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AGINFORM

Foglio di Corrispondenza comunista


Contributi
di analisi
e dibattito

I prossimi due anni americani

Pierluigi Fagan, 7 novembre 2018, [qui]

Un importante diplomatico russo conferma: "La Russia si sta preparando alla guerra" - c'è qualcuno in ascolto?

il Saker, 2 novembre 2018, [qui]

Salvini scelga chi preferisce: "Salvi o Salvini"

Marco Travaglio, 6 novembre 2018, [qui]

La carovana dei migranti honduregni e altro...

Alessandro Di Battista, 5 novembre 2018, [qui]

Il prezzo dell'abbraccio con Salvini

Tommaso Merlo, 2 novembre 2018, [qui]

Da fascista, a sincero democratico: "la Casta del Capitano"

Marco Travaglio, 2 novembre 2018, [qui]

TAP: Alcune (impopolari) considerazioni

Francesco Santoianni, 1 novembre 2018, [qui]

TAP: Questo affare puzza non solo di gas

Pierluigi Fagan, 30 ottobre 2018, [qui]

America Latina: chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso

Carlo Formenti, 29 ottobre 2018, [qui]

Perché sono tutti contro l'Italia: smantella due ricatti: povertà e finanza perpetua

Guido Salerno Aletta, 26 ottobre 2018, [qui]

Molti dicono alla Commissione UE: "Siete pazzi a sfidare l'Italia?"

Maurizio Blondet, 27 ottobre 2018, [qui]; vedi anche "IL RE E' NUDO!, ha detto l'Italia", [qui]

Perché l'isteria sul Def italiano non ha senso

Orsola Costantini, 10 ottobre , [qui]

Sovranità e dominio monetario ai tempi di Draghi

Pino Cabras, 28 ottobre 2018, [qui]

Tridente NATO da Napoli al Nord Atlantico

Manlio Dinucci, 24 ottobre 2018, [qui]

La Casa Bianca prepara il ritorno degli euromissili

Manlio Dinucci, 23 ottobre 2018, [qui]

Dijsselbloem: l'ultima dichiarazione di guerra della UE contro l'Italia

Rinascita, 24 ottobre 2018, [qui]

"Caro Moscovici". Lettera aperta di un cittadino europeo (almeno per il momento)

24 ottobre 2018, [qui]

Dietro il rating, i conflitti d'interessi. È l'ora di portarli in Tribunale

Glauco Benigni, 23 ottobre 2018, [qui]

La RAI si scusi per aver calunniato la Russia

Marco Bordoni, 23 ottobre 2018, [qui]

Il pesidete Mattarella e l'articolo 97

Eros Cococcetta, 10 ottobre 2018, [qui]

Dopo una sconfitta umiliante, la NATO e la UE provano ad alterare la realtà in Macedonia

Aleksandar Pavic, 3 ottobre 2018, [qui]

La sinistra europea sta morendo: e se lo merita

Aldo Giannuli, 15 ottobre 2018, [qui]

Lo sciopero fantasma del 26 ottobre

Leonardo Mazzei, 17 ottobre 2018, [qui]

Fascismo in salsa francese

Maurizio Blondet, 16 ottobre 2018, [qui]

Sul convegno "Italia al bivio: da che parte va la sinistra?"

Programma 101, 15 ottobre 2018, [qui]

Sull'accordo fra PSOE e Podemos

Carlo Formenti, 15 ottobre 2018, [qui]

Risolvere il caso Khashoggi sarà una cosa seria

Moonofalabama, 14 ottobre 2018, [qui]

L'Euro, l'Europa, L'Italia e il Mondo grande e terribile

Giuseppe Masala, 11 ottobre 2018, [qui]

Il pericoloso gioco dell'Unione europea

Evans-Pritchard, 3 ottobre 2018, [qui]

Il mondo di ieri e quello di domani

Mimmo Porcaro, 13 ottobre 2018, [qui]

Dossier su Aufstehen

Carlo Formenti, 12 ottobre 2018, [qui]

UE: il NON mercato e la NON moneta

Nicoletta Forcheri, 7 ottobre 2018, [qui]

Prodi, ovvero il pifferaio stonato

Carlo Formenti, 8 ottobre 2018, [qui]

Economisti con la memoria corta

Sollevazione, 4 ottobre 2018, [qui]

La prova del nove: indagine sulle sinistre e il DEF

Leonardo Mazzei, 1 ottobre 2018, [qui]

Ecco la verità inconfessabile della guerra al Governo: La questione del deficit italiano sta scoperchiando la truffa europea del debito pubblico

Francesco Amodeo, 3 ottobre 2018, [qui]

Un sovranismo democratico per un nuovo europeismo

Alessandro Somma, 1 ottobre 2018, [qui]

Il governo "fascista" mantiene le promesse... - Bekaert: accordo nella notte

Marco Gasperetti, 3 ottobre 2018, [qui]

Emiliano Brancaccio e Benito Mussolini

Sollevazione, 28 settembre 2018, [qui]

Paolo Savona, il ministro per gli affari europei, spiega i dettagli del documento approvato dal governo

Paolo Savona, 30 settembre 2018, [qui]

Il nostro lato della barricata

Moreno Pasquinelli, 28 settembre 2018, [qui]

Nuovi documenti sulle conversazioni Eltsin-Clinton espongono ulteriormente le "interferenze" americane nella politica russa

Clara Weiss, 22 settembre 2018, [qui] (Consigli per la lettura: al posto di "burocrazia staliniana" leggere "i traditori del socialismo sovietico", NdR)

Il tramonto del Pd? Un'ottima cosa per il Paese

Carlo Formenti, 25 settembre 2018, [qui]

La Russia stabilirà una zona interdetta al volo non ufficiale sulla Siria

Il Saker, 24 settembe 2018, [qui]

I 100 giorni del governo giallo-verde

Leonardo Mazzei, 20 settembre 2018, [qui]

La Francia controlla, deruba e impoverisce 14 Stati africani

Tino Oldani, 21 agosto 2018, [qui]

Conto alla rovescia per l'attacco chimico false flag nella provincia di Idlib?

Piotr, 19 settembre 2018, [qui]

Perché nessuno 'a sinistra' condanna il nuovo attacco alla Siria?

Francesco Santoianni , 20 settembre 2018, [qui]

La nuova cortina di ferro

Manlio Dinucci, 18 settembre 2018, [qui]

Le opzioni di risposta russe all'ultima provocazione israeliana

Il Saker, 19 settembre 2018, [qui]

La guerra in Siria e chi è davvero responsabile del "clima da anni '30" in Europa

Riccardo Paccosi, 18 settembre 2018, [qui]

Siria sotto attacco

17 settembre 2018, [qui]

Spoiler cinese per Di Maio

("spoiler" = rivelazione della trama di una storia, NdR) Nell'imminenza del viaggio di Di Maio in Cina Pino Cabras, 16 settembre 2018, [qui]

Il documento inviato dal ministro Paolo Savona a Bruxelles

12 settembre 2018, [qui]; sunto in video [qui]

Sinistra e sovranismo, le fake news del Manifesto

Carlo Formenti, 11 settembre 2018, [qui]

Torri gemelle e pecore elettriche

Piotr, 12 settembre 2018, [qui]

In Italia la più grande polveriera Usa

Manlio Dinucci, 11 settembre 2018, [qui]

Recensione del libro di David Ray Griffin "The American Trajectory: divine or demonic?" (La traiettoria degli USA: divina o demoniaca?)

Edward Curtin, 11 settembre 2018, [qui]

Cosa sapete degli attentati dell'11 settembre?

Massimo Mazzucco, 11 settembre 2018, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani al 9-9-2018

Stefano Orsi, [qui]

I neoliberali, radical-arcobaleno, pasdaran del neoliberismo

Riccardo Paccosi, 9 settembre 2018, [qui]

Il risveglio anti-dollaro potrebbe essere più rude del previsto ed arrivare prima di quanto la maggior parte degli economisti preveda

Gal Luft, 29 agosto 2018, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani al 4-9-2018

Stefano Orsi, [qui]

Assassinio di Aleksandr Zakharcenko: chi ha armato la mano di Kiev

Fabrizio Poggi, 3 settembre 2018, [qui]

Marchionne, la vera storia

Carlo Formenti, 28 agosto 2018, [qui]

Sul traffico "umanitario" di esseri umani

Fred Kuwornu, 14 luglio 2018, [qui]

Tutto ciò che non va con la vostra stupida e ipocrita "immigrazione"

"si fa sempre leva sull'immigrazione clandestina spacciandola come fenomeno epocale quando in realtà è crimine organizzato transnazionale che va contrastato con tutte le forze"Ian Ssali, 30 luglio 2018, [qui]

Libia. Ma quali foto hanno mostrato al Pontefice?

Francesco Santoianni, 29 agosto 2018, [qui]

Ponti crollati e ponti bombardati

Manlio Dinucci, 28 agosto 2018, [qui]

Potere al Popolo, Bonino e PD, a Milano uniti appassionatamente

Francesco Santoianni, 28 agosto 2018, [qui]

La Comunità Eritrea sulla situazione della nave Diciotti

25 agosto 2018, [qui]

Migranti, il vero problema dell'Italia è la politica dell'Unione europea

Fulvio Scaglione, 25 agosto 2018, [qui]

C'era una volta un paese bello...

Daniele Pergamo, 21 agosto 2018, [qui]

Nazionalizzeranno o non nazionalizzeranno i 5 Stelle?

Mauro Gemma, 22 agosto 2018, [qui]

La privatizzazione dei servizi pubblici nel Regno Unito: storia di un fallimento

John McDonnell, 6 giugno 2017, [qui]

Sovranità democratica e internazionalismo autentico

Sergio Cesaratto, 22 agosto 2018, [qui]

Tre misteri sul crollo del ponte Morandi

Roberto Quaglia, video, 18 agosto 2018, [qui]

L'Unione bancaria europea e i problemi delle banche italiane

Vladimiro Giacchè, 19 luglio 2017, [qui]

Terrorismo United Colors

Ivana Fabris, 19 agosto 2018, [qui]

Autostrade, ora il governo rinazionalizzi l'intera rete

Paolo Becchi, Giuseppe Palma, 18 agosto 2018, [qui]

Tutti in piazza per la rescissione della convenzione con Atlantia?

Francesco Santoianni, 18 agosto 2018, [qui]

Venezuela. Anche un italiano nell'attacco a Maduro

Geraldina Colotti, 8 agosto 2018, [qui]; vedi anche: Maduro avvia le riforme economiche. E il popolo scende in piazza a sostenerle, 16 agosto 2018, [qui]

Il ciclone Wagenknecht si abbatte sulle sinistre europee alla deriva

Omar Minniti, 13 agosto 2018, [qui]

Uno spettro si aggira per l'Europa: Aufstehen

Francesco Santoianni, 12 agosto 2018, [qui]

Aufstehen: la nuova sinistra tedesca si risveglia

Simplicissimus, 9 agosto 2018, [qui]

Decreto dignità

Riccardo Molinari, 2 agosto 2018, [qui]

La risposta bellica alla trattativa

Manlio Dinucci, 24 luglio 2018, [qui]; anche in video su Pandora TV [qui]

Foreign fighters italiani in Donbass e sanzioni alla Russia. Cosa c'è dietro?

Francesco Santoianni, 2 agosto 2018, [qui]

"Mercenari" in Donbass: no alle strumentalizzazioni

Saker Italia, 1 agosto 2018, [qui]

La tempesta perfetta e il ritorno delle mummie

ilsimplicissimus, 31 luglio 2018, [qui]

I crimini di odio razziale erano maggiori con il Pd al governo. Ma i media dov'erano?

Antidiplomatico, 31 luglio 2018, [qui]

Recensione - "Perdere la supremazia militare" di Andrei Martyanov

Saker, 5 luglio 2018, [qui]

Carlo Freccero: Foa, finalmente un Presidente Rai fuori dal frame

Carlo Freccero, 29 luglio 2018, [qui]

Siria: l'ultimo spettacolo dei Caschi Bianchi

Tony Cartalucci, 25 luglio 2018, [qui]

Gaza, la marcia per i bambini martiri e il silenzio assordante dell'occidente

Paola Di Lullo, 27 luglio 2018, [qui]

Damasco: Le sanzioni di USA e UE peggiorano la situazione umanitaria in Siria

28 luglio 2018, [qui]

Hezbollah: Massacro dell'ISIS a Sweida collegato alla presenza USA in Siria

Al Manar, 27 luglio 2018, [qui]

La morte e il capitale

Mimmo Porcaro, 28 luglio 2018, [qui]

Crimea, la posizione de il Manifesto e Boldrini. La stessa Boldrini che era in "piena sintonia" con il nazista ucraino Paruby

Mauro Gemma, 27luglio 2018, [qui]; vedi anche Fabrizio Poggi [qui]; [qui] le esternazioni di Laura Boldrini.

L'Europa e le false credenze della Sinistra

Alessandro Somma, 26 luglio 2018, [qui]

Le proposte choc dei liberali per fermare il populismo: limitare il voto e somministrare vaccini ormonali

Omar Minniti, 25 luglio 2018, [qui]

Fascismo e antifascismo, ieri e oggi

Riccardo Paccosi, 13 luglio 2018, [qui]

La ferocia dello struzzo

Piotr, 30 giugno 2018, [qui]

I buoni e i cattivi (e i migranti nel mezzo)

Norberto Fragiacomo, 9 luglio 2018, [qui]

Le paure della buona coscienza

Rolando Vitali, 7 luglio 2018, [qui]

Sul tormentone "maglietterosse"

Francesco Santoianni, 7 luglio 2018, [qui].

Accordi a Daraa

Elijah J. Magnier, 5-8 luglio 2018, [qui]

Migranti: l'imperialismo alla Tito Boeri

Francesco Santoianni, 4 luglio 2018, [qui]

Cos'è, per noi, la sovranità?

