel cuore dell'impero. Non si può eliminare il Califfato senza forti contropartite e senza tener conto degli interessi di Israele.

La guerra dunque sarà lunga e avrà probabilmente la tendenza a estendersi.

Sullo sfondo della guerra guerreggiata va avanti anche l'organizzazione del fronte contro la Russia in Europa. E' stato proprio il nostro presidente della Repubblica Mattarella a riaprire le danze. La sua visita di cortesia in Montenegro è stata l'occasione per invitare questo staterello balcanico ad aderire alla NATO. Poi sono partite dichiarazioni e progetti ufficiali sull'adesione all'alleanza atlantica che si annuncia ormai prossima. Il Kosovo non bastava. La Russia ha reagito duramente, ma è chiaro che il problema della NATO è quello di serrarne con una vera cortina di ferro i confini e impedirle di svolgere il ruolo di partner dell'UE. Il confronto è dunque globale e su questo scenario si collocano le fasi della guerra calda.

In questo quadro, gli europei e gli italiani sono degli ostaggi, soggetti come sono alla propaganda antiterrorismo e alle scelte militari dei loro governi. Finchè anche qui non si riesca a rompere l'accerchiamento e a reagire per impedire che la grande guerra vada avanti.

Aginform

9 dicembre 2015


Il gioco delle parti

Non vi è dubbio che gli imperialisti USA-NATO si contorcono nel Medio Oriente in mille contraddizioni. Infatti, dopo aver appoggiato la nascita del Califfato sia direttamente che attraverso alcuni paesi arabi e la Turchia, hanno subito contraccolpi molto gravi. Hanno scatenato i tagliagole dell'IS con l'obiettivo di creare un'area sunnita che bilanciasse il rafforzamento degli sciiti e di mettere in crisi la Siria, ma la situazione ha preso una piega apparentemente inaspettata, anche se in realtà prevedibile. Mentre l'ISIS avanzava, le forze che ne subivano le conseguenze hanno incominciato ad organizzarsi contro il Califfato e a resistere: curdi, siriani, libanesi, iraniani, iracheni. Questa resistenza ha dovuto misurarsi con l'impegno di paesi come l'Arabia Saudita e la Turchia che sostengono il Califfato. Esso però non è solo frutto di questi appoggi. La base dei successi ottenuti fino ad ora dall'IS e da altre organizzazioni islamiste combattenti è che essi hanno puntato sul vuoto creato dalla guerra all'Iraq nell'area sunnita e su una rete internazionale di settori radicalizzati dell'Islam. Questa miscela ha reso esplosiva la situazione dandole una dimensione che nessuno si aspettava.

Il Califfato, nonostante la regia esterna, ha preso corpo con forme tali da creare problemi di sovraesposizione mediatica che in apparenza ne indeboliva le posssibilità di esistenza. A ben vedere però - e il can can mediatico succeduto agli attentati parigini lo conferma - i massacri dell'IS hanno avuto una loro funzionalità per gli imperialisti americani ed europei. E continuano ad averla.

Gli obiettivi più immediati sono due: bloccare i russi ed eliminare la Siria di Assad. Tutti i discorsi e le azioni sul terrorismo sono funzionali al raggiungimento di questi due obiettivi. Solo gli ingenui possono pensare che oggi sia possibile una coalizione cosiddetta antiterroristica contro l'IS e l'abbattimento dell'aereo russo da parte dei turchi lo dimostra.

L'imperialismo USA-NATO usa tutti gli strumenti a sua disposizione. Usa le provocazioni di Erdogan, gli attentati in Europa, come già fece con l'11 settembre, la falsa diplomazia che parla di pacificazione dell'area mediorientale. In realtà tutte le parole e le azioni sono di guerra. Presi dalle loro contraddizioni - questione curda, intervento russo basato su un'alleanza di area molto forte che comprende oltre la Siria di Assad, il Libano, l'Iran e lo stesso Iraq - americani ed europei sono costretti ad alzare il tiro. Sia col terrorismo mediatico, che serve a paralizzare le popolazioni, sia con l'estendersi dei bombardamenti che hanno come unico scopo quello di legittimare il ruolo degli occidentali nelle aree in guerra.

L'abbattimento dell'aereo russo, che non può essere occasionale, dimostra anche che agli sviluppi della situazione non ci sono limiti. Il Papa dice che è cominciata la terza guerra mondiale; noi diciamo che se ne sono create le premesse. L'imperialismo occidentale, o meglio quello americano coi suoi lacchè europei, è disposto a tutto per non uscire di scena. Su questo terreno si svolge anche una grossa partita in Europa. Riusciranno a coinvolgere le popolazioni europee? Parigi ha creato le premesse. E per questo parliamo di gioco delle parti.