Francesco Valerio della Croce, FGCI, 1 luglio 2018, [qui]

I fascisti rossi

Il fatto quotidiano Marco Travaglio, 3 luglio 2018, [qui]

Bologna: l'Arci Benassi e l'immigrazione

Ugo Boghetta, 30 giugno 2018, [qui]

Dopo la sinistra, il socialismo

Mimmo Porcaro, 30 giugno 2018, [qui]

La resistenza di Losurdo al Pensiero Unico

Carlo Freccero, 2 luglio 2018, [qui]

Comunicato dell'Associazione "Rinascita! per un'Italia sovrana e Socialista"

[qui]

Situazione operativa sui fronti siriani del 19-06-2018

Stefano Orsi, [qui]

Gattopardi, deep state, e pesci fuor d'acqua in salsa gialloverde

Piotr, 17 giugno 2018, [qui]

Intervento del Comitato contro la guerra di Milano al Consiglio Mondiale per la Pace

26-27 maggio 2018, [qui]

L'UE può diventare un partner per la Russia?

Il Saker, 15 giugno 2018, [qui]

E' nata: RINASCITA! Per un'Italia sovrana e socialista

9 giugno 2018, [qui]

Salvini, la sinistra e la decenza

Piotr, 13 giugno 2018, [qui]

Va cambiato il sistema: la crisi italiana lo dimostra

Intervista a Paul De Grauwe, 1 giugno 2018, [qui]

Salvini

Piotr, 12 giugno 2018, [qui]

L'era dell'Aquarius

Pino Cabras, 11 giugno 2018, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani del 7-6-2018

Stefano Orsi, [qui]

Chi ha ucciso Sacko Soumali? Occhio alle facili conclusioni

Omar Minniti, 4 giugno 2018, [qui]

Siria: populisti, fascisti e umanitari

5 giugno 2018, [qui]

UE ad un bivio. Iran notifica all'Onu che da oggi aumenterà le centrifughe per l'arricchimento dell'uranio

Antidiplomatico, 5 giugno 2018, [qui]

Governo di cambiamento o governo di attesa?

Piotr, 2 giugno 2018, [qui]

Non ci sono vie di mezzo

Ugo Boghetta, Carlo Formenti, Mimmo Porcaro, 2 giugno 2018, [qui]

Appello alla battaglia culturale contro il revisionismo storico

Alessandro Pascale, 15 aprile 2018, [qui]

La Via Yankee al Sovranismo

Riccardo Paccosi, 31 maggio 2018, [qui]

Raqqa. Continuano le proteste delle popolazione contro l'arruolamento forzato da parte delle milizie appoggiate dagli USA

Antidiplomatico, 30 maggio 2018, [qui]

Come è umana l'Unione Europea... Prorogate di un altro anno le sanzioni alla Siria. Ignorati gli appelli dell'ONU

Antidiplomatico, 29 maggio 2018, [qui]; vedi anche Salvini Di Maio e la guerra alla Siria, Francesco Santoianni, 13 maggio 2018 [qui]

Colpo di stato soft dell'Europa in Italia: un momento cruciale

Ambrose Evans-Pritchard, 28 maggio 2018, [qui]

La Sovranità appartiene al Popolo

Saker Italia, 29 maggio 2018, [qui]

La sozzeria di stato

Piotr, 29 maggio 2018, [qui]

I principali testi universitari di diritto pubblico parlano chiaro: Mattarella fuori dal dettato costituzionale

Marco Mancini, 27 maggio 2018, [qui]

Il corvo bianco

Pino Cabras, 28 maggio 2018, [qui]

Non finisce qui!

Luigi Di Maio, 27 maggio 2018, [qui]

Una giornata terribile per le sorti della democrazia italiana

Mauro Gemma, 27 maggio 2018, [qui]

Ora è il momento di un fronte popolare sovranista e antimperiale

Fausto Sorini, 27 maggio 2018, [qui]

Quello di Mattarella è un attentato alla democrazia in nome della Troika

Giorgio Cremaschi, 27 maggio 2018, [qui]

Che cosa fare con i gialloverdi?

Mimmo Porcaro, 24 maggio 2018, [qui]

La conquista di Yarmouk e il niet di Putin

Piccole Note, 22 maggio 2018, [qui]

Davvero vi fidate del gruppo miliardario De Benedetti sul curriculum di Giuseppe Conte?

Francesco Erspamer, 22 maggio 2018, [qui]

Gli Stati Uniti ci stanno facendo a pezzi, ma in Italia non se n'è accorto nessuno

Fulvio Scaglione, 23 maggio 2018, [qui]

"Rivoluzione colorata?" Per l'Italia si prepara la "battaglia democratica" di Mattarella

Mauro Gemma, 15 maggio 2018, [qui]

Ingerenza esterna e Sovranità. La "sinistra imperiale" che tifa Mattarella dovrebbe studiare la Costituzione

Mauro Gemma, 10 maggio 2018, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani del 17-5-2018

Stefano Orsi [qui]

La strategia di Putin sta finalmente iniziando a funzionare?

Paul Craig Roberts, 14 maggio 2018, [qui]

Il nuovo governo e il viale del tramonto

Piotr, 16 maggio 2018, [qui]

La Corea del Nord e la diplomazia muscolare neocon

Piccole note, 16 maggio 2016, [qui]

Medio Oriente, siamo in guerra (nel caso non ve ne foste accorti)

Fulvio Scaglione, 10 maggio 2018, [qui]

I Costruttori di Guerre

il Saker, 4 maggio 2018, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani al 27-4-2018

Stefano Orsi, [qui]

La svolta coreana

Pierluigi Fagan, 28 aprile 2018, [qui]

"La Francia ha schierato truppe in 5 basi nella Siria settentrionale"

Agenzia Anadolu, 27 aprile 2008, [qui]

Vi spiego perché l'America e tutto l'Occidente hanno tanta paura dell'Iran

Alberto Negri, 25 aprile 2018, [qui]; vedi anche Iran, da che parte sta Macron?, Fulvio Scaglione, 26 aprile 2018, [qui].

Siria e Iraq - gli USA coccolano l'ISIS - i piani per la battaglia finale sono altri

Moon of Alabama, 24 aprile 2018, [qui]

Le menzogne e gli ignavi

Piotr, 16 aprile 2018, [qui]

Abbiamo finito con la crisi siriana provocata dagli USA e dal Regno Unito?

Paul Craig Roberts, 14 aprile 2018, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani al 16 aprile 2018 [video]

Stefano Orsi, [qui]

Che prezzo dovrà pagare l'umanità per il crollo dell'Impero?

the Saker, 13 aprile 2018, [qui]

L'ora più buia

Pierluigi Fagan, 14 aprile 2018, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani al 12-4-2018

Stefano Orsi, [qui]

Lula vale a luta

Beppe Grillo, 10 aprile 2018, [qui]

La voce del padrone (o come un cane obbediente va alla guerra)

il Saker, 8 aprile 2018, [qui]

Il Pentagono sta pianificando una "lunga guerra" su tre fronti contro Cina e Russia

Michael Klare, 4 aprile 2018, [qui]

A un passo dalla grande guerra

Piotr, 8 aprile 2018, [qui]

Idee per una sinistra nazionale e popolare

Ugo Boghetta, Carlo Formenti, Mimmo Pecoraro, 4 aprile 2018, [qui]

Come l'Oriente può salvare l'Occidente

Saker, 2 aprile 2018, [qui]

M5S-Lega: questo matrimonio non s'ha da fare?

Simone Santini, 29 marzo 2018, [qui]

L'Ambasciata Russa in Italia sulla espulsione di funzionari di rappresentanze russe

29 marzo 2018, [qui]

Agnello di Dio: meglio salvare l'agnello e sacrificare il palestinese

Pierluigi Fagan, 31 marzo 2018, [qui]

Il Caso Skripal è una bufala, la guerra dell'Occidente alla Russia è terribilmente vera

Fulvio Scaglione, 28 marzo 2018, [qui]

Socialisti e verdi ungheresi flirtano con l'estrema destra di Jobbik. Il "rossobrunismo" che piace all'Unione Europea e a Soros

Omar Minniti, 28 marzo 2018, [qui]

Vladimiro Giacché - Come fanno a privatizzare tutto? Sul modello del sacco della Germania est

Vladimiro Giacchè, 19 marzo 2018, [qui]

Uno scontro epocale, un momento pericoloso

Vincenzo Brandi, 27 marzo 2018, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani al 22-3-2018

Stefano Orsi, [qui]

Una prova per la democrazia russa

Dimitri Orlov, 23 marzo 2018, [qui]

I candidati al mondo multipolare: dal caso Skipral al caso Facebook

Piotr, 23 marzo 2018, [qui]

La Cina corre e si prende un ruolo guida mondiale sui salari: ora la busta paga media cinese supera quelle dell'Est Europa

Tino Oldani, "Italia Oggi", 14 marzo 2018, [qui]

Con la Siria, contro la guerra

Una presa di posizione contro Global Action for Afrin e la sinistra imperialista PCI Bologna, 21 marzo 2018, [qui]

Libia: sette anni di sventura NATO

Manlio Dinucci, 20 marzo 2018, [qui]

Spigolature dal conflitto mondiale

Piotr, 19 marzo 2018, [qui]

Lettera ad Eurostop

Ugo Boghetta, Carlo Formenti, Mimmo Porcaro, 12 marzo 2018, [qui]

Donald Trump: "America first! Costi quel che costi!"

Piotr, 14 marzo 2018, [qui]

Le balle di Theresa May

Moon of Alabama, 14 marzo 2018, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani del 13-3-2018

Stefano Orsi [qui]

Poteva andare peggio? Sì.

Piotr, 9 marzo 2018, [qui]

Lettera aperta delle Monache siriane: Chiamare le cose con il loro nome, è questo l'inizio della pace

sorelle Trappiste in Siria, 4 marzo 2018, [qui]

Il primo senatore nero della Repubblica Italiana

Piotr, 8 marzo 2018, [qui]

L'effetto Macronda sul post-elezioni

Simone Santini, 7 marzo 2018, [qui]

Populisti 50 - Comunisti 1. Vogliamo parlarne?

Mimmo Porcaro, Ugo Boghetta, 6 marzo 2018, [qui]

A botta calda

Carlo Formenti, 5 marzo 2018, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani del 2-3-2018

Stefano Orsi, [qui]

Ghouta Est: quando i ribelli mettevano i civili in gabbie

Piccole note, 27 febbraio 2018, [qui]; vedi anche Un breve promemoria su chi sono i ribelli di Ghouta Est, Vietato parlare, 25 febbraio 2018, [qui]

Ecco perché uscire dall'euro non sarebbe storicamente regressivo

Vladimiro Giacchè, 26 febbraio 2018, [qui]. Vedi anche La gabbia dell'euro: perchè uscirne è internazionalista e di sinistra, Mimmo Porcaro, 27 febbraio 2018, [qui]<

Situazione operativa sui fronti siriani del 23-2-2018

Stefano Orsi, [qui]. Aggiornamento in video del 25 settembre [qui]

Nel quindicesimo anniversario della guerra contro l'Iraq, facciamo sì che il mondo ricordi la lezione

Caitlin Johmstone, 22 febbraio 2018, [qui]

Macerata: quando i fatti indicano la luna il sinistrismo guarda il dito

Ugo Boghetta, 21 febbraio 2018, [qui]

Le bugie di Ghouta

Piccole Note, 22 febbraio 2018, [qui]. Sugli ultimi sviluppi ad Afrin vedi anche [qui]

La situazione in Siria

Stefano Orsi, 20 febbraio, [qui]

BBC: "Come i nostri soldi stanno finanziando la Jihad ..."

Vietato Parlare, 18 febbraio 2018, [qui]

Il controcontatore

Il pedante, 14 febbraio 2018, [qui]

Perché votiamo per i nostri padroni ?

Fabio Conditi, 19 febbraio 2018, [qui]

Cinque Stelle: l'errore è una verità impazzita

Massimo Fini, 18 febbraio 2018, [qui]

A chi sono utili le "inutili guerre"

Manlio Dinucci, 13 febbraio 2018, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani al 11-2-2018

Stefano Orsi, [qui]

Genocidi Washington Style - tocca al Venezuela?

Peter Koenig, 7 febbraio 2018, [qui]

Bagnai

Ugo Boghetta, Mimmo Porcaro, 31 gennaio 2018, [qui]

Il massacro di Afrin poteva essere evitato

Antonello Boassa, 8 febbraio 2018, [qui]

A Sochi consenso dei siriani

Thierry Meyssan, 7 febbraio 2018, [qui]

Corea, Siria, Palestina:
il mondo che avanza e le elezioni italiane

Vincenzo Brandi, 26 gennaio 2018, [qui]

Per un superamento del superamento del Fiscal Compact

Marcello Spano, 25 gennaio 2018, [qui]

La battaglia di Afrin (2)

Piccole Note, , [qui]

Grecia - comoda vittima o compiacente masochista?

Peter Koenig, 19 gennaio 2018, [qui]; vedi anche Grecia fase finale: all'asta sul web tutto ciò che si può vendere, anche le case private, Maurizio Pagliassotti, 28 gennaio 2018, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani del 21-1-2018

Stefano Orsi, [qui]

Deficit in Francia e in Italia: due paroline a Moscovici

Alberto Bagnai, 17 gennaio 2018, [qui]

Nell'era di Trump. Un inizio d'anno in nome della crisi americana

Piotr, 15 gennaio 2018, [qui]

Italia in armi dal Baltico all'Africa

Manlio Dinucci, 15 gennaio 2018, [qui]

Potere al popolo: déjà vu o quasi

Ugo Boghetta, 16 gennaio 2018, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani del 13-1-2018

Stefano Orsi, [qui]

Il vero libro esplosivo è quello a firma Trump

Manlio Dinucci, 9 gennaio 2018, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani del 7-1-2018

Stefano Orsi, [qui]. Siria, i militari russi hanno bloccato un attacco con 13 droni dei jihadisti "prodotti da paesi con alta capacità tecnologica" [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani del 22-12-2017

Stefano Orsi, [qui]

Intervista a Aldo Barba e Massimo Pivetti, autori di "La scomparsa della Sinistra in Europa"

Collettivo Aristoteles, 21 dicembre 2017, [qui]

! In difesa del Socialismo Reale e del marxismo-leninismo

Due volumi, 24 capitoli, per complessive 2500 pagine , dicembre 2017, [qui]

La scuola siciliana va alla guerra

Antonio Mazzeo, 16 dicembre 2017, [qui]

Un breve commento sull'ultimo casino di Trump

The Saker, 13 dicembre 2017, [qui]

Paul Craig Roberts - L'America cammina verso l'Armageddon

Paul Craig Roberts, 5 dicembre 2017, [qui]

Russia e Cina costruiscono una nuova geografia economica

William Engdahl, 16 novembre 2017, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani del 8-12-2017

Stefano Orsi, [qui]

USA: torna l'opzione apocalisse

Piccole note, 5 dicembre 2017, [qui]

Il popolo dell'Honduras nelle piazze sfida l'impero

Carlos Aznarez, 3 dicembre 2017, [qui]

L'Europa dello sfruttamento: l'industria tessile nell'Europa orientale

Campagna abiti puliti, 15 novembre 2017, [qui]

Rapporto sui progressi della guerra USA-Russia

Il Saker, 1 dicembre 2017, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani del 1-12-2017

Stefano Orsi, [qui]

La condanna di Mladic e la "sinistra" italiana

Vincenzo Brandi, dicembre 2017, [qui]

A Ghedi 30 F-35 con 60 bombe nucleari

Manlio Dinucci, 28 novembre 2017, [qui]

L'asta di Amazon e i sindaci piazzisti

Simone Ramella, 23 novembre 2017, [qui]

"Mladic è un capro espiatorio per coprire i crimini della NATO"

Intervista di Alessandro Bianchi a Cristopher Black, 23 novembre 2017, [qui]. Per le falsità della propaganda NATO su Srebrenica [qui]

La hasbara sionista sta vincendo in Italia

Romana Rubeo e Ramzy Baroud, 21 novembre 2017, [qui]

Nasce la Pesco costola della Nato

Manlio Dinucci, 21 novembre 2017, [qui]

La Corea del Sud si sposta verso la Cina

Alexander Mercouris, 10 novembre 2017, [qui]

Israele si addestra a una guerra con l'Iran assieme agli aerei di Usa, Italia e Germania

Vincenzo Nigro, 10 novembre 2017, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani e medio orientali del 10-11-2017

Stefano Orsi, [qui]

Il Qatar confessa i segreti della guerra siriana in un'esplosiva intervista virale

Tyler Durden, 29 ottobre 2017, [qui]

I sauditi che non ti aspetti e altri scherzi della crisi sistemica

Piotr, 7 novembre 2017, [qui]

Il riavvicinamento Germania-Russia è opportuno... e cruciale

Finian Cunningham, 27 ottobre 2017, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani del 3-11-2017

Stefano Orsi, [qui]

Il vero impatto del 'Pentagono Italiano'

Manlio Dinucci, 31 ottobre 2017, [qui]

Cina: un fatto fuori teoria

Pierluigi Fagan, 31 ottobre 2017, [qui]

Anna Frank non è nata a Donetsk

Cesare Corda, 31 ottobre 2017, [qui]

Kragujevac: 21 ottobre 1941- 21 ottobre 2017 - Per non dimenticare

Enrico Vigna, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani del 27-10-2017

Stefano Orsi, [qui]

L'Occidente mira alla ricolonizzazione dell'Africa tramite una guerra infinita; rimuovere Gheddafi fu solo il primo passo

Dan Glazebrook, 21 ottobre 2017, [qui]

L'Occidente è come un esercito di briganti

Intervista a Andre Vltchek, 14 ottobre 2017, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani al 20-10-2017

Stefano Orsi, [qui]

Omicidio Caruana Galizia: la "Guerra Fredda" è tornata anche a Malta

Federico Dezzani, 17 ottobre 2017, [qui]

Oro, petrolio, dollari, Russia e Cina

William Engdhal, 13 settembre 2017, [qui]

Antifa in teoria e in pratica

Diana Johnstone, 9 ottobre 2017, [qui]

La sinistra non abdichi alle proprie responsabilità

Sergio Cesaratto, 6 ottobre 2017, [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani del 6-10-2017

Stefano Orsi, [qui]

Le Conseguenze del Referendum Curdo

Colonel Cassad, 27 settembre 2017, [qui]

Secessione in Catalogna: è tutta colpa di Putin

Massimo Mazzucco, 3 ottobre 2017, [qui]

La Cambogia scopre ed espelle una rete di interessi americana

Joseph Thomas, 27 agosto 2017, [qui]

Il segreto della vittoria siriana sulla coalizione NATO è la partecipazione popolare e il coinvolgimento delle comunità

Antonio de Martini, 2 ottobre 2017, [qui]

Catalogna e populismo di sinistra

Fulvio Scaglione, 2 ottobre 2017, [qui]

Germania: se Angela Merkel bevesse il siero della verità

Voci dall'estero, video, 1 ottobre 2017, [qui]

Indipendenza da cosa?

Alberto Micalizzi, 1 ottobre 2017, [qui]

La fine dell'oasi catalana

Andrea Geniola, 28 settembre 2017, [qui]

Siria - il comando centrale americano dichiara guerra alla Russia

Moon of Alabama, 25 settembre 2017, [qui]

Kurdistan: quello che il referendum nasconde

Thierry Meyssan, 26 settembre 2017, [qui]

Viva la Catalogna abbasso l'Italia

Mimmo Porcaro, Ugo Boghetta, 26 settembre 2017, [qui]

La crisi coreana nell'Occidente orwelliano

Finian Cunningham, 1 settembre 2017, [qui], vedi anche "Perchè gli Stati Uniti sono il IV Reich", 27 settembre 2017, [qui]

Un'escalation davvero pericolosa in Siria

The Saker, 25 settembre 2017, [qui]

Deir Ezzor. Collusione tra USA, SDF e ISIS. Ministero della difesa russo rilascia prove satellitari

Ancora fischia il vento, 25 settembre 2017, [qui]

Le forze speciali russe respingono un attacco pianificato dagli USA in Siria, denunciano gli USA e rilasciano un duro comunicato

The Saker, 21 settembre2017, [qui]

Gli USA e la riduzione di complessità

Pierluigi Fagan, 21 settembre 2017, [qui]; Riduzione di complessità 2 [qui]

Situazione operativa sui fronti siriani del 20-9-2017

Stefano Orsi, [qui]

Dopo il Califfato, il Rojava. Una guerra può nasconderne un'altra

Thierry Meyssan, 18 settembre 2017, [qui]

! Passaggio del Mar Rosso o Diluvio Universale. La nuova partita a scacchi

Piotr, 13 settembre 2017, [qui]

[continua]    


Da Trieste a Roma
bisogna imparare a dire la verità

A Trieste, la settimana scorsa si è svolta una manifestazione antifascista, peraltro molto partecipata, in occasione di una parata nazionale dell'organizzazione fascista Casa Pound. Il fatto che migliaia di persone siano scese in piazza contro questa iniziativa è cosa che fa onore a chi vi ha partecipato ed è, in linea di principio, da tener presente che ogni volta che se ne presenta l'occasione bisognerà ripetere l'esperienza per ricordare che il vento fischia ancora e per non abbassare la guardia.

Contestualmente, però, bisogna anche tener conto che nel caso di Casa Pound ci troviamo di fronte a una organizzazione 'pilotata' e usata a scopo di provocazione per cui bisognerà valutare di volta in volta come comportarsi per evitare di gridare al lupo quando ne mancano i presupposti. Cerchiamo di non fare pubblicità gratis.

Ma la questione di Trieste, della manifestazione antifascista, deve essere ricordata anche per una tipica 'smemoratezza' di un certo settore 'antifascista' il quale non ha voluto sottolineare che il giorno dopo la manifestazione, cioè il 4 novembre, si è tenuta, nella stessa città, la commemorazione della vittoria dell'Italia nella guerra del 15-18, la guerra imperialista che non solo ha portato al massacro 680.000 italiani, ma è stato il punto di partenza della mobilitazione fascista. E' da quella guerra infatti che partì l'iniziativa di Mussolini interventista che, foraggiato dai francesi, passò dal socialismo al colpo di stato del '22.

Coniugare Resistenza, antifascismo e denuncia del massacro della prima guerra mondiale è dunque conseguenziale per evitare che l'ipocrisia di questo stato che si definisce 'resistenziale' ci porti, come sta facendo, sul terreno del consenso ad istituzioni che antifasciste sono solo a parole. L'antifascismo che gira in questa fase è, difatti, strumentale a ben altre operazioni e su questo bisogna insistere e dire la verità, anche se questo ci espone ad essere definiti rosso-bruni. Noi non siamo rosso-bruni, ma denunciamo il ruolo di quelli che sfilano contro Casa Pound ma insieme accettano le celebrazioni del 4 novembre e ignorano il massacro imperialista della prima guerra mondiale.

E' da tempo, dalla costituzione del nuovo governo, che abbiamo messo in guardia i compagni e le compagne sul fatto che la destra, quella vera, quella piddina con i suoi satelliti, cerca di creare un'opposizione 'antifascista' e 'sociale' che faccia il lavoro sporco. E' avvenuto a Roma, in Campidoglio, è avvenuto a Torino contro la sindaca Appendino e lo stesso schema si ripropone con la manifestazione convocata a Roma per sabato prossimo. Si ripete quanto visto a Trieste: fanno vedere il dito e non la luna. E' già accaduto quando Moscovici era a Roma per consegnare il diktat di Bruxelles a Mattarella e gli arancioni di casa nostra si sono girati dall'altra parte facendo una manifestazione antigovernativa. Il 10 novembre ci riprovano e scendono in piazza contro il razzismo, proprio mentre gli Stati Uniti applicano le sanzioni all'Iran e pretendono di dettar legge in tutto il mondo. Ma di questo non si può parlare, come non si può parlare delle guerre imperialiste e del neocolonialismo che costringono i migranti a fuggire dai loro paesi. L'imperialismo di sinistra lavora con metodo.

Aginform
6 novembre 2018

Sovranisti per caso?

l'Ue è «la sopraffazione organizzata del capitale sul lavoro e dei poteri nazionali più forti su quelli più deboli che, combinandosi, stanno creando dinamiche di dominazione neocoloniale all'interno della stessa Unione europea» [Vladimiro Giacchè]

Abbiamo già denunciato da tempo l'operazione in corso che consiste nel coinvolgere la sinistra che si definisce radicale nel vasto disegno di recupero che gli sconfitti alle elezioni del 4 marzo e le forze di regime che li hanno sempre appoggiati stanno portando avanti. Lo scopo è quello di convogliare le forze di 'sinistra' contro l'attuale governo per dimostrare agli italiani che esso è isolato e va rovesciato. Non solo il PD e FI, ma anche i radikalen servono allo scopo.

La manifestazione a Roma del 20 ottobre è stata la dimostrazione evidente di questo tentativo. Nel momento in cui il rappresentante di Bruxelles, Moscovici, si recava da Mattarella a portare la diffida dell'UE sulla finanziaria italiana, gli arancioni sorosiani scendevano in piazza contro il governo. Dopo tante chiacchiere contro l'Europa, l'obiettivo veniva deviato su chi sta subendo la pesante offensiva della squadra di Juncker. E' solo miopia politica? Su questo e su chi tira le fila vale la pena aprire un dibattito serio.

La questione riguarda anche e soprattutto il giudizio sul governo. Mentra il PD e le forze dell'ancien regime invadono i media per dire che stiamo andando verso il fallimento dell'Italia, la 'sinistra' si fa carico di una campagna contro il 'fascio-grillismo' (testuale) che ne legittima le accuse e ne prepara la rinvincita. Contro questa deriva bisogna aprire una vasta battaglia che metta in chiaro due cose:


1. Lo scontro aperto da questo governo in Europa è parte della lotta per la riconquista della sovranità di ogni paese del continente contro quella macchina del capitale, delle guerre e degli embarghi che è l'Unione Europea ed è un passaggio importante anche per la ricostituzione di una corretta e democratica collaborazione tra i popoli europei. Bisogna perciò allargare il varco aperto e continuare a picchiare. I manovratori dello spread e delle agenzie di rating ancora una volta danno il segnale di aver capito la posta in gioco e si impegnano a terrorizzare l'Italia affinché ritorni nell'alveo UE senza se e senza ma.

2. Le misure sociali di questo governo, aldilà di come vengono tecnicamente formulate e dei limiti che hanno, rompono la logica liberista praticata dai governi precedenti e aprono a una cultura nuova, contro cui i paladini dell'austerità stanno combattendo ferocemente.


Sia chiaro, la nostra valutazione sulle prospettive e sui singoli provvedimenti come sulla natura delle forze di governo non coincide con quella dei partiti che ne fanno parte, ma unirsi al coro di una di 'sinistra' che in questi decenni non ha saputo delineare uno straccio di prospettiva politica e che si riduce a fare eco alle forze liberiste ci sembra un errore tragico.

Di questo si stanno rendendo conto alcuni settori di compagni e compagne. Ma il segnale è debole e richiama lo slogan socialista 'nè aderire né sabotare'. Costoro credono di aver scoperto l'acqua calda rivendicando maggiore autonomia dall'UE, ma non ne traggono le dovute conseguenze e rischiano di trovarsi alla coda dei processi in corso.