Aginform

24 novembre 2015


Sinistra Italiana alla prova dei fatti

Dopo la lista Ingroia e Tsipras in versione italiana ora abbiamo Sinistra Italiana. Il copione si ripete, ma con alcune sostanziali differenze.

Le due esperienze di cui sopra sono state operazioni a freddo o scopiazzature dell'esperienza greca. Nessuna delle due, come i fatti dimostrano, ha decollato e non poteva essere diversamente. Si trattava di collage di quella 'sinistra alternativa' che le aveva provate tutte per rimanere a galla svolgendo una funzione parassitaria nei confronti di una spinta di sinistra che però andava esaurendo il suo ruolo.

Sinistra Italiana nasce in un contesto diverso e in relazione alla vicenda Renzi. La novità sta nel fatto che il "partito della nazione" ha reso insofferenti strati elettorali del centrosinistra che non accettano quella che viene definita una mutazione genetica ed è per questo che l'incontro di sabato 7 al teatro Quirino di Roma assume oggettivamente una funzione diversa dal passato.

E' vero che in questa occasione si sono visti volti di noti trasformisti della sinistra di vecchio stampo. Dal faccione 'der Piotta', alias Paolo Cento che va assumendo, in una dimensione ridanciana, il ruolo un po' lugubre e notarile che fu di Gennaro Migliore ora finito nelle braccia di Renzi, al volto un po' arcigno di Loredana De Petris, la passionaria dei banchi parlamentari. Però Sinistra italiana va aldilà di queste storie e si pone, col materiale a disposizione, su un terreno politicamente più ambizioso. Intanto sul progetto politico che non è quello di una sinistra alternativa che poi, come la storia dimostra, diventa sempre subalterna al PD e trasformista.

Il progetto Fassina, che sembra per ora essere il leader di Sinistra Italiana, parte - ci è parso di capire - con un'altra visione delle cose. Sinistra Italiana non è alternativa, ma interna alla dinamica di un governo che deve ritrovare il suo ruolo di centro sinistra e ulivista. Insomma il progetto è contro il partito della nazione di Renzi.

L'operazione antirenziana si è dimostrata, con la vicenda Bersani, di fatto impossibile dentro il PD. La mutazione genetica di questo partito è irreversibile perchè le forze che lo governano sono in grande maggioranza liberiste e quindi contrarie a un riformismo che non sia orientato a destra. Che funzione può avere allora Sinistra Italiana?

Il suo futuro dipenderà da due fattori. In primo luogo il suo successo è legato al potere di attrazione non verso la sinistra alternativa, ma verso quella dichiaratamente riformista e ulivista.

Se è vero che nel suo complesso il PD è irrecuperabile anche per una funzione riformista di governo, è pur vero che una parte di questo partito, storicamente legata alle vicende PDS-PD, e la sua area di influenza elettorale non sono trascurabili. Ma il ruolo di aggregazione politica dipende dalla credibilità delle scelte di Sinistra Italiana. Sia direttamente politiche che programmatiche. Non c'è una rendita di posizione da sfruttare. C'è una posizione politica da conquistare e bisognerà vedere se questa capacità saprà emergere effettivamente.

Sul programma, che è il secondo fattore della verifica, Sinistra italiana dovrà dimostrare di saper condurre battaglie effettive sul versante delle libertà costituzionali, sul lavoro, sui temi sociali, su una politica europea e internazionale che vada nella direzione opposta a quella di Bruxelles. Aspettiamo i fatti senza illusioni.

Aginform

8 novembre 2015



Aspettando il governo dei 5 Stelle

Per l'Uomo della Provvidenza le cose si stanno complicando maledettamente. Pensando di poter fare una operazione di bassa demagogia con l'eliminazione della tassa sulla prima casa, Renzi sta constatando che gli italiani non sono poi così fessi. E da varie parti si è cominciato ad andare a vedere come stanno effettivamente le cose nella famosa legge di stabilità.

In primis sotto la lente d'ingrandimento sono state messe l'esenzione delle case di lusso dalla Tasi, l'aumento del tetto per i pagamenti in contanti,la mancanza di un progetto sulle pensioni nonostante fosse stato ampiamente annunciato. Su questo sono arrivate le prime, pesanti bordate. Non tanto e non solo da parte dell'opposizione parlamentare consolidata, quanto da settori istituzionali e sindacali che non possono essere annoverati tra i contestatori professionisti. Hanno aperto le danze il presidente dell'INPS Boeri, fino a ieri annoverato tra i renziani, sulle pensioni, la direttrice dell'Agenzia delle Entrate sui pagamenti in contanti, la Camusso sulla manovra in generale, con un allegato statistico sull'aumento dei cassaintegrati. Quello che è poi seguito sta diventando una valanga, in particolare per quanto riguarda i tagli di spesa e le previsioni degli assestamenti di bilancio per il 2017 e per il 2018.