La questione non si può risolvere con qualche bel discorso, ma bisogna fissare i punti essenziali e condivisi da cui partire per delineare un prospettiva politica su cui attivarsi rapidamente.

Il primo punto, come si è detto prima, sta nel considerare il governo attuale un fattore positivo di rottura del precedente equilibrio euroliberista che imponeva all'Italia una politica economica e sociale ultraliberista e la partecipazione alle avventure militari collegate. Partendo da questa valutazione, occorre definire un programma di azione che intersechi le scelte governative, senza velleitarismi parolai, ma con la forza dei movimenti organizzati e con la credibilità politica degli obiettivi. In ogni caso togliamoci dalla testa che si possa prescindere da ciò che sta politicamente accadendo pensando che si possa andare oltre con le fumisterie politichesi. Hic Rhodus ...

Il secondo punto (che è anche un impegno non rinunciabile) è quello di condurre una battaglia contro e dentro la sinistra di oggi per sottrarla alla suggestione 'antifascista' dei piddini e dei loro cespugli e affrontare un passaggio che porti a comprendere le ragioni della vittoria elettorale del governo gialloverde e a definire una presenza politica a livello della nuova situazione, con la coscienza che siamo alla vigilia di un capovolgimento politico che vede dissolversi le forze tradizionali della destra, PD e FI. In questa nuova situazione dallo scontro in atto emergeranno nuove formazioni della destra liberista che, in caso di vittoria, non saranno certo riconoscenti ai radikalen alla PaP che li avranno aiutati nell'impresa, anche se una parte potrebbe anche venir inglobata trasformisticamente nel nuovo blocco di potere (come accaduto a suo tempo con Gennaro Migliore e Sinistra italiana).

Il terzo punto attiene strettamente alla declinazione concreta della riconquista dell'indipendenza del nostro paese. La parola sovranismo non esprime il concetto che invece dobbiamo affermare. L'Italia ha bisogno di uscire da una gabbia che non è fatta solamente delle direttive di Bruxelles, perchè sta anche dentro la pianificazione dell'azione imperialista a guida NATO, coi contraccolpi delle guerre (emigrazione) e coi legami geopolitici che la tagliano fuori da un circuito mondiale diverso da quello dell'imperialismo occidentale e da questo regolato. Per questo il tentativo, in alcuni casi riuscito, di contrapporre un diverso orientamento rispetto alle direttive UE, rimane sostanzialmente inglobato dentro i vincoli esistenti. Senza la modifica dei rapporti geopolitici, combattendo la politica degli embarghi e dei ricatti, senza collegare l'emigrazione con le guerre imperialiste e neocoloniali, il discorso sull'Europa rimane monco e soprattutto ambiguo e rischia di consolidare la posizione dell'imperialismo di sinistra così diffuso nelle file dei radikalen italiani, che non vedono il confine che esiste tra l'imperialismo e i paesi che vi si oppongono.

Il quarto punto, più complesso ma decisivo nella declinazione del sovranismo, riguarda il meccanismo economico che gestisce le relazioni internazionali e l'organizzazione della produzione in questa fase storica.

Il problema del recupero di sovranità nelle decisioni di politica economica di un governo è stato posto chiaramente in questi giorni dallo stesso governo giallo verde, pur con tutte le cautele; cautele che comunque non hanno impedito lo scatenarsi di tutte le istituzioni europee e finanziarie di cui l'imperialismo continentale ed extra-continentale dispone. Questo però non esaurisce la questione che ci è posta dalle scelte che dobbiamo fare. Per questo, giustamente, si parla di coniugare indipendenza e socialismo. Ma questa non è una questione sovrastrutturale, di indirizzo politico di un governo che critichi da sinistra l'UE. Per questo compito bastarebbe un movimento neosocialdemocratico che cercasse di modificare la politica di Bruxelles dal di dentro, ma ciò comporterebbe i limiti che conosciamo, mentre la logica del sistema non lascia scampo sulle questioni essenziali. Per coniugare indipendenza nazionale e socialismo bisogna andare a fondo sulle cose.

Questo ci impone perciò di riflettere su che cosa sia oggi un'ipotesi socialista per il nostro paese, partendo appunto dalle questioni economiche strutturali e dai dati oggettivi. Sappiamo che oggi l'economia mondiale è regolata da una mondializzazione che schiaccia la possibilità di un'espansione economica che non sia legata ai livelli di massima valorizzazione del capitale. Cambiare questi meccanismi significa affrontare la situazione in modo rivoluzionario, anche se le basi di partenza possono essere nelle circostanze date di fatto riformiste attraverso l'intervento dello Stato nell'economia. Non è un caso che proprio in regime giallo-verde l'Ilva è passata agli indiani, Versace agli americani e la gloriosa Magneti Marelli ai giapponesi.

Su questo, per approfondire, ci vorrebbe un nuovo congresso di Lione che individui le forze motrici della trasformazione, i tempi di crescita e le forme di organizzazione. Può sembrare un po' novecentesco dire queste cose, ma non ci sembra che finora si sia prodotto di meglio.

Aginform
27 ottobre 2018

20 ottobre
miopia politica e altro

  Nel pieno di uno scontro come quello che si è innescato con Bruxelles, che in questa fase rappresenta la madre di tutte le battaglie, gli eurostoppisti hanno creduto necessario scendere in piazza e come è ovvio hanno centrato l'obiettivo cioè di rappresentare quella sinistra inconcludente che organizza cortei per dimostrare di essere viva.

  Stavolta però la questione assume un aspetto più grave. I nostri eroi non hanno scelto di manifestare contro l'arrivo a Roma di Moscovici, bensì contro il governo giallo-verde che è l'obiettivo di Bruxelles.

  E' solo un caso di miopia politica? Certamente no, in quanto è ormai evidente che i
radikalen italiani rappresentano la punta di 'sinistra' di cui il PD e le forze di regime spodestate sono l'altra sponda. Il 20 ottobre reciteranno appunto questa parte.


La guerra di logoramento
e i possibili sbocchi

UE, spread, ricatti e minacce dei 'mercati'? Come se non esistessero. Per la sinistra 'alternativa' il nemico principale è il governo, come per il PD. Come per Bruxelles

La casta - e per casta si intende tutto l'apparato di regime, economico, finanziario, mediatico che effettivamente tiene in piedi il sistema - dopo le cannonate che hanno aperto la guerra contro il nuovo governo, ma che rischiavano però di rafforzarlo, ha cambiato tattica e ha impostato una guerra di logoramento sui punti di programma e non solo quindi sulle grandi questioni. Si è capito cioè che non avendo spaventato Salvini e Di Maio in prima battuta, la strada da imboccare era la credibilità sui provvedimenti. A partire da quello sul ponte Morandi.

Il ministro Toninelli era partito alla grande dopo il crollo. Nazionalizziamo la rete autostradale - aveva detto - visto le scandalose rendite che produce, e teniamo fuori Autostrade Spa dalla ricostruzione. Dichiarazioni di grande effetto, che però subito dopo hanno dovuto fare i conti con una realtà ostile e con la fattibilità delle scelte. Il groviglio delle normative e le difficoltà definite tecniche. Gli effetti si sono visti con la manifestazione delle famiglie coinvolte dal crollo di Genova contro il governo. E' stato un segnale e quindi su questo si sono fiondati i commentatori di regime.

La storia si ripeterà non appena il DEF sarà presentato con le sue proposte concrete e da qui nascerà la guerriglia antigovernativa a cui si aggiungeranno le iniziative della sinistra alternativa in modo che il coro sia completo. Speriamo che stavolta non facciano intervenire di nuovo l'ONU.

A questo punto bisognerà vedere come i contrattisti del governo se la caveranno e soprattutto se non cadranno nelle mille trappole tese da Bruxelles, dalla borsa e da quelle istituzioni 'imparziali' di cui ha parlato Mattarella che in Tito Boeri e in Cantone hanno i loro capifila.

Non essendo noi, contrariamente alle accuse che ci vengono fatte, sostenitori di questo governo, anche se ne riconosciamo il ruolo oggettivo che riveste nei confronti dell'UE e nei provvedimenti sociali che intende adottare, non abbiamo una responsabilità politica diretta sugli avvenimenti futuri. Non lo diciamo per mettere le mani avanti e infatti, come abbiamo finora dimostrato, non ci siamo chiamati fuori della mischia, ma per non confondere i ruoli e l'autonomia di giudizio. Il fatto è che conosciamo abbastanza bene la natura delle forze di governo, che non possono, com'è ovvio, coincidere con le nostre posizioni, ma soprattutto siamo consapevoli dei rischi che stiamo correndo oggettivamente. Un cedimento dell'attuale equilibrio di governo, difatti, ci porrebbe fuori dallo scenario che vede la crisi degli europeisti e dei liberisti e rilancerebbe il ruolo di Bruxelles. E non solo. Nello scontro in atto dobbiamo mettere in conto anche che una crisi di governo porrebbe la Lega in condizione di fare scelte diverse e al momento opportuno la casta, come la storia insegna, potrebbe ritenere utile cambiare posizione.

Dunque? La nostra posizione è sul filo del rasoio e per rafforzarla e renderla più sicura dobbiamo vincere la battaglia a sinistra contro chi è entrato nell'orbita 'antifascista' del PD. Abbiamo bisogno di una forza politica che sappia fare un'analisi concreta e ci permetta di attrezzarci per i prossimi passaggi che saranno abbastanza difficili.


Aginform
11 ottobre 2018

L'ASSEDIO CONTINUA
dopo l'antifascismo', lo spread

Avevamo detto godiamoci lo spettacolo e questo ha suscitato scandalo perchè il riferimento era all'antifascismo dei criminali di guerra e ai liberisti di sinistra che stavano mobilitando tutte le forze istituzionali e mediatiche per bloccare lo scontro con l'UE e l'attuazione di provvedimenti che vanno in direzione opposta a quelli di Monti, Renzi, Gentiloni.

Per questo ci siamo impegnati a denunciare la costituzione di un fronte 'antifascista' che, sotto l'egida del PD, era strumentale alla difesa dell'UE e contro il governo gialloverde. La manifestazione di San Babila a Milano era stata il simbolo di questa ammucchiata. Poi c'è stato il raduno contro il razzismo, sempre a Milano, contemporaneo e collaterale a quello di piazza del Popolo a Roma dove gli spezzoni impazziti del PD hanno tentato di ricomporsi. Anche in quel di Milano i partecipanti hanno avuto la sensibilità di scendere in piazza contro il pericolo razzista proprio nei giorni in cui sette giovani palestinesi venivano uccisi e centinaia feriti con il solito cinismo nazisionista che però non scuote le anime belle mobilitate dall'ANPI. Ma questo non è razzismo?

Dopo l'operazione 'antifascismo', ecco lo spread. Il gioco si fa duro e lo spettacolo finisce per lasciare il posto a un confronto pesante e alle minacce di far fare all'Italia la fine della Grecia. E' cominciato quindi il ballo con gli indici di borsa e gli interessi sui BPT. Così l'UE e gli europeisti italiani delle transnazionali vogliono riproporre a tutti i costi la loro politica di austerità o perlomeno ricondurre a più miti consigli un governo non omogeneo alle direttive di Bruxelles. Vogliamo ancora insistere sul fatto che il fascismo è alle porte e che l'Italia va in rovina perchè tenta di modificare i rapporti dentro l'UE?

Il travisamento della realtà chiama in ballo a questo punto anche il gioco degli eurostoppisti e degli alternativi di ogni genere che, dopo le chiacchiere di questi anni, di fronte a ciò che sta succedendo si tirano indietro e coprono Martina e Berlusconi. Si ripete ciò che è avvenuto alla chiusura dei porti, quando si vedeva l'albero e non la foresta in questo caso rappresentata dal blocco UE.

Questa situazione, che conferma l'effettivo ruolo di minoranze radicali a servizio del sistema, in cui il padrone tira le fila per utilizzarle al momento opportuno, non può trovarci complici e bisogna fare una scelta. La questione non è schierarsi con il governo in carica, bensì capire quello che sta succedendo e allargare le crepe che si sono aperte. Come?

Facciamo alcune proposte: scendiamo in piazza contro l'UE che attacca e manovra la finanza internazionale contro l'Italia. Scendiamo in piazza per denunciare le guerre di aggressione e il neocolonialismo che producono l'esodo delle popolazioni. Scendiamo in piazza per dire basta agli embarghi che costringono l'economia italiana dentro il quadro economico-militare imperialista e ne impediscono lo sviluppo economico e relazioni a tutto campo nella scena internazionale.

Diamo un segnale che stiamo dalla parte giusta. Tutto questo prima che le crepe si richiudano.

Aginform
4 ottobre 2018

L'anello mancante

La filiera si allunga nei laboratori di 'sinistra' tesi a creare un'alternativa allo stato di cose presente dominato dal governo gialloverde. Ora è la volta del sindaco di Napoli De Magistris che, in occasione di un'intervista sul Fatto Quotidiano, ci spiega la sua strategia sulle elezioni europee del prossimo anno. E ci spiega due cose: primo che ha intenzione di sostenere una sua lista e secondo che questa lista, sganciandosi dalla tradizione novecentesca (?) e dagli 'sfigati di sinistra' (questo riporta il Fatto) proporrà un programma 'antifascista' per battere il populismo montante in Europa e in Italia.

L'appello è rivolto, com'è tradizione, ai 'movimenti' che si muovono nel territorio sulle varie questioni (l'acqua, le donne, la cultura, ecc.) senza che sia specificato il pensiero sull'Europa, nè chi dovrebbe stare in questo fronte 'antifascista'.

E' appena il caso di ricordare che a suo tempo il sindaco di Napoli aveva ricevuto i rappresentanti del governo golpista di Kiev, i seguaci cioè dei nazisti di Bandera che avevano combattuto, com'è noto, a fianco delle truppe hitleriane in Ucraina nella seconda guerra mondiale.

La prima domanda è dunque questa: può il promotore di un fronte 'antifascista' avere per amici gli eredi di Bandera al governo oggi in Ucraina?

I seguaci 'antifascisti' di De Magistris però hanno la bocca buona e pensano che antifascismo significhi stare con coloro che nelle ricorrenze del 25 aprile danno copertura alle brigate ebraiche, espressione di quel sionismo che da decenni opprime e massacra i palestinesi. E con costoro ritengono sia possibile costruire un fronte, del tipo evidentemente di quello registrato recentemente a Milano in piazza San Babila dove sventolavano le bandiere del PD e dell'Unione Europea, mentre a Bruxelles non si faceva niente per suddividere gli immigrati tra i vari stati membri e si riconfermavano invece tutti gli interventi militari NATO e gli embarghi verso la Siria o verso la Russia.

Per quanto riguarda l'Europa poi, la parola 'antifascismo' serve a De Magistris per evitare di esprimersi sugli obiettivi che intende raggiungere. Si tratterà dunque di capire se per lui questa Europa debba sopravvivere e quali ne siano a suo giudizio le caratteristiche e se l'Euro debba rimanere la moneta comune. Insomma qual'è il discrimine della nuova lista sulle questioni sostanziali.

Conoscendo le caratteristiche di Varoufakis, l'ex ministro greco che è sponsor di De Magistris in Italia per il progetto di lista europea, possiamo capire facilmente quale sia l'orientamento. E lo si capisce ancora meglio quando nel suo appello il sindaco di Napoli dice di voler prescindere da idee novecentesche e dagli 'sfigati'.

A quale area politica si rivolge dunque De Magistris? A una nuova sinistra contigua al PD? L'impressione che se ne ricava è proprio questa. Non solo, ma emerge anche che il progetto si lega alla ricostituzione di quella filiera repubblicano-democratico-resistenziale a cui dopo la sconfitta del 4 marzo il segretario del PD Martina invita tutti gli avversari del nuovo governo a partecipare. De Magistris diventa dunque l'anello mancante. La sinistra 'radicale' già si frega le mani pensando di partecipare per superare quota 1,18.

Aginform
26 settembre 2018

Hanno scomodato anche l'ONU!

Michelle Bachelet, Alto Commissario dell'ONU per i diritti umani

Se non avessimo una sinistra a servizio permanente ed effettivo dei grandi protagonisti della globalizzazione economica mondiale (e del loro mercato) - con il seguito dei reggicoda della sinistra cosiddetta alternativa che esprime con un deciso quanto ipocrita 'antifascismo' la sua subalternità al sistema - lo spettacolo politico quotidiano dovrebbe creare una seria indignazione.

Partiamo dall'ultimo fatto. L'alto Commissario dell'ONU per i diritti umani vuole condurre un'inchiesta sul razzismo in Italia. Indubbiamente episodi di razzismo in Italia esistono, ma i fatti non giustificano interventi di questa portata e la scelta di intervenire è palesemente funzionale allo scontro che in Europa e in Italia sta avvenendo tra europeisti targati UE e le tendenze definite 'sovraniste' che preoccupano Bruxelles in vista delle elezioni europee del prossimo anno.

Pensate un po': di fronte ai silenzi e alle tolleranze che si manifestano sui massacri di palestinesi, di yemeniti, di afghani, da parte dell'ONU a guida anglo-franco-americana ci si preoccupa di venire in Italia a constatare il grado di oppressione razziale che subiscono gli immigrati. L'inchiesta non verte sul grado di sfruttamento che gli africani subiscono nelle campagne, ma prende di mira il governo Di Maio-Salvini e qui il cerchio si stringe e ritorna al problema di fondo. Questo governo se ne deve andare e contro di esso la guerra si fa con tutti i mezzi. Da Berlusconi, a Renzi, a Martina - e qualche volta si scomoda anche il papa, come dimostra la vicenda dell'accoglienza al gruppo dei dileguati eritrei.

Lo scontro non è solo politico, è di sistema. Basta osservare chi interviene sui giornali, nelle televisioni, nelle iniziative istituzionali di quelli che il sistema effettivamente gestiscono e potremmo constatare che non si tratta di dibattito politico, ma di convergenza di interessi per liquidare un governo che ha aperto uno squarcio nelle connivenze e negli sporchi interessi che hanno gestito fino al 4 marzo l'Italia.

Ma allora questo è il nostro governo? No, questo è il governo uscito dalle elezioni del 4 marzo dove forze populiste di destra e giustizialiste che in gran parte provengano da sinistra hanno stipulato un patto in cui sono contenuti punti di programma che ci interessano. Questo bisogna dirlo senza reticenze.

E come la mettiamo con Salvini? Se avessimo l'intelligenza politica a guidarci e non l'ipocrita buonismo che anima tutta l'odierna sinistra - da quella che sostiene le guerre umanitarie a quella che si muove per i mercenari curdi intruppati dagli americani ma non si muove per i coreani, per i siriani, per gli iraniani, per i somali e per la fine dell'occupazione, anche italiana, dell'Afghanistan - dovremmo capire che anche Salvini, aldilà del personaggio, ci ha fornito occasioni di intervenire contro l'UE e contro i francesi che hanno scatenato per primi l'inferno libico.

Non sappiamo come finirà questa vicenda del governo giallo-verde, ma una cosa è certa: bisogna lottare fino in fondo contro chi tenta di riprendere in mano la situazione in nome dei globalisti UE e di quella sinistra imperialista che sta preparando le barricate. Contro costoro le barricate dobbiamo alzarle noi e impedire che la breccia che si è aperta si richiuda. Quella breccia anzi dobbiamo allargarla.

Aginform
10 settembre 2018

A proposito dello spirito di San Babila

Protesta in piazza San Babila contro l'incontro Salvini-Orban

E' stata soprattutto Repubblica, seguita a ruota dalle TV di regime, ad esaltare la gloriosa giornata della manifestazione 'antifascista' di Milano in occasione dell'incontro tra Salvini e l'ungherese Orban. A cogliere l'occasione sono stati numerosi gruppi 'antifascisti' di cui elenchiamo le benemerenze.

Iniziamo col PD. Sappiamo tutti qual'è il ruolo criminale che questo partito ha svolto nei vari governi che hanno fatto le guerre e che continua ad appoggiare gli interventi militari della NATO in varie parti del mondo (Mogherini). E' possibile credere che si tratti di antifascisti dal momento che la Costituzione vieta l'uso della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali? Si può tollerare che i carnefici, quelli che hanno prodotto con le guerre di aggressione milioni di profughi e andrebbero portati davanti ad un tribunale sui crimini di guerra, manifestino a sostegno delle vittime? Si può consentire che partecipino a una manifestazione che si definisce antifascista?

Un secondo gruppo di coloro che hanno partecipato alla manifestazione di San Babila probabilmente non si identifica col PD, ma verso costoro ci corre l'obbligo di avanzare il dubbio sulla autenticità dei loro sentimenti. Come mai si sente l'irrefrenabile impulso di scendere in piazza contro Salvini e Orban e non si è scesi in piazza quando è stata aggredita la Libia (da cui peraltro la maggior parte dei profughi può partire proprio grazie alla guerra)? Come mai non si è scesi in piazza contro l'UE (e il governo italiano) che ha appoggiato la sovversione in Siria producendo una catastrofe umanitaria? E come mai molti degli 'antifascisti' di San Babila non sentono il dovere di difendere i palestinesi che vengono quotidianamente massacrati dai nazi-sionisti e oppressi nella loro terra, la Palestina occupata? Difficile credere che a San Babila abbia manifestato l'antifascismo. Questa manifestazione, come dimostra la vasta eco sui media di regime, ha tutt'altro significato. Fa parte di un'operazione politica iniziata da tempo volta a far credere che l'attuale governo non sarebbe altro che un governo di destra contro cui gli sconfitti del 4 marzo giocano la carta dell'unità della sinistra (Veltroni) e dell'ANPI.

Ma c'è un'altra categoria di persone, per cui è d'uso chiamarsi 'compagni', che ha preso l'abitudine di non vedere come stanno in realtà le cose e da chi vengono organizzate. Costoro si dicono antifascisti a prescindere, anzi antimperialisti e solidali con chi fugge dalle guerre. Per questo vanno in piazza contro Salvini e Orban. In questo modo lasciano libero corso a idee sbagliate sulla situazione in Europa dove i più feroci sostenitori dell'imperialismo globale sono proprio quelli che si ammantano di tanti buoni sentimenti sull'accoglienza e i diritti umani, e come tori col drappo rosso si lanciano contro Salvini e Orban come personificazioni del male, incuranti di quel che sta loro intorno. Ma, soprattutto, smaniosi di esibire la loro presunta purezza, non si misurano con la necessità di combattere il nemico principale, quello che ha prodotto le guerre e l'emigrazione e che, come dimostra in questi giorni l'esaltazione servile di McCain, sono ben decisi a proseguire su quella strada. Autismo ideologico e solidarismo mascherano così le posizioni dell'imperialismo di sinistra che hanno conquistato gran parte di quelli che si considerano progressisti o persino comunisti. Puntuale arriva poi l'accusa di rossobrunismo da brandire contro chi denuncia questa realtà. Ma non basta un'occasione come quella di San Babila per attribuirsi patenti di antifascismo. Ci vuole ben altro.

Aginform
1 settembre 2018

Per la rinascita della sinistra popolare

Lo scontro che si è aperto tra il governo gialloverde e l'ancien régime è diventato feroce e si è trasformato in una guerra totale. Le truppe entrate in campo non sono solo quelle dell'esercito elettorale sconfitto il 4 marzo, ma si è messo in movimento tutto il blocco, tanto della destra padronale, con il seguito di giornali, televisioni ed 'esperti' economici quanto, possiamo dire, della 'sinistra' padronale, quella che si esprime con Repubblica e La7 e con i tecnici 'democratici' che consigliano di non parlare di nazionalizzazioni e di non disturbare le relazioni con l'UE.

Nell'agone troviamo tutta quella che politicamente si definisce sinistra, completamente schierata col fronte padronale. L'attacco principale però proviene dalle truppe del Nazareno, Forza Italia e PD che, essendo impresentabili come partiti, mandano avanti i guastatori: giornalisti, esperti, amministratori locali. Poi c'è l'esercito dei buonisti che dopo essere stati i fautori di guerre in mezzo mondo, con gli USA e la NATO, ora si sono scoperti sostenitori degli immigrati, a prescindere da ciò che si muove attorno a questo fenomeno e nonostante siano loro stessi con le guerre ad aver favorito l'emigrazione. Sono le truppe ausiliarie del cosiddetto 'fronte repubblicano', quello della nuova destra che, sentendosi mancare la terra sotto i piedi, tenta la prova di forza finale cercando di far dimenticare che Jugoslavia, Libia, Iraq, Afghanistan, Yemen, Somalia sono stati devastati dalla NATO e dai suoi alleati, tra cui l'Italia. Sono quelli che sostengono, con l'UE, la guerra in Siria e non mancano di schierarsi con i nazisionisti israeliani e il genocidio dei palestinesi. Sono quelli che invocano i diritti umani quando servono per giustificare i bombardamenti devastanti sulle popolazioni e il neocolonialismo verso i popoli martoriati. A sostenere il 'fronte repubblicano' troviamo anche, con il ruolo di ascari, il movimento degli 'alternativi' che da decenni rappresentano la base del trasformismo della sinistra radicale e usano le cortine fumogene dell'ideologia per nascondere il loro vero ruolo.

Se il 4 marzo Berlusconi e Renzi hanno avuto la sconfitta che conosciamo è perchè milioni di italiani hanno detto no a questi signori. Da qui è nato il governo giallo-verde e il contratto tra Lega e 5 Stelle. Una delle operazioni in corso delle truppe sconfitte il 4 marzo e dei loro ascari sta nel far credere che il governo in carica sia un governo di destra. Ebbene, dobbiamo avere il coraggio di dire che non è il governo della destra, ma una risposta di massa allo sfrenato liberismo e lassismo che ha caratterizzato l'Italia di questi anni e possiamo dire che è l'inizio del cambiamento.

Questo cambiamento non va in linea retta, subisce pressioni interne e internazionali e pulsioni anche negative, ma da questo bisogna partire per evitare innanzitutto che questo tentativo venga travolto e cominci la rimonta della destra vera, quella che fa capo a Renzi e Berlusconi e al fronte repubblicano che si va costruendo. Il tempo stringe e non dobbiamo attendere che il nemico ingrossi le file. I 'nazareni' hanno capito la lezione e stanno affilando le armi e intessendo collegamenti. Il fronte repubblicano nascerà da questo connubio.

Che fare dunque ?

Il primo compito che abbiamo è proprio quello di chiarire a livello di massa che non c'è di fronte a noi un governo di destra, ma l'inizio di un cambiamento anche se contradittorio. Nostro dovere dunque è spingere la gente a partecipare allo scontro in atto ma sul versante giusto. Soprattutto tra le nostre file, tra i compagni e le compagne, dobbiamo fare in modo che questa cosa venga capita. Non dobbiamo consegnare alla destra, al fronte repubblicano e ai suoi ascari, un patrimonio di lotte e di intelligenza politica confondendoci con le sue urla. Questo patrimonio deve essere utilizzato in tutt'altra direzione. Da qui nasce l'esigenza di capire come muoversi, chiarire la situazione, ma anche intervenire. C'è bisogno di rimboccarsi le maniche.