Se anche Chiamparino ha ritenuto necessario dimettersi da presidente dell'associazione che raccoglie i presidenti delle regioni e minacciare le dimissioni dalla regione Piemonte vuol dire che la corda è ormai troppo tesa. Ma siamo ancora agli inizi. Nella legge di stabilità ci sono i rinnovi contrattuali degli statali a cinque euro netti al mese e deleghe governative per questioni delicate come le intercettazioni. Al coro si sono aggiunti infine anche Mario Monti, che ha definito la legge di stabilità una trovata elettorale, e lo stesso Bersani, che dopo l'indegno accomodamento sulla riforma del Senato ha voluto riprendere fiato e manifestare la sua solita contrarietà 'positiva'.

Se lo scontro con i magistrati è stato un assaggio, le vicende preelettorali del PD renziano stanno dimostrando che questo partito è diventato impresentabile. La vicenda Marino è emblematica. Un PD romano commissariato apre lo scontro col 'suo' sindaco che si difende contrattaccando, mentre anche nelle altre situazioni preelettorali, da Milano a Napoli, il Partito Democratico non riesce a mettere in campo candidati di successo.

Che significa tutto questo? Certamente che la marcia trionfale di Matteo Renzi sta arrivando al capolinea e che le sue trovate demagogiche e cialtronesche si stanno dimostrando per quello che sono. Se finora sono state accreditate è perchè hanno trovato la stampa e le TV asservite e il padronato italiano disponibile ad esaltarle come moneta buona.

Siamo quindi di fronte ad una nuova crisi politica che sarà certamente liberatoria dall'incubo del nuovo e peggiore modello berlusconiano di governo,ma che non sarà una passeggiata. Anche se i 5 Stelle stanno scaldando i motori per andare al governo. L'ipotesi non è da escludere, ma la nascita di un governo 5 Stelle potrebbe seguire la sorte di quelle forze intermedie che in questi ultimi anni hanno rappresentato settori interclassisti radicalizzati. Il nostro compito è evitare che si faccia un passo avanti e due indietro.

Aginform

25 ottobre 2015


Le conseguenze
dello scacco matto di Putin

L'inserimento della Russia di Putin nella situazione mediorientale modifica completamente il quadro che si era andato determinando con l'erompere sulla scena delle forze del Califfato.

L'intervento russo è stata la contromossa strategica rispetto a ciò che per iniziativa americana, saudita, israeliana e turca si era verificato in Siria, in Iraq, in Libia a che stava dilagando in varie altre situazioni.

Spesso per definire la situazione si cerca di fare di tutta l'erba un fascio, di mettere assieme cose diverse che invece bisogna tenere separate. Da una parte c'è l'operazione Califfato, dall'altra ci sono guerre di liberazione come quelle in atto in Afghanistan o in Somalia che vengono omologate col terrorismo, ma che terrorismo non sono. In realtà la nascita del Califfato viene dalla reazione rabbiosa di chi vede avanzare l'egemonia sciita in Medio Oriente e cioè Arabia saudita, americani, israeliani e turchi. L'IS nasce in questo contesto. I suoi ispiratori e finanziatori, sfruttando la reazione sunnita all'egemonia sciita, hanno deciso di introdurre la novità di un non-stato in modo da disgregare i punti di riferimento non omologati del Medio Oriente per favorire così l'imperialismo americano in cerca di recupero dopo le sconfitte subite, bloccare l'avanzata sciita, distruggere la Siria di Assad, permettere ad Israele di muoversi senza antagonisti degni di questo nome e alla Turchia di tentare un rilancio neo-ottomano.

D'altra parte però ciò che è avvenuto sul campo ha portato a conseguenze non previste. I tagliagole e mercenari del Califfato hanno generato una reazione politica e mediatica che, alla fine, ha permesso a Putin di entrare in scena nel conflitto mediorientale non col solo supporto tecnico ad Assad, ma a vele spiegate .

Gli ispiratori dell'operazione Califfato hanno dunque sottovalutato due cose: in primo luogo non hanno tenuto conto del fatto che il mondo che ruota attorno all'Iran ( libanesi, sciiti iracheni, curdi, siriani) o che è interessato a vario titolo a combattere l'IS (egiziani, tunisini, algerini, libici) costituisce un'area politica assai vasta, cosa che si traduce di fatto in un supporto importante all'azione russa a sostegno di Assad. In secondo luogo gli ispiratori del Califfato hanno sottovalutato la possibilità di diventare vittime della loro stessa propaganda. L'effetto mediatico dei tagliagole, la loro violenza sulle minoranze, in particolare cristiane, ha creato una predisposizione allo scontro con l'IS e reso plausibile e importante l'intervento russo. La finzione americana della lotta ai terroristi si è dimostrata per quel che era e quando la Russia di Putin ha deciso di fare sul serio era ormai troppo tardi. Gli apprendisti stregoni si sono chiusi in una trappola.