Lo scontro di questi mesi ci ha già fornito un buon numero di occasioni per prendere iniziative, ma queste occasioni non sono state utilizzate. Lo scontro che si è aperto con l'Europa, ad esempio, sulla questioni degli sbarchi sarebbe stata un'ottima occasione per rovesciare le parti. L'Europa 'democratica' non vuole saperne di immigrazione dopo avere aggredito i paesi da cui vengono i profughi. Perchè non siamo scesi in piazza contro questa Europa, le sue guerre, i suoi crimini? Bisogna cominciare a farlo, questo è il nostro compito di internazionalisti e non quello di parlare di integrazione di nuovi schiavi a servizio del capitale. Questi candidati alla schiavitù occidentale devono essere incoraggiati ad affrontare lo scontro coi neocolonialisti e con la borghesia compradora e a liberare i loro paesi dallo sfruttamento imperialista e dalla miseria.

Ci sono state molte altre occasioni, dalla sanità alle pensioni, dalla scuola alla giustizia per dare un contributo alla chiarezza su come il governo sta operando. Ma l'unica voce che si è sentita, a proposito del Decreto Dignità, è stata quella della Confindustria e quella del fronte padronale sul crollo del ponte Morandi.

Quando ci decidiamo ad entrare in ballo? Lo diciamo sopratutto a quelli che hanno capito che qualcosa non quadra nella storiella del governo di destra. A recitare la parte è rimasto solo un desolante Martina che, dal fronte dei criminali di guerra, tira la volata alla destra politica e confindustriale. Ma ci sembra che arranchi come un disco spezzato che dice sempre la stessa cosa.

Osare combattere, osare vincere era l'incitazione del presidente Mao. E questo ci sembra il momento di raccoglierla.

Sappiamo che questa scelta deve fare però i conti con due cose: la mancanza di un retroterra organizzato e l'assenza di un pensiero forte. Chi pensa però che si possa affrontare la situazione con un lavoro a latere, prescindendo dai tempi politici, rischia di arrivare quando i buoi sono scappati, lasciando la piazza alla destra, agli ascari del fronte repubblicano e agli imperialisti di sinistra pro UE.

Aginform
24 agosto 2018

IL RE E' NUDO
ed è il momento di cambiare musica

Contrariamente a chi, da 'sinistra', ci parlava del nuovo governo come governo della destra e si apprestava a cantare Bella ciao col PD, è avvenuto che, prima col 'decreto dignità', poi con ciò che sta emergendo dopo il crollo del ponte, il peggio della società italiana, Confindustria, giornaloni, berlusconiani di varia estrazione, piddini e sofisticate interlocuzioni culturali al servizio di una opposizione sgangherata, hanno scoperto le carte e vanno a testa bassa contro Salvini e di Maio. La Confindustria, ad esempio, sostiene che in Italia la libera iniziativa è minacciata dai provvedimenti sui contratti a termine e sulla delocalizzazione e FI e PD sostengono che la rescissione del contratto con Atalantia è una minaccia alla libertà di fare accordi tra stato e privati cioè di speculare coi soldi pubblici.

E' dunque una politica di destra quella del nuovo governo? Si può dire questo? E se così fosse, come mai la vera destra, dai padroni ai tangentari di stato, a targa PD o berlusconiana, si agita tanto e tenta disperatamente di impedire che le cose cambino? Forse nell'analisi di una sedicente sinistra alternativa qualcosa non quadra.

Si dirà però che in questo governo c'è Salvini che impedisce gli sbarchi, ma noi aspettiamo ancora che i buonisti mettano in campo una seria azione antimperialista contro le guerre, la globalizzazione e la neocolonizzazione dell'Africa, che faccia capire agli italiani quello che sta avvenendo nel mondo e impedisca così lo sviluppo di atteggiamenti razzisti legati agli immigrati. Ma di tutto questo non c'è traccia e il motivo l'abbiamo spiegato più volte. Quella sinistra che si dichiara contro le guerre è in realtà una sinistra filoimperialista che nega il carattere positivo dello scontro in atto nel mondo contro gli USA e i loro alleati, dalla Somalia all'Afghanistan passando per la Siria, il Libano, l'Iran, e ha creduto di potersi salvare l'anima facendo riferimento ai curdi siriani quando si sono messi al servizio degli americani, così come avevano fatto quelli iracheni, i quali peraltro hanno anche ottimi rapporti con gli israeliani.

Allora ci va bene il governo Salvini-Di Maio? A noi va bene che questo governo prenda decisioni che vanno nella direzione giusta, in Italia come in Europa. Ma sarebbe auspicabile e necessario che nella nuova situazione si mettesse in campo una forza popolare e autenticamente di sinistra e antimperialista che, partendo da questa nuova situazione, definisca un disegno strategico che vada oltre il patto di governo. Questa forza dovrebbe avere non solo la funzione di rafforzare alcuni punti del programma di governo (Ilva, sanità, Alitalia, pensioni, giustizia, rapporti con l'UE), ma di allargare gli orizzonti su questioni generali come i rapporti internazionali, la politica di Bruxelles, la modifica del modello di sviluppo. Sappiamo che questa forza non esiste, ma bisogna crearla, partendo da una profonda modificazione della cultura che ci portiamo appresso sul concetto di sinistra. Il PD e i cespugli che gli ruotano attorno non sono sinistra, sono la vera destra. Ma lo scontro si deve allargare anche nei confronti di quella che viene definita sinistra radicale che altro non è, anche nelle sue versioni elettoralistiche, che un miscuglio di vecchi luoghi comuni che nella fase attuale non possono avere altra funzione che quella di aiutare il PD a risalire la china e di allargare il trasformismo. Una sinistra radicale a servizio della vera destra.

Aginform
19 agosto 2018

Il dito sulla piaga

Le reazioni a una nota di Aginform e la nostra risposta

Caro Ivan,
credo che la discussione che si è aperta [vedi gli antecedenti qui] sulla nota "Godiamoci lo spettacolo" pubblicata da Aginform che abbiamo spedito al gruppo Pubblico Impiego In Movimento possa riassumersi in tre punti: la valutazione sulla questione degli immigrati, la valutazione della situazione geopolitica e il giudizio da dare sul governo gialloverde. Andiamo per ordine.

[leggi tutto]

Godiamoci lo spettacolo

Dobbiamo dire di essere fortunati perchè non è accaduto spesso di vedere uno spettacolo come quello di un governo che viene attaccato, da destra e da 'sinistra', da tutte le forze che hanno tenuto banco in questi decenni e rappresentato il potere in Italia: Confindustria, Berlusconi, PD, TV di stato, giornali berlusconiani, Repubblica e, assieme a questi, uno stuolo di 'esperti' che pontificano contro Lega e 5Stelle guidati dalla 7 di Mentana.

Basterebbe questo per capire il senso di marcia della situazione, ma tutto concorre a creare un polverone per nascondere le cose. Eppure basterebbe porsi alcuni interrogativi per spiegare ciò che sta accadendo.

Perchè la Confindustria si preoccupa dei suoi associati? Perchè il PD cerca di trovare, senza riuscirci, una linea di ferrea opposizione e, infine, perchè anche Berlusconi, ormai senza esercito, attacca pesantemente Salvini?

La risposta può essere una sola. La casta non solo sta perdendo le leve del potere ma, col nuovo governo, vengono messi in discussione due principi che hanno sempre rappresentato le basi su cui i vecchi ceti hanno governato. L'Europa über Alles e il liberismo sfrenato in economia e nelle politiche sociali. Ora costoro si trovano di fronte un Salvini che scuote l'Europa sulla questione immigrati e Di Maio che vara provvedimenti di contrasto che invertono la tendenza alle scelte antisociali dei governi precedenti.

Il blocco antigovernativo credeva che per bloccare la marcia del governo bastasse un po' di allarmismo, ma così non è stato. I servi di Bruxelles pensavano che le decisioni di Salvini sarebbero state demolite dalla Merkel e da Juncker, che invece hanno dovuto accettare un faticoso compromesso. E l'opinione corrente, a 'sinistra', era che Salvini stesse fagocitando Di Maio e così avremmo avuto un bel governo nazionalsocialista. Questa previsione non si è però avverata perchè Di Maio ha rilanciato il suo ruolo col decreto dignità.

Insomma, il patto di governo va avanti e questo sta costringendo la casta a moltiplicare gli sforzi. Intanto però deve accusare una prima sconfitta, che non aumenta certo la sua credibilità soprattutto in termini elettorali. In termini calcistici potremmo dire che siamo al 2 a 0.

Tra le forze messe in campo dalla casta ci sono anche gli imperialisti di sinistra che accentuano il loro buonismo e aumentano il loro impegno con le ONG, nella piena consapevolezza del ruolo che queste stanno svolgendo nel favorire l'emigrazione 'sporca', e evitano invece accuratamente di parlare di quello che sta accadendo nel Mediterraneo in termini di guerre e di nuove colonizzazioni.

A 'sinistra', il primo effetto che la nuova situazione sta producendo è una sorta di assenza di prospettive. L'area dell'1% (il riferimento è ai risultati elettorali raggiunti da Potere al Popolo) si sta già dividendo. C'è chi vagheggia una sorta di comitato di liberazione nazionale contro il governo della 'destra' (a guida PD ovviamente); chi, per ragioni di bottega, strizza l'occhio ai 5Stelle e quindi si barcamena e chi, infine, rimanendo col cerino in mano, si farà sopraffare dalle manovre per le elezioni europee già in atto a livello continentale tra le forze di nuova socialdemocrazia.

Godersi lo spettacolo dunque va bene, ma non possiamo limitarci a questo. Non possiamo permetterci di stare a guardare e anzi bisogna sforzarsi nella nuova situazione di individuare un terreno autonomo di intervento.

Tre questioni ci sembrano importanti. Preparare l'astensionismo per le elezioni europee per accentuare la crisi dell'UE, aprire il discorso contro il buonismo e la sinistra imperialista parlando di guerre, neocolonialismo ed embarghi; misurarsi con le scelte del governo in materia di provvedimenti sociali coinvolgendo gli interessati (se si deve parlare di democrazia questo è il metodo).

Aginform
25 luglio 2018

Gli uomini (e le donne) con la maglietta rossa

Se ancora ci fosse bisogno di dimostrare che cosa c'è veramente dietro alla questione emigranti e a confermare le ambiguità che gravano sulle vicende che coinvolgono drammaticamente milioni di persone, è arrivata l'iniziativa di don Ciotti di indossare le magliette rosse in ricordo delle vittime annegate nel Mediterraneo.

A parte ogni considerazione sul ruolo di don Ciotti e, aggiungiamo, di Saviano, come coscienza buona che fa da foglia di fico al marcio di questa società, rimane il fatto che ad indossare le magliette rosse sono stati personaggi come Martina, Orfini e tanti altri come loro che in occasione delle guerre di sterminio che sono state condotte dalla NATO e quindi anche dall'Italia in Medio Oriente e altrove non hanno indossato un bel niente. Anzi hanno condiviso.

Come mai i carnefici si inginocchiano di fronte alle vittime e indossano la maglietta rossa, simbolo del sangue, distinguendo tra sangue e sangue, laddove prevale comunque il sangue versato per i loro bombardamenti e per le guerre che essi hanno organizzato?

Tutto questo riporta alle questioni che da tempo andiamo ponendo e precisamente:


1) Cosa c'è dietro all'organizzazione di questo esodo biblico? Certamente c'è la guerra, ma chi sono i responsabili delle guerre e perchè si parla delle vittime e non dei carnefici, al punto che questi sono 'legittimati' ad indossare le magliette rosse? Per loro sarebbe più adeguato un tribunale internazionale contro i crimini di guerra.

2) Oltre la guerra però ci sono i governi europei, tra cui l'Italia, che in questa vicenda dell'emigrazione fanno affari e ridisegnano la presenza coloniale in Africa. Libia, Ciad, Niger, Mali sono diventati protettorati in cui il confine tra affari e occupazione militare è molto labile. E il controllo avviene anche con la politica dell'accoglienza, che diventa un canale per le potenze neocoloniali. Domandiamoci perchè la Merkel ha accolto centinaia di migliaia di profughi siriani dopo aver contribuito a distruggere il loro paese. Il bastone e la carota.

3) I sostenitori del neoliberismo e della mondializzazione si preoccupano di tenere aperti i canali dell'immigrazione anche perchè gli immigrati rappresentano i nuovi schiavi con cui si abbassano i costi e si alimenta la concorrenza tra lavoratori. Bloccare i flussi significa per loro bloccare una risorsa aggiuntiva per aumentare i profitti. Ecco perchè l'accoglienza gode di un così vasto consenso "umanitario" della classe politica, giornali, partiti ecc.

4) Infine la sinistra. Quella delle magliette rosse è la sinistra imperialista, quella che ha condiviso e fatto le guerre 'umanitarie'. Nessuno ne parla nel contesto del dibattito tra "buonisti" e "salviniani", ma questo è il perno della questione. In questo senso dunque bisogna uscire dal buonismo e porre le cose come veramente stanno, tra l'altro anche per togliere a Salvini la possibilità di dare la sua versione di destra di ciò che sta accadendo e puntare il dito contro gli immigrati. L'immigrazione è conseguenza delle guerre imperialiste condotte dai "buonisti".

5) Tra i "buonisti", oltre alla sinistra imperialista vera e propria, ci sono poi i movimenti di solidarietà. Questi non si sono minimamente posti la questione di politicizzare gli immigrati contro i responsabili delle guerre che li hanno spinti a fuggire e contro i regimi africani che sono in combutta con l'occidente e sono responsabili delle loro miserie e del saccheggio delle loro risorse.


Bisogna dunque cambiare musica, ma fintanto che il pensiero dominante sarà costituito dalla sinistra imperialista, Salvini avrà vita facile.