Da come è partita l'operazione militare russa non vi è ormai dubbio che le probabilità di sopravvivenza dell'IS e del Califfato sono assai scarse. Ma con la sconfitta dell'IS, a questo punto, non si può immaginare che le cose torneranno al punto di partenza. La sconfitta del Califfato segnerà un cambiamento epocale non solo per il Medio Oriente, ma su scala molto più vasta.

L'audacia di Putin, seppure molto calibrata, ha però i suoi risvolti. Fino a che punto gli americani sono disposti ad accettare una nuova sconfitta? E' vero che l'imperialismo è una tigre di carta, ma sul piano tattico è pericoloso e potrebbe scatenare una guerra di vaste proporzioni in Medio Oriente. Prepariamoci alla nuova fase.

Aginform

10 ottobre 2015


L'uomo della Provvidenza

E' noto a tutti che questa definizione riguardava la persona di Mussolini che era divenuto, non solo per i Patti lateranensi, il puntello delle forze reazionarie e borghesi dell'Italia. In questa definizione c'era dunque il riconoscimento che Mussolini aveva salvato quelle forze da una possibile rivoluzione sociale dopo la prima guerra mondiale e lo aveva fatto con lo squadrismo delle camicie nere e con l'appoggio degli industriali, della grande stampa, della monarchia, dell'esercito, della magistratura e dei regi carabinieri, oltre che, ovviamente, del Vaticano che aveva coniato la definizione scomodando la Provvidenza divina.

Perchè ricordiamo questo? Perchè dopo la sciagurata avventura fascista che è finita a piazzale Loreto, un altro personaggio, l'attuale capo del governo Matteo Renzi, sta divenendo, anche se con una buona dose di cialtroneria, il nuovo 'uomo della Provvidenza', il punto di coagulo delle forze economiche e istituzionali che contano.

Da questo punto di vista non bisogna sottovalutare il personaggio, anche se è a capo di un nuovo stuolo di nani e di ballerine. Difatti, con lui stanno tutti i grandi organi di informazione, la Confindustria di Squinzi, Marchionne e tanti altri personaggi dello stesso rango. A tutti costoro Renzi ha assicurato una difesa al oltranza dei loro interessi di classe. Come era accaduto nel periodo in cui Mussolini governava l'Italia col manganello. Stavolta il manganello non c'è, ma c'è invece l'organizzazione di campagne sfrenate antisindacali seguite da provvedimenti legislativi e prefettizi contro i diritti dei lavoratori che si oppongono alle decisioni del governo.

Siamo dunque in presenza di un nuovo 'uomo della Provvidenza' che toglie garanzie ai lavoratori, organizza la scuola in modo autoritario, favorisce i padroni nel tentativo di rimettere il capitalismo italiano in carreggiata in un mondo stravolto dalla crisi. Un governo dunque a tendenze socialfasciste, come si diceva un tempo, e non bisogna aver paura di usare questo termine contro gli esponenti di un partito, il PD, che è diventato l'espressione organica e legislativa della repressione e dell'autoritarismo.

Parliamo di tutto il PD o di una parte del PD? Fare molti distinguo non serve a definire il fenomeno perchè, a parte qualche scheggia impazzita alla Civati, il PD, tutto il PD, è a servizio dei poteri forti, è un partito di destra non nel senso ideologico, ma nella sostanza. E utilizza una terminologia democraticistica per coprire questa realtà. La questione non investe dunque solo la figura di Renzi, ma tutto un partito che è diventato da tempo un partito antioperaio e sostanzialmente antidemocratico dal momento che manipola garanzie costituzionali e modalità elettorali.

Tra un uomo della Provvidenza e un'altro, c'è stato un altro tentativo, peraltro anch'esso ventennale, di creare una figura simile, e porta il nome di Berlusconi. C'è voluta un'opposizione tenace e di massa per bloccare l'operazione Berlusconi, il quale alla fine è stato fatto fuori da chi comanda veramente in Europa, la Merkel. Con Renzi abbiamo un vantaggio: la sua politica è scoperta e suscita le reazioni giuste, quelle dei lavoratori e dei sinceri democratici. Avanti dunque con le lotte. Questo cialtrone sarà inevitabilmente seppellito assieme a tutta la sua corte di nani, ballerini e ruffiani, senza che ci sia bisogno di un altro piazzale Loreto.

Aginform

24 settembre 2015


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