Aginform
11 luglio 2018

La ruota della storia

Da: infosannio.wordpress.com

Marx (nel Manifesto) scriveva, riferendosi ai vecchi ceti reazionari, che non è possibile riportare indietro la ruota della storia quando le cose si mettono in movimento. Sono bastati un paio di mesi per dimostrare che anche stavolta questa verità si conferma. Difatti, nonostante le campagne mediatiche di dimensioni mai viste, lo scossone prodotto da Salvini (col consenso di Di Maio) sulla vicenda immigrati sta scuotendo l'Europa e costringe i patron dell'UE, Merkel e Macron, a fare i salti mortali per evitare che la situazione sfugga loro di mano.

Una considerazione preliminare su questo va fatta. Nonostante le cortine fumogene mediatiche, è sotto gli occhi di tutti che gli europeisti hanno perso la faccia e si sono mostrati col loro vero volto, quello di un comitato d'affari che si divide ogni qualvolta gli interessi di bottega non tornano. Quale risultato migliore si poteva ottenere? E' bastato che un Salvini qualsiasi puntasse i piedi sugli sbarchi perchè il castello di carta di Bruxelles, la sua politica 'comunitaria', cadesse in frantumi.

Quelli che vorrebbero riportare indietro la ruota della storia gridano al fallimento delle scelte salviniane, ma i fatti sono lì a dimostrare che stavolta non va a finire come con la Grecia. Anzi. Siamo solo agli inizi di una fase in cui la sopravvivenza dell'UE diventa sempre più incerta. Una domanda andrebbe dunque fatta a chi in questi anni si è sbracciato con gli slogan di uscita dall'euro e dalla UE: quali sono i processi reali che stanno modificando la situazione e come è possibile inserirsi in questi processsi per avviarli nella direzione giusta?

Abbiamo detto fin dall'inizio che le elezioni del 4 marzo non potevano essere considerate un avvicendamento parlamentare tra destra e sinistra (e non a caso FI è rimasta fuori e all'opposizione), bensì una rottura di equilibri che avrebbe passato il segno e così sta avvenendo. Ovviamento non ci si deve illudere che le cose andranno comunque bene e che ci sia solo da aspettare.

I rischi che corriamo sono di diverso tipo. Non si può ignorare anzitutto che a gestire lo scontro è Salvini e che egli ha come retroterra una situazione europea che marcia verso destra, Germania compresa. Il contenzioso con gli USA sui dazi e le manovre denunciate da Juncker degli americani che vogliono dividere e indebolire l'Europa per ragioni di concorrenza sta ormai nell'ordine delle cose e solo il cretinismo antieuropeista della nostra sinistra radicale non è in grado di individuare, nel suo autismo, passaggi concreti per una battaglia contro questa Europa. Nei giorni scorsi ad esempio, i buonisti, che normalmente costituiscono la sinistra imperialista, non hanno affatto pensato che di fronte ai giochi di Macron e della Merkel bisognasse scendere in piazza per denunciare il cinismo verso gli emigranti e le guerre che hanno provocato questa situazione.

Insomma, se vogliamo evitare brutte sorprese bisogna svolgere un ruolo di intervento attivo sui passaggi che la situazione presenta e che vanno spiegati alla gente. Di questo bisogna saper discutere e anche sul versante 5Stelle. Di Maio cerca di controbilanciare l'ascesa di Salvini portando avanti i provvedimenti sociali annunciati nel programma. Si tratterà di vedere se la montagna partorirà il topolino o se si fa sul serio. La cosa finora non è affatto chiara e anche qui bisognerà allertare gli interessati, pensionati e disoccupati in primis.

Insistiamo nel dire che indietro non si torna e non si deve tornare, semmai si tratta di vedere come andare oltre.

Aginform
2 luglio 2018

MA COME SONO BUONI !

Considerazioni sull'imperialismo di sinistra
e sulla corrente arancione della sinistra italiana


2011: le basi per la guerra in Libia
da www.limesonline.com

Non è da ora che andiamo denunciando la necessità di aprire una campagna contro la sinistra imperialista, cioè quelli che si proclamano contro la guerra ma coprono da anni le avventure militari della NATO e dell'Italia che dentro l'alleanza atlantica opera a pieno titolo. I responsabili di questa politica di guerra dovrebbero da tempo essere consegnati alla giustizia internazionale per i loro crimini, ma invece vengono ancora considerati persone rispettabili e 'di sinistra' in Italia come in Francia, in Germania e in altri paesi europei.

Di chi stiamo parlando? Innanzitutto del PD e dei suoi contorni di sinistra che ogni giorno denunciano a fosche tinte la crudeltà salviniana contro i profughi dell'Aquarius e questo dopo che l'Italia ha partecipato e partecipa ancora oggi alle missioni di sterminio in mezzo mondo. Dobbiamo elencarli? Jugoslavia, Afghanistan, Libia, Palestina, Somalia,Yemen, Siria, tutti quei paesi dove direttamente o indirettamente le forze della NATO sono intervenute o, come nel caso della Palestina, hanno catalogato gli eccidi come incidenti di frontiera. I nazi-israeliani, ricordiamoci, fanno parte del fronte di guerra imperialista.

Ci sono poi, in seconda fila, quelli che si vergognano a dire le cose come stanno e sfogano il loro coraggio trovando nelle nicchie curde il loro punto di riferimento che poi, guarda caso, è anche quello degli americani e degli israeliani. Antimperialisti per caso viene voglia di dire.

Ma dove si sta passando il segno è sugli immigrati! I cuori teneri di quelli che si defiscono di sinistra sono impegnati da tempo nella campagna sull'accoglienza senza affrontare la questione centrale. Perchè a centinaia di migliaia fuggono dall'Africa e dal Medio Oriente? Tutti sanno perchè, ma i buonisti dell'accoglienza, comprese le ONG, non parlano delle guerre e di chi le ha prodotte e quindi di chi è responsabile delle migrazioni. Se si facesse una campagna in questo senso almeno gli italiani capirebbero e i responsabili veri dovrebbero dar conto del loro operato. Invece si lascia a Salvini l'onore e l'onere di occuparsene, con tutto quello che consegue in termini di crescita della destra. Non di solidarietà c'è dunque bisogno ma di lotta contro le guerre. Questo sì depotenzierebbe l'aggressività razzista e indicherebbe l'Europa di fronte ai popoli come responsabile di ciò che sta avvenendo. Altro che ripartizione dei profughi per quote.

Anche sul discorso dell'integrazione, come su quello dell'accoglienza, bisogna dire le cose come stanno. Ai giovani africani e mediorientali non dobbiamo dire 'integratevi', dobbiamo indicare invece la strada della lotta per l'indipendenza dei loro paesi come sbocco dalla situazione in cui il neocoloniasmo occidentale e le guerre dell'Europa li hanno gettati. Questo è accaduto in passato in Cina, in Vietnam, in Algeria e in tanti altri paesi in cui si è sviluppata la guerra contro l'imperialismo e per l'indipendenza nazionale. A quel tempo non abbiamo sostenuto i profughi. Abbiamo sostenuto le lotte di liberazione. Gli arancioni, quelli finanziati da Soros, e che rappresentano la 'sinistra' dello schieramento imperialista spingono le cose in altra direzione, per questo vengono sponsorizzati in vario modo.

Dell'accoglienza fa parte anche la questione dello sfruttamento degli immigrati nelle campagne e negli altri posti dove si colloca manodopera a basso prezzo. Dobbiamo denunciare questo sfruttamento, ma avere in mente che l'operazione immigrati fa parte di un processo globale che si vuole definire irreversibile e 'oggettivo'. Ma irreversibile e oggettivo per chi? Uno degli obiettivi del capitalismo internazionale è l'abbassamento dei costi non solo con la concentrazione e la tecnologia, ma anche dividendo i lavoratori e aumentando la concorrenza tra di loro per poter abbassare i salari. Si dice che l'assorbimento di mano d'opera è dovuto all'invecchiamento della popolazione. Ebbene quasi il 50% dei giovani italiani è senza lavoro. Questo dovrebbe aiutare a capire quale contraddizione è stata introdotta nel contesto italiano e l'evoluzione politica che può avere.

Se non vogliamo il fascismo in casa nostra dobbiamo combattere l'imperialismo di sinistra e i nuovi arancioni.

Aginform
19 giugno 2018

E adesso?
Considerazioni post elettorali

Se è senz'altro utile bloccare, con un dibattito aperto, la deriva 'arancione' degli alternativi che torna utile alla ricomposizione del fronte preteso 'democratico-antifascista' targato PD, è anche vero che si pone il problema di discutere come ci si muove nel nuovo contesto. Per ora la questione è puramente teorica o, meglio, è una pura prefigurazione di scenari operativi, mancando gli strumenti adeguati per influenzare in qualche modo la situazione.

Partiamo dalla situazione internazionale da cui dipendono le sorti anche dell'Italia. Dopo le minacce dell'UE e della NATO al nuovo governo sulle possibili scelte in merito a Russia ed Euro è arrivato il G7 che ha dimostrato la totale confusione nella compagine che dovrebbe governare l'occidente capitalistico (più il Giappone). Gli USA ormai sono proiettati verso una gestione unilaterale dei rapporti internazionali certificando, col disinteresse di Trump, che non hanno più bisogno di una visione collegiale delle relazioni economiche, politiche e militari. Ancora una volta America first, stavolta in versione isolazionista.

L'Europa è costretta, obtorto collo, a scegliere la sua strada. Nell'incontro canadese questo non sembra che sia accaduto; la Merkel rimane ancorata ai vecchi schemi di sudditanza atlantica e ripropone le sanzioni alla Russia senza accorgersi di essere spiazzata da Trump. Il nostro presidente del Consiglio ha cercato di far capire che anche lui era contro le sanzioni alla Russia, ma sembra che sia stato risucchiato da una assurda solidarietà continentale. La crisi si sposta quindi in Europa.

Putin, così odiato dagli arancioni italiani, ha risposto in modo signorile di essere poco interessato al salotto buono del G7 e di avere per il futuro altri progetti. Non è un caso che parallelamente all'incontro in Canada fosse in corso la riunione degli 'asiatici' con Putin, Xi Jinping e gli altri partner del gruppo di Shanghai. La risposta di Putin e l'incontro in Cina ci dicono dunque che oggi l'occidente non è il centro del mondo, ma solo una parte, per di più in crisi. E da questa crisi Trump, con provvedimenti economici e militari, sta tentando di uscire buttando a mare i suoi alleati storici.

L'Europa nei prossimi mesi sarà dunque investita da un terremoto che vedrà le sue strutture messe in discussione in assenza di una progettualità che sia adeguata ai tempi, come emerge dalle posizioni di Francia, Germania e Regno Unito, che hanno coinvolto a quanto sembra anche l'Italia, che rischia di fare la fine del vaso di coccio.

A questo si aggiunga che la vicenda dei dazi è il sintomo di un aumento di aggressività nella concorrenza economica internazionale che avrà effetti devastanti per paesi come l'Italia e inciderà sulle condizione sociali e sullo sfruttamento della manodopera.

Il governo che si è appena costituito, nonostante le intenzioni, è stretto dalla situazione oggettiva e dal partito dello spread, di cui il PD è capofila, e non potrà resistere facilmente. Potrebbe accadere perciò quello che si è verificato in Grecia con Tsipras e che si arrivi cioè ad accomodamenti suicidi. Dal cambiamento si passerebbe alla degenerazione. Per evitarlo bisogna presentare il conto a chi questo cambiamento ha promesso. In questo sta la sfida da lanciare, fuori da ogni logica 'arancione ' a servizio di Soros e del PD.

La sfida riguarda la rottura della solidarietà europea su embarghi, politica di guerra e austerità e insieme la fine della gestione antisociale e liberista dell'economia italiana. La difesa di questa Europa è il contrario di tutto questo.

Aginform
9 giugno 2018

Abbandonare le illusioni

Torino: il PD si aggrappa al diktat di Mattarella del 27 maggio

Nel corso di questa crisi, che ha avuto l'esito che conosciamo, cioè la formazione di un governo Lega-5stelle, molti hanno pensato che i processi di trasformazione del quadro politico potessero essere riportati al punto di partenza. A questo si sono dedicati in modo vergognoso i sacerdoti della stampa di regime e le forze politiche che hanno sentito crollare le loro certezze. Sembrava quasi che costoro, dopo il diktat di Mattarella, stessero per raggiungere l'obiettivo, ma il precipitare della situazione ha rimesso tutto in discussione e si è verificato quello che qualcuno di noi aveva sottolineato fin dal principio e cioè che si era messa in moto una situazione di fatto irreversibile.

Questo è il dato di fondo che è emerso, ben aldilà delle caratteristiche delle forze politiche che stanno rubando la scena. Invece nei giorni scorsi abbiamo visto riproporsi la solita storia di chi vede l'albero e non la foresta. In questo caso la foresta è rappresentata dalla messa in discussione del principio su cui sono fondati i rapporti tra componenti della UE e sulla politica da questa portata avanti. Una cosa che avrebbe dovuto suscitare l'interesse di quanti da anni stavano strillando contro Bruxelles e la sua politica. Ma invece di capire che leghisti e 5stelle sono l'espressione di questo capovolgimento, è scattato - in malafede e non solo per cretinismo politico - il richiamo dell'appartenenza ideologica per coprire responsabilità e incapacità.

Il PD, a corto di argomenti, si è stretto attorno alla difesa, assai problematica, delle prerogative presidenziali, proponendo l'unione sacra contro i nuovi barbari.

La sinistra autistica, invece di capire il ruolo che in questo contesto avrebbe dovuto svolgere, si è attaccata per lo più a logiche identitarie. Le questioni principali in ballo erano due: il golpe Mattarella del 27 maggio e l'apertura di una fase di governo non allineata alla politica UE, contro cui il golpe era diretto. Ma la sinistra autistica non l'ha capito, e nessuno è sceso in piazza contro il golpe pro UE di Mattarella né si è soffermato a riflettere su ciò che stava accadendo. Questo ha permesso al presidente della Repubblica di uscire fuori dalla crisi da lui stesso provocata.

Dunque, se è vero - come è vero - che la questione del governo, di questo governo, è legata al destino di questa Europa e se è vero che la situazione sta smottando anche in rapporto a ciò che sta avvenendo nel rapporto tra Europa e USA, con l'accumularsi dei contrasti, come si vede tra l'altro dalla guerra dei dazi, qual'è la prospettiva che ci aspetta e come sarebbe opportuno che i (pochi) comunisti rimasti si muovessero?

In primo luogo dovrebbero spingere perchè il processo reale contro questa Europa vada avanti senza attardarsi in pratiche eurostoppistiche che lasciano il tempo che trovano. Dovrebbero quindi smettere di gridare al lupo, quando il vero lupo ce l'hanno in casa ed è rappresentato dagli 'antifascisti' di facciata e dai difensori di una Costituzione negata nei fatti.

In secondo luogo dovrebbero sforzarsi di capire quali sono i meccanismi reali che mettono in crisi, in Europa e nel mondo, gli equilibri del vecchio sistema imperiale di cui l'Europa fa parte e che cosa questo comporta in termini geopolitici, militari, economici. E a partire da questo dovrebbero far derivare una concreta prospettiva politica.

In terzo luogo dovrebbero pensare, prima che sia troppo tardi, a come va tessuto un rapporto organizzativo che sia adeguato a questa fase, evitando ogni logica del tipo di quella degli arancioni della 'sinistra alternativa'.

Soprattutto si deve considerare che il nostro futuro è legato a una prospettiva di guerre e a una dinamica economica del tipo degli anni '30 del secolo scorso, che può essere affrontata solo agganciandosi a dinamiche reali e livelli organizzativi adeguati.

Tenendo conto di questo, che è il minimo comune denominatore, si può ipotizzare di aprire una discussione tra comunisti.

Aginform
1 giugno 2018

Colpo di stato!

Quando gli elettori sbagliano a votare si provvede con altri mezzi.

Aginform
27 maggio 2018

La battaglia è iniziata

Scriviamo quando la vicenda iniziata dopo le elezioni del 4 marzo non è ancora conclusa. Non per anticiparne le conclusioni, ma perchè non ci sentiamo spettatori bensì partecipi della battaglia in corso, nel senso che - pur mantenendo tutta l'autonomia di comunisti - capiamo che i suoi esiti sono molto importanti per il futuro e ne viviamo i passaggi e capiamo anche che non tutto si concluderà con un no o un sì al governo Salvini-Di Maio. Lo scontro è destinato a protrarsi nel tempo.

Vogliamo ribadire ciò che abbiamo scritto all'indomani delle elezioni: il risultato costituisce un fatto di straordinaria importanza perchè rompe lo schema tradizionale della dialettica politica italiana, mettendo all'angolo il fascio-renzismo che ha rappresentato negli ultimi anni il colpo più duro contro i lavoratori e la maggioranza degli italiani.

Questo fatto, come è ovvio, ha scatenato una reazione rabbiosa, da destra e da sinistra.

A destra Berlusconi, che credeva di poter guidare la sua coalizione portandola come garanzia di continuità della tradizione europeista moderata, si è trovato scavalcato dalla Lega e ha dovuto rapidamente cambiare ruolo ritagliandosi quello del frenatore. Ma ingabbiare Salvini non era né facile né possibile e quindi ha dovuto, obtorto collo, accettare l'ostracismo da parte dei Cinque-stelle. L'ex cavaliere non è stato colpito a morte, ma il colpo pentastellato è andato a segno, ed è andato a segno anche quello di mettere all'angolo il PD e aumentarne visibilmente le contraddizioni. La reazione che si è scatenata contro la prospettiva del governo giallo-verde non è solo partitica, ma si estende a tutta l'impalcatura del vecchio sistema della cosiddetta società civile, ai giornali e alle televisioni, agli 'esperti' chiamati a dare il loro alto parere con le stupidaggini dei saccenti. E, cosa incredibile, a tirare la volata sono proprio i giornali della destra, quelli berlusconiani. Allora perchè Berlusconi non rompe? Per il semplice motivo che questa rottura sarebbe anche la fine del suo sogno governista, meglio dunque lavorare al sabotaggio e puntare al fallimento della coalizione giallo-verde. Questo a destra.

E a sinistra che cosa succede? Si cerca innanzitutto di accreditare l'immagine di un governo di destra, contro cui organizzare una nuova resistenza. All'appello ha già risposto LeU per bocca di Speranza, ma è verosimile che anche il movimento arancione degli 'alternativi' sarà spinto a tirare la volata a una 'sinistra' risorta. Il fronte che si muove contro l'accordo Lega-Cinquestelle è dunque ampio e convergente e naturalmente entrano in ballo anche i commissari europei, la borsa e lo spread.

A questo punto la domanda è: perchè, da destra e da sinistra, c'è una convergenza così ampia, con il Financial Time che parla dei 'nuovi barbari' al governo dell'Italia? Forse perchè si parla finalmente di cambiare le regole del gioco in Europa, rivedere la Fornero, decidere sul reddito di cittadinanza e su tante altre cose che - sotto l'egida di un governo 'modernamente di sinistra' - hanno reso così tragica la situazione sociale in Italia? E come mai tanta gente perbene ha perso il normale savoir faire politichese e si è lanciata violentemente nella mischia?

Tra le cose che sono saltate in questo periodo c'è anche la capacità di comprendere e interpretare il corso degli avvenimenti da parte di una sinistra defunta e questo spiega anche i risultati autistici delle sue liste 'alternative'.

La tragedia è che la situazione è in marcia, ma manca una forza strategica che possa intervenire in modo giusto per sfruttarla.

Aginform
17 maggio 2018


La rivoluzione del 4 marzo

20 giugno 1789: il giuramento della pallacorda
da www.glistatigenerali.com

Molti hanno stentato a capire che le elezioni del 4 marzo, aldilà della percezione dei vincitori, hanno rappresentato in Italia una sorta di rivoluzione, un punto di non ritorno dalla palude in cui stagnava la politica italiana.

Il terremoto era in parte annunciato, ma si trattava di voti e di percentuali che nascondevano il dato principale, che era di sostanza: la maggioranza dei votanti (oltre al 27% di astenuti) ha deciso di uscire dalla vecchia politica fatta di manovre, inciuci e interessi consolidati e di esprimere domande da cui non era e non è possibile derogare.

Vero è che le promesse possono anche non essere mantenute, ma i rosigoni del PD fanno male a pensare che in futuro ci potranno essere recuperi a loro favore. Non hanno capito che il voto del 4 marzo ha espresso contro il renzismo una rabbia molto profonda e solo l'imbecillità del senatore di Rignano può dar credito a ipotesi ottimistiche sugli effetti dell'Aventino in versione dem. In ballo ci sono infatti proprio le questioni su cui il PD renziano è andato a sbattere: il salario di cittadinanza, il jobs act, la legge Fornero, la riforma della scuola, i livelli di tassazione, i rapporti con l'UE, il carattere degli accordi internazionali e dei loro effetti 'automatici'. Questi sono gli argomenti all'ordine del giorno per il nuovo governo. Eluderli significherebbe non ritornare indietro, ma approfondire la crisi.

Siamo dunque in una situazione di non ritorno? Per certi versi sì, nel senso che la pressione che viene da milioni di persone che hanno votato Lega e Cinque Stelle ha lacerato il quadro in cui a tenere il banco erano i soliti noti, dai dem a Berlusconi. Sarà molto difficile far rientrare nei ranghi queste persone.

Certo, dentro la 'rivoluzione' del 4 marzo non si intravedono i bolscevichi intenti a preparare un ottobre e quindi da un punto di vista politico e di prospettiva bisognerà capire difficoltà e passaggi di una fase in cui non sarà facile orientarsi. Se parliamo del 4 marzo come di una rivoluzione bisogna perciò che ci intendiamo bene. L'atteggiamento 'rivoluzionario' degli elettori esprime certamente rabbia per lo stato di cose presente, ma mantiene una sostanziale ambiguità sociale e di classe, che solo una direzione politica salda potrebbe portare a un approdo giusto e soprattutto alla necessaria diversificazione e chiarificazione interna.

Inutile ribadire che un'operazione di questo genere non può essere tentata né dalle malandate truppe renziane o post-renziane, né da una sinistra che ha abbondantemente dimostrato di essere liquefatta. Di LeU si prevede la scomparsa in tempi brevi dal momento che i fondatori del PD si sono mescolati con i peggiori avventurieri della politica e la base 'buona' non ha consistenza ed ha anche preso il volo, come si è visto, verso i Cinque Stelle. Quanto alla sinistra 'alternativa', è riuscita a dimezzare persino il misero risultato elettorale di Ingroia del 2013.

Dal punto di vista politico, i simboli e i discorsi della 'sinistra' non hanno nessuna presa e sono diventati autistici, sia che a parlare sia Renzi o Bersani o Rizzo con la sua falce e martello. Dovremo allora morire leghisti o cinque stelle? La questione non è questa. E' capire, finalmente, che bisogna uscire dalla palude di questa 'sinistra', variamente rappresentata, che non è in grado di affrontare la fase storica che stiamo attraversando. Da tempo andiamo dicendo che bisogna uscire dalla logica donchisciottesca e sgomberare il terreno dalle macerie accumulate finora. Un compito né facile, né immediato. Smettiamo di parlare di 'sinistra dei valori' o di sinistra 'alternativa'. Questi sono discorsi che di fronte alla 'rivoluzione' del 4 marzo non hanno nessuna presa. Cerchiamo semmai di capire come dal marzo si possa arrivare all'ottobre.

Aginform
23 aprile 2018



1917-2017
Cento anni dalla Rivoluzione di Ottobre

Nel centenario della Rivoluzione d'Ottobre segnaliamo ai compagni il prezioso lavoro di lettura di cento anni di storia del movimento comunista internazionale intrapreso dalla Associazione Stalin. Sulle motivazioni e il metodo scelto dall'Associazione rinviamo a quanto scritto al momento di intraprendere il lavoro, [qui].

Per quanto riguarda le conclusioni (ovviamente provvisorie) tratte fin qui, rimandiamo allo scritto I comunisti nel 21° secolo dopo la controrivoluzione in URSS [qui].

La documentazione proposta, suddivisa in 38 fascicoli, può essere scaricata direttamente dal sito dell'Associazione [qui], oppure, anche per facilitare la condivisione, dalla pagina Facebook, dove è raccolta nella sezione "foto" in 4 "album" in cui le fotografie sono le copertine dei 38 fascicoli sin qui prodotti, dalle quali è possibile accedere a tutti i testi con le relative premesse a cura dell'Associazione.

Ed ecco dunque i quattro album e i rispettivi collegamenti:

  1. GLI ANNI DI STALIN [qui].

  2. LA CONTRORIVOLUZIONE IN URSS [qui].

  3. LA CONTRORIVOLUZIONE IN URSS E IL MOVIMENTO COMUNISTA INTERNAZIONALE [qui].

  4. LA DIVISIONE DEL MOVIMENTO COMUNISTA INTERNAZIONALE. I FATTI OGGETTIVI [qui].





E' POSSIBILE USCIRE
DALLA PALUDE ITALIANA?

Appunti per una discussione necessaria


Se distogliamo l'attenzione dal teatrino quotidiano e cerchiamo di interpretare meglio le caratteristiche della situazione italiana dobbiamo prendere atto che essa evolve a senso unico. Va sempre più a destra, nonostante che siamo in presenza di acute contraddizioni sociali e politiche. Se si può fare un paragone, dobbiamo figurarci una zattera trascinata dalla corrente in cui i rematori si illudono di andare in senso opposto, ma a decidere il senso della marcia non sono loro.

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Un deterrente necessario

Dal Comitato Centrale del Partito del Lavoro di Corea abbiamo ricevuto la seguente lettera, datata 4 agosto 2017


Il Comitato Centrale del Partito del Lavoro di Corea porge i suoi omaggi ad Aginform e a tutti i compagni e coglie l'occasione per diffondere la seguente lettera in cui riaffermiamo la nostra ferma determinazione a eliminare il rischio di una guerra nucleare nella penisola coreana e salvaguardare la pace nella regione e nel mondo.

Come già abbiamo riferito, il 4 luglio scorso la Repubblica Democratica Popolare di Corea (RPDC) nel quadro del piano di costruzione di una forza nucleare strategica ha effettuato con successo il lancio di prova del missile balistico intercontinentale (ICBM) "Hwasong-14", aprendo così la via al completamento della capacità nucleare del paese. Al primo lancio di prova ne è seguito un secondo pienamente riuscito il 28 luglio.

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SINDACALISMO DI BASE
Questioni aperte

Anche se siamo costretti ad assistere al ripetersi di rituali che sono propri di altre esperienze e che dal '68 in poi si sono ripetuti fino ad esaurirsi, la questione del sindacalismo di base in Italia non può essere assimilata a queste logiche. Per questo è necessaria una riflessione che ci consenta di capire, aldilà delle apparenze, a che punto siamo in questa esperienza, quali distorsioni si sono prodotte al suo interno e quali sono le prospettive necessarie e possibili da definire.

Il punto di partenza

La nascita del sindacalismo di base, è bene ricordare in premessa, ha segnato un passaggio dalla dimensione movimentista con cui l'opposizione radicale si era espressa in Italia dal '68 in poi a una dimensione strutturata e autonoma dei lavoratori dentro il conflitto sociale e politico in Italia. Questo passaggio, peraltro, non è stato pacifico, bensì segnato da polemiche abbastanza dure con coloro che, pur parlando di lavoratori e pretendendo di rappresentarli, ne ostacolavano di fatto l'organizzazione indipendente. Questa polemica storica conferma appunto la diversità del sindacalismo di base, anche se in corso d'opera ci sono state numerose conversioni che hanno reso più incerti i confini.

